In Genesi 11 è scritta la genealogia di Abramo. Egli discende da Sem, primogenito di Noè. Sem generò Arpacsad, dal quale nacque Selah, che generò Eber.
Abbiamo successivamente, di padre in figlio, i nomi di Peleg, Reu, Serug, Nacor e Terach, che generò tre figli: Abram, Nacor e Aran.
Gli ebrei sono denominati semiti da Sem, o ebrei da Eber, uomo certamente illustre, se da lui prese il nome la sua stirpe.
Abramo nacque in Ur dei Caldei, una delle principali città dei Sumeri, scoperta dagli archeologi del secolo scorso.
Terach, con Abramo, la moglie di lui Sara e il nipote Lot, si recò a Carran, a nord-ovest della Mesopotamia, dove si stabilì. Questa notizia è importante perché ci fa comprendere quanto fu meritoria l'obbedienza di Abramo al Signore quando gli disse: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”.
È stato detto, infatti, che Abramo, essendo pastore di greggi e quindi nomade, non ebbe un grande merito nell'obbedire al Signore. Ma si deve pensare che egli dovette lasciare la casa di suo padre per recarsi in un luogo sconosciuto che, solo in seguito, Dio gli avrebbe indicato. Fu questo dunque il suo primo atto di grande fede nella parola del Signore: non era impresa da poco partire con sua moglie Sara, con il nipote Lot e la sua famiglia, con tutti i suoi pastori e i suoi greggi. E “si incamminarono verso il paese di Canaan”, che è l'attuale terra di Israele. Egli giunse a Sichem, dove il Signore gli apparve e gli parlò: “Alla tua discendenza darò questo paese...”.
Abramo “vide” dunque il Signore e ascoltò di nuovo la sua voce. Non si può, certo, dire che Abramo sia stato suggestionato a credere che quella terra sarebbe stata data ai suoi discendenti. Il Signore gli “apparve” davvero. Questo evento fu tanto grande per Abramo che egli volle costruire un altare in quel luogo, dunque, era sacro!
Ma perché Dio aveva detto ad Abramo: “...diventerai una benedizione... in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”? Quante volte questa profezia sarà stata nel suo cuore come un'istanza segreta al Signore perché gli facesse comprendere il senso di quelle parole. E il Signore lo esaudì, ma in modo misterioso, che nelle pagine del Genesi non ci è rivelato. Ce lo rivela invece Gesù. Quando i Giudei gli contestavano il diritto di chiamare Dio suo padre Gesù dichiarò loro: “Abramo... esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Gv 8,56).
Il “giorno” di Gesù fu la sua venuta sulla terra e la sua venuta sulla terra fu la salvezza del mondo. Gesù disse ancora: “prima che Abramo fosse lo Sono” (Gv 8,58). Ad Abramo fu dato di “vedere” che l'lo Sono, per farsi uomo, sarebbe nato dalla sua stirpe e avrebbe attirato a sé tutte le famiglie della terra. Maria nel Magnificat dirà, ispirata dallo Spirito Santo: “come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre” (Lc 1,55).
(Continua)
IL TIMONE N. 14 - ANNO III - Luglio/Agosto 2001 - pag. 58