giovedì 21 marzo 2019
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NEWS 7 luglio 2015    
Una ditta cinese punisce le dipendenti che mettono al mondo figli fuori dalla pianificazione aziendale

Una società privata impegnata nel settore del credito ha imposto alle proprie dipendenti di creare un “calendario delle gravidanze” in modo da poter “coordinare il lavoro” nei mesi della gestazione e del parto. Coloro che non rispetteranno questo calendario potranno perdere il lavoro, il bonus di fine anno e ogni possibilità di carriera. La “politica aziendale” è contenuta in una lettera circolare inviata allo staff del gruppo, con sede a Jiaozuo nell’Henan, ed è stata criticata dal locale Ufficio pianificazione familiare. Questo, però, fa esattamente la stessa cosa anche se a livello statale e non privato.

Il testo della circolare è stato messo su internet ed ha scatenato un aspro dibattito. Secondo i dirigenti “è importante che le donne sposate da un anno o più, che lavorano per noi, si mettano d’accordo con i superiori per stabilire quando rimanere incinte. La cosa fondamentale è che lo staff non vada in maternità in periodi simili o addirittura uguali”. Il sito Hinews.cn – che ha pubblicato la notizia – aggiunge che per chi infrange le regole è prevista anche una multa di 1.000 yuan (circa 150 euro).

Una delle dipendenti del “credit union”, anonima, dice: “Trovare un lavoro non è facile. E quindi non abbiamo altra scelta se non quella di pianificare la gravidanza come dice la circolare. Però nessuno può garantire di rimanere incinta secondo il calendario: è una politica del tutto sconsiderata”. Visto il polverone suscitato, uno dei dirigenti – che rifiuta di dare il proprio nome – sostiene che si tratti “soltanto di una bozza. Abbiamo assunto molte giovani donne, e se vanno via tutte rischiamo di non poter gestire gli affari. Ma sarà ritirata se non ha il sostegno del personale”.

La pianificazione familiare è uno dei capisaldi del governo comunista che, sin dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, l’ha imposta a tutta la popolazione. I recenti, presunti alleggerimenti della legge sono – secondo la grande esperta Reggie Litllejohn – soltanto una “cortina di fumo” per nascondere una politica fatta di minacce, abusi e aborti forzati nei confronti delle madri. Commentando la scelta dell’azienda privata, un funzionario dell’Ufficio pianificazione familiare locale dice: “La decisione della compagnia è del tutto contro la legge, perché viola i diritti riproduttivi delle impiegate”.

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