Lunedì 23 Febbraio 2026

Fraternità Sacerdotale San Pio X

Card. Sarah: «Per difendere fede, Tradizione e liturgia, si segua Cristo con obbedienza»

«Triste per la decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di procedere alle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio», dice il porporato nel suo appello all’unità della Chiesa su “Le Journal Du Dimanche”

Card. Sarah: «Per difendere fede, Tradizione e liturgia, si segua Cristo con obbedienza»

(Imagoeconomica)

Il cardinale Robert Sarah ha manifestato la sua preoccupazione per la decisione della Fraternità San Pio X di procedere alle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio affidando un forte appello all’unità «prima che sia troppo tardi» alle pagine della rivista Le Journal Du Dimanche«Là dove c’è la Chiesa, là c’è Cristo», il Cardinale riporta la citazione di sant’Agostino per dire che «solo la Chiesa è la via ordinaria della salvezza, essa è l’unico luogo dove la fede è integralmente trasmessa. […] L’unico luogo dove la vita della grazia ci è pienamente donata attraverso i sacramenti».

Nella Chiesa, dove tutti possono trovare Gesù Cristo l’unico Redentore, «esiste un centro», specifica Sarah, «un punto di riferimento obbligatorio: la Chiesa di Roma, che governa il Successore di Pietro, il Papa». Questa è una verità che è iniziata con la professione di fede di Pietro che interrogato dal Maestro «esprime in sintesi il patrimonio che la Chiesa, attraverso la successione apostolica, custodisce, approfondisce e trasmette da duemila anni», con queste parole si era espresso papa Leone XIV all’indomani della sua elezione, e che «i vescovi», ribadisce Sarah, «non devono smettere di proclamare».

Andando dritto al punto dell’annuncio della Fraternità Sacerdotale San Pio X di procedere alle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, Sarah esprime «viva inquietudine e profonda tristezza». «Si dice che questa decisione, che disobbedirebbe alla legge della Chiesa, sarebbe motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum», incalza Sarah, «ma la salvezza è Cristo e Lui si dona solo nella Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza attraverso vie diverse da quelle che Lui stesso ha indicato? È volere la salvezza delle anime strappare il corpo mistico di Cristo in modo forse irreversibile? Quante anime rischiano di perdersi a causa di questa nuova rottura?».

Nel Comunicato di risposta del Consiglio generale della Fraternità San Pio X si spiega che la decisione di ricorrere a vie straordinarie per l’elezione dei vescovi senza mandato pontificio non sarebbe contro la Chiesa ma a favore della salus animarum e della tutela di una fede integrale e secondo Tradizione. «So bene quanto la fede sia oggi spesso disprezzata da coloro stessi che hanno la missione di difenderla», risponde Sarah, «so bene che alcuni dimenticano che la catena ininterrotta della vita della Chiesa, dell’annuncio della fede, della celebrazione dei sacramenti, che chiamiamo Tradizione, ci dà la garanzia che ciò in cui crediamo è il messaggio originale del Cristo trasmesso agli apostoli».

«Ma so anche», prosegue, «e credo fermamente, che nel cuore della fede cattolica c’è la nostra missione di seguire il Cristo che si è fatto obbediente fino alla morte. Si può davvero pensare di seguire il Cristo nella sua umiltà fino alla Croce? Non è tradire la Tradizione rifugiarsi in mezzi umani per mantenere le nostre opere, per quanto buone esse siano?». Pur ammettendo di divenire «tristi fino alla morte (Mt 26,38) vedendo la viltà di cristiani e persino di prelati che rinunciano a insegnare il deposito della fede e preferiscono le loro opinioni personali in materia di dottrina e morale» il cardinale Sarah ricorda che «la fede non può mai condurci a rinunciare all’obbedienza alla Chiesa». A tal proposito ricorre alla figura di santa Caterina da Siena che pur non esitando a contestare cardinali e papi scriveva «“obbedite sempre al pastore della Chiesa, perché è la guida che Cristo ha stabilito per condurre le anime verso di Lui”. Il bene delle anime non può mai passare attraverso una disobbedienza deliberata, perché il bene delle anime è una realtà soprannaturale», avverte il Cardinale: «Non riduciamo la salvezza a un gioco mondano di pressione mediatica».

Il forte rischio che si corre è quello di perdere il garante supremo che ci assicura di non prendere «la nostra opinione per la verità», scrive ancora il Cardinale. «Chi ci proteggerà dal soggettivismo?», si chiede, «chi ci garantirà che continuiamo ad essere irrigati dall’unica Tradizione che ci viene da Cristo? Chi ci assicurerà che precediamo la Provvidenza e che la seguiamo lasciandoci guidare dalle sue indicazioni?». A questa serie di domande c’è solo una riposta, spiega Sarah, ed è quella «che è stata data da Cristo agli apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui li tratterrete, saranno trattenuti” (Lc 10,16; Gv 20,23)».

«Come assumere la responsabilità di allontanarsi da questa unica certezza?», domanda ancora il Cardinale. La decisione della Fraternità si dice mossa dalla fedeltà al Magistero, «ma chi può garantirti questo se non il successore di Pietro in persona?». Riprendendo ancora santa Caterina che diceva «colui che disobbedirà al Papa, rappresentante di Cristo nei cieli, non parteciperà al sangue del Figlio di Dio», Sarah specifica che «non si tratta di fedeltà mondana a un uomo e alle sue idee personali. Non si tratta di un culto della personalità del Papa. Non si tratta di obbedire a un Papa che esprimerebbe le proprie idee o opinioni personali. Si tratta di obbedire al Papa che dice, come Gesù: “La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato” (Gv 7,16)».

Cristo stesso non ci ha presentato un altro «segno certo» che garantisca «il nostro legame con Cristo stesso». Ogni altra soluzione può facilmente deviare «la nostra lotta per la fede, la morale cattolica e la Tradizione liturgica […] verso l’ideologia». Ricorda Sarah che «abbandonare la barca di Pietro e organizzarsi in modo autonomo e in un cerchio chiuso equivale a consegnarli alle onde della tempesta». Cristo stesso ci aveva avvertiti che, anche nella Chiesa stessa, «ci sono lupi travestiti da agnelli», ma «la migliore protezione contro l’errore rimane il nostro attaccamento canonico al Successore di Pietro».

Appellandosi all’unità Sarah scrive, servendosi delle parole di sant’Agostino, che «è lo stesso Cristo che vuole che rimaniamo nell’unità e che, feriti dagli scandali di cattivi pastori, non abbandoniamo la Chiesa». Se lo stesso Gesù, prosegue Sarah, pregava in preda all’angoscia: «Padre, che siano uno come noi siamo uno (Gv 17,22)», come potremo «continuare a dilaniare il Suo Corpo con il pretesto di salvare le anime?». «Non è forse Lui, Gesù, che salva? Siamo noi e le nostre strutture che salviamo le anime? Non è attraverso la nostra unità che il mondo crederà e sarà salvato?», l’unità di cui parla Sarah è «anzitutto quella della fede cattolica, ma è anche quella della carità, ed è infine quella dell’obbedienza». 

In ultimo, Sarah - il cui intervento si colloca sul medesimo solco anche di visione di quello del cardinale Gerhard L. Müller già pubblicato in esclusiva italiana dal Timone - ricorda che san Pio da Pietrelcina «fu durante la sua vita ingiustamente condannato da uomini di Chiesa»; per ben dodici anni gli fu proibito di confessare, mentre «Dio gli aveva concesso una grazia speciale». Il Cardinale ricorda come in quel momento non disobbedì «in nome della salvezza delle anime», non si ribellò «in nome della fedeltà a Dio», ma «tacque» entrando nella «obbedienza crocifiggente, sicuro che la sua umiltà sarebbe stata più feconda della sua ribellione». Scriveva: «Il buon Dio mi ha fatto comprendere che l’obbedienza è l’unica cosa che gli piace; è per me l’unico mezzo per sperare la salvezza e per cantare vittoria». Ecco perché «possiamo affermare che il miglior mezzo per difendere la fede, la Tradizione e l’autentica liturgia sarà sempre seguire Cristo obbediente. Cristo non ci ordinerà mai di rompere l’unità della Chiesa», conclude Sarah.

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