Mercoledì 08 Aprile 2026

I protagonisti del conclave: il cardinale Anders Arborelius

75 anni, è nato e cresciuto in un ambiente luterano, per poi convertirsi al Cattolicesimo. Che guida in Svezia

Cardinale Arborelius
Pubblichiamo di seguito il quarto di una serie di brevi profili biografici su alcuni cardinali ritenuti come “papabili”. Sappiamo che l’elezione di un pontefice non è un esercizio di mera politica, ma un evento ecclesiale in cui preghiera e dialogo per il bene della Chiesa sono al cuore del voto in conclave. Tuttavia, pensiamo di offrire ai lettori alcuni spunti per conoscere più da vicino i protagonisti di un evento storico molto importante. (La Redazione) ***** Tra quelli che anche i grandi media chiamano «nuovi papabili» - vale a dire componenti del collegio cardinalizio che in prima battuta non sono nella rosa dei “favoriti”, ma che certamente avranno un ruolo significativo in conclave - c’è, ormai da qualche giorno, Anders Arborelius, carmelitano svedese che va sempre più attirando una certa curiosità, anche per via della sua storia personale. Ripercorriamola per conoscere più da vicino questo cardinale. Nato nel 1949 a Sorengo, un piccolo centro del Canton Ticino in Svizzera, da genitori originari della Svezia, Arborelius ha oggi 75 anni. Cresciuto in un ambiente luterano, si è poi convertito al cattolicesimo sul finire degli anni Sessanta per entrare, nel 1971, Carmelitani Scalzi e divenire sacerdote otto anni dopo. Nel 1998 fu san Giovanni Paolo II a chiamarlo a succedere a monsignor Hubertus Brandenburg come vescovo di Stoccolma. Una carica estremamente simbolica, che lo portava ad essere il primo svedese a reggere la diocesi dopo la Riforma protestanta. Da allora, monsignor Arborelius ha servito con umiltà e dedizione una diocesi vastissima, che copre l'intero territorio nazionale e conta poco più di 100.000 fedeli su una popolazione di oltre dieci milioni di abitanti. In questo (apparente) deserto spirituale, il vescovo Arborelius ha incarnato una presenza paterna, fedele alla dottrina, attento alla liturgia, vicino ai più piccoli e ai migranti, senza mai scendere a compromessi con lo spirito del mondo. Nel 2017, Papa Francesco, riconoscendone la testimonianza esemplare, lo ha creato cardinale. Questa ulteriore promozione, per così dire, ha sua volta avuto n alto valore simbolico: la porpora assegnata a uno svedese convertito e carmelitano ha infatti indicato a tutta la Chiesa che anche le periferie più secolarizzate dell'Europa sono ancora terreni di missione, e che la santità personale rimane la chiave della nuova evangelizzazione. A questo proposito, intervistato dal Timone nel settembre scorso, mons. Arborelius è stato molto netto nel descrivere lo scenario dinamico del suo Paese, dove «ogni anno» ci sono centinaia di conversioni al cattolicesimo, «compresi alcuni ministri protestanti. Le nostre chiese sono ben frequentate. Possiamo utilizzare le chiese luterane per il culto cattolico e talvolta acquistare chiese protestanti». Dunque – distinguendosi da tanti altri porporati europei, testimoni solo del declino numerico dei loro fedeli - Arborelius incarna come nessun altro, nel collegio cardinalizio, il simbolo di una nuova evangelizzazione dell’Europa, a partire proprio da un Paese – la Svezia – che aveva la fama di essere il più secolarizzato del mondo; il che certamente fa di lui un simbolo di speranza. Questo cardinale, va detto, si distingue anche per una profonda adesione al magistero perenne della Chiesa. Nonostante taluni tentativi mediatici di arruolarlo tra le fila dei “progressisti”, egli ha sempre mantenuto una di filiale obbedienza al Successore di Pietro, senza cedere a derive dottrinali. È insomma un uomo di sintesi, capace di tenere insieme l'attenzione ai poveri e ai migranti, tanto cara agli ultimi pontificati, con l'insistenza sul bisogno di ritornare a Dio, alla preghiera, ai sacramenti, alla vita interiore. Particolarmente significativa è la sua sensibilità liturgica. Senza fare clamore, Arborelius ha favorito una celebrazione dignitosa, sobria e fedele alle norme liturgiche, nella consapevolezza che la liturgia è fonte e culmine della vita cristiana. A suo tempo, aveva incoraggiato anche la presenza della liturgia tradizionale, secondo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, nel rispetto della diversità ecclesiale e della legittima varietà dei riti. Non meno importante è la sua attenzione alla famiglia, alla vita nascente, alla dottrina morale. Tornando a noi, in vista del 7 maggio, data di inizio del conclave, molti si interrogano sul tipo di Papa che potrebbe guidare la Chiesa nella prossima fase storica. Sebbene il cardinale Arborelius non sia tra i più citati dai “pronostici” umani, la sua figura – come già si accennava - rimane comunque una testimonianza preziosa: quella di un uomo che mostra come sia possibile custodire la fede, vivere il Vangelo con radicalità, e portare la luce di Cristo anche nel cuore delle società più scristianizzate. Comunque la si pensi, infatti, non c’è dubbio che il futuro della Chiesa sarà assicurato, quanto meno nel Vecchio Continente, dalla semina operosa e feconda di pastori come lui. Come si può capire, non è affatto poco (Foto: Imagoeconomica) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA

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