Aborto e Ue
Aborto e Ue
Marina Casini: «My Voice My Choice? Così l’Europa pagherebbe i viaggi per abortire all’estero»
Mentre la Commissione europea è chiamata oggi a esprimersi sull’iniziativa dei cittadini “My Voice, My Choice”, intervistiamo Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano
26 Febbraio 2026 - 12:43
(Imagoeconomica)
Porta con sé nient’altro che morte il vento che tira sulle istituzioni europee. A partire dal diritto costituzionale dell’aborto introdotto in Francia, alle leggi sul fine vita, oggi, 26 febbraio, la Commissione europea è chiamata a rispondere alla proposta popolare “My Voice my Choice” con cui si richiede l’istituzione di un meccanismo che renda l’aborto «sicuro e accessibile» all’interno dei Paesi membri. In pratica, se approvato dalla Commissione, il dispositivo permetterebbe a una donna italiana che abbia superato il primo trimestre di gravidanza – il limite previsto dalla legge italiana per accedere all’aborto - di ricevere sostegno economico per abortire in un altro Paese europeo che ha limiti meno stringenti. Oppure a una donna polacca di essere aiutata in telemedicina dall’Olanda per ricevere farmaci abortivi. Il tutto con i soldi pubblici.
«Di fronte a questa iniziativa dobbiamo pensare alle parole di papa Leone dello scorso 9 gennaio», ha detto Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano che abbiamo raggiunto oggi telefonicamente per qualche domanda sul tema. «Il Papa ha manifestato profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro”, ritenendo deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie».
Presidente Casini, oggi la Commissione europea è chiamata a decidere sull’iniziativa popolare “My Voice my Choice” che di fatto aprirebbe a quello che è stato definito come “turismo dell’aborto”. Possiamo spiegare, se venisse confermata, cosa accadrebbe in pratica e come verrebbero utilizzati i soldi del cittadino europeo?
«Intanto speriamo oltre ogni speranza che l’iniziativa non venga accolta dalla Commissione. Purtroppo è già stata approvata il 17 dicembre scorso a larga maggioranza (358 sì, 202 no, 79 astensioni) dal Parlamento europeo, dopo la pubblica udienza del 2 dicembre, con una risoluzione che riguarda i cd. “diritti sessuali e riproduttivi”, espressione che in realtà veicola la pretesa del “diritto di aborto”. Ora per sua natura una risoluzione non è vincolante giuridicamente, non obbliga cioè ad attuarne il contenuto, però ha un peso culturalmente e politicamente rilevante. Perciò, in teoria la Commissione potrebbe non seguire la risoluzione e rigettare l’iniziativa “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion” (“La mia voce, la mia scelta”: per l’aborto sicuro e accessibile”), ma sarà molto difficile, anche se è quello che speriamo. Se dunque l’iniziativa venisse confermata, in pratica l’Unione Europea (UE) sarà impegnata a finanziare i viaggi delle donne che vogliono abortire trasferendosi dal loro Paese a un Paese dove le leggi sull’aborto sono più permissive. È abominevole che i soldi dell’UE che dovrebbero servire per costruire cooperazioni volte a realizzare la pace e la giustizia a tutti i livelli vengano investiti per garantire economicamente la guerra nei confronti dei più piccoli, inermi, innocenti e poveri degli esseri umani quali sono i bambini non ancora nati. Non solo, ma questa è una guerra anche contro le donne, perché invece che essere liberate dai condizionamenti che le spingerebbero ad abortire, vengono ancora più condizionate da una spinta economica a impedire la nascita del figlio che portano in grembo. Questa è anche una terribile sconfitta per la vera libertà delle donne alle quali come minimo dovrebbe essere offerta un’alternativa all’aborto e non una strada a senso unico. Ricordiamoci che proprio la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dice che il fondamento della libertà è il riconoscimento della inerente e uguale dignità di ogni essere umano; dunque, anche del bambino che vive e cresce sotto il cuore della mamma».
Si parla di libertà…
«Chiamare libertà quella di abortire è un inganno perché non si tratta di libertà, ma di sopraffazione. Definire l’aborto un diritto è esattamente la distruzione del diritto e dei diritti dell’uomo. Si aggiunga anche la drammatica distorsione del principio di uguaglianza: esso non è collegato alla dignità inerente e uguale di ogni essere umano - compreso anche colui che non è ancora nato - ma si riferisce al comportamento uguale che si vuole assumere: in questo caso l’aborto. I sostenitori di “My Voice, my Choice” ritengono infatti che obiettivo dell’iniziativa è ridurre le disuguaglianze di accesso all’aborto sicuro fra Stati membri. Assurdo. Sarebbe come dire, tanto per fare un esempio, che per ridurre le disuguaglianze di accesso alla pena di morte nei Paesi in cui è soggetta a normative diverse, l’ONU dovrebbe mettere a disposizione fondi affinché i condannati possano essere trasferiti laddove la pena capitale è garantita nella massima estensione (invece, guarda caso, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 2007 ha più volte emanato risoluzioni che chiedono una moratoria generale della pena capitale in nome della dignità umana e del conseguente diritto alla vita). È palese, dunque, l’arroganza prepotente dell’iniziativa chiamata “My Voice, my Choice”. Ma è chiaro che siamo di fronte a una ideologia che oggi come oggi sembra inscalfibile, ma con il tempo mostrerà il suo volto mostruoso e crollerà su se stessa, come è accaduto per il muro di Berlino».
Il Movimento per la Vita, insieme ad altre associazioni, ha realizzato una petizione denominata “Noabortiontourism” per contrastare l’iniziativa, come è andata?
«Sì, il Movimento per la Vita si è mosso a tutta forza per fare la sua parte. La petizione “Noabortiontourism” è stata coraggiosamente lanciata dalla Federazione Europea per la vita e la dignità dell’uomo One of Us, di cui Il Movimento per la Vita è membro sin dalle origini. La Federazione comprende 50 associazioni provenienti da 18 Paesi europei. La petizione ha raggiunto in poche settimane, con un semplice “tam tam” echeggiato in tutta Europa, oltre 41.000 adesioni. Quindi un risultato decisamente ragguardevole che ci dice quanto nel cuore di moltissimi cittadini d’Europa sia presente il valore della vita di ogni uomo fin dal concepimento. La petizione ha fatto leva anche su un profilo importante che non va trascurato: l’incompetenza dell’UE a decidere su materie - come l’aborto - che sono di pertinenza dei singoli Paesi, affidate cioè alla discrezionalità dei singoli Stati. Quindi la richiesta di finanziare il turismo dell’aborto sostenendo trasferte per abortire laddove le leggi sono più permissive è totalmente fuori luogo non solo per il tema valoriale - la lesione del diritto alla vita dei non ancora nati – ma anche per il tema che possiamo definire “procedurale”: quello dell’assenza di competenza. Una vera e propria ingerenza prevaricatrice. Utilizzare l'UE come mezzo per oltrepassare le disposizioni legislative elaborate dai rappresentanti dei singoli Stati significa sia trasformare uno spazio di cooperazione in uno strumento di normalizzazione ideologica, sia stravolgere completamente il senso dei diritti dell’uomo rendendoli armi contro i più deboli tra gli uomini: i bambini non ancora nati cui viene negato insieme al diritto di nascere anche il riconoscimento della loro piena appartenenza alla famiglia umana. Comunque vada, la partecipazione di tanti che hanno sottoscritto la petizione resta alla storia come testimonianza di non rassegnazione di fronte alla cultura della morte e sicuramente prima o poi darà i suoi frutti».
A proposito di petizioni popolari, è vero che “My Voice my Choice” ha raggiunto il favore di circa 1,1 milioni di cittadini europei, ma un’altra petizione - “One uf us” - tesa a riconoscere la dignità di persona all’embrione, ha avuto il favore di 1,7 milioni di persone. Ci sono forse due pesi e due misure su questi argomenti nella sensibilità della Commissione?
«Proprio così. Nel 2014 la Commissione, tradendo anche il principio della democrazia partecipativa alla base dell’istituto chiamato “iniziativa dei cittadini europei”, previsto dal Trattato di Lisbona, decise di non dare seguito alla iniziativa chiamata “uno di noi” che a dirla tutta aveva raggiunto quasi due milioni di adesioni validate tra tutti i Paesi dell’Unione. Se tutte le adesioni fossero arrivate in tempo e se tutte fossero state date con documenti validi (alcuni documenti erano scaduti, altri non erano quelli richiesti) le firme validate sarebbero state superiori a due milioni. Quella iniziativa, ben supportata da argomentazioni giuridiche, chiedeva che l’UE cessasse di finanziare, in nome dell’uguale dignità di ogni essere umano, attività che presuppongono la distruzione di esseri umani allo stadio embrionale. Ebbene la Commissione non volle neanche avviare una discussione sulla domanda fondamentale: è o non è – l’embrione umano – uno di noi? È chiaro: dietro la rigidità, la censura, la menzogna, le contraddizioni, c’è la paura di guardare in faccia la realtà, di lasciarsi scomodare dalla domanda fondamentale che è alla base di ogni questione coinvolta nell’inizio della vita umana. C’è una grande inquietudine. Se la cultura della vita comincia dallo sguardo sul concepito, la cultura dello scarto o della morte comincia proprio con il rifiuto dello sguardo».
Il contesto europeo sembra davvero procedere in una direzione in cui l’aborto è considerato alla stregua di qualsiasi altro intervento sulla salute, per la Francia addirittura è ormai un diritto costituzionale. Ma è davvero questa l’anima dell’Europa?
«Assolutamente no! Niente di più avverso alle radici e all’anima dell’Europa che pone a fondamento del suo stesso esistere come progetto politico la dignità umana e i conseguenti diritti dell’uomo. E qui mi permetto un’ampia citazione tratta dal discorso di Carlo Casini al convegno “Il diritto alla vita e l’Europa”, 18-19 dicembre 1987: “Come può avvenire questo stridente contrasto tra la proclamazione della dignità umana e l’accettazione legale e culturale dell’aborto? […] Io chiamo questo contrasto l’inquietudine dell’Europa. L’Europa della ragione abdica alla ragione. L’Europa dell’uomo distoglie lo sguardo dall’uomo quando esso è visibile solo dalla ragione. Qualcuno deve costringere il volto dell’Europa a non girarsi da altre parti, ma a fissare l’uomo. L’Europa non guarda perché sa, con tutto l’istinto della sua storia e della sua identità che se lo guardasse dovrebbe decidersi: o negarlo per mantenere il suo attuale corrotto concetto di libertà misurata sul materialismo pratico che pone come obiettivo l’utile, l’istinto e il piacere; o riconoscerlo rinunciando alla comodità e rinnovando tutto il suo modo di vivere e di agire. Essa vorrebbe non rinunciare né a se stessa né al suo comodo. Ecco l’inquietudine. Essa vorrebbe amare l’uomo senza faticare. Ma non è possibile. […] Guardalo quest’uomo che solo la tua ragione può vedere! Esso è di fronte a te libero da conflitti, nella nudità totale che mostra l’intimità più radicale, nella povertà più grande che più grande che è archetipo di ogni altra povertà. Rispondi: res sacra homo o no? Viene fatto di tentare la profezia: insieme a lui ti salverai, Europa, recuperando la tua ragione, il tuo slancio, la tua speranza, il tuo spirito di avventura, il tuo gusto di vivere ed entrare oltre il mistero delle colonne d’Ercole. Con lui negato, tu stessa ti neghi”».










Facebook
Twitter
Instagram
Youtube
Telegram