Cultura dominante
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Sanremo, la sinistra irritata dalla vittoria di Sal Da Vinci
Il vincitore dell’Ariston ha provato a dire che lui canta ogni tipo di amore. Ma il «per sempre» e pochi omaggi woke fanno impazzire i progressisti
02 Marzo 2026 - 11:28
(Ansa)
Anche la 76esima edizione di Sanremo si è conclusa. E, a detta di certi ambienti, avrebbe vinto «la canzone peggiore» (cit. Andrea Scanzi). Un brano che sarebbe solo «una bella vagonata di stereotipi duri a morire», per usare le parole scelte da Repubblica. Intanto tutta l’Italia conosce già a memoria la coreografia dei tre versi finali del brano: «Io te lo prometto davanti a Dio, saremo io e te accussì, sarà per sempre sì».
Ad alzare il leone sanremese è stato Sal Da Vinci, nome d’arte di Salvatore Michael Sorrentino. Un artista neomelodico, non di certo improvvisato, che ha portato in gara un brano sull’indissolubilità del matrimonio: Per sempre sì. Non ci voleva la sfera di cristallo per prevedere che già dal titolo questa vittoria avrebbe creato qualche cortocircuito – e non pochi mal di stomaco - all’interno del mondo femminista costantemente in lotta contro il patriarcato e sul piede di guerra al solo udire la parola «amore» se non accompagnata da asterischi o riferimenti fluidi.
Caro Sal, se solo avessi messo dentro al testo qualche “schwa” a casaccio, se avessi offeso qualche maschio tossico bianco ed etero o cantato un amore saffico, se solo ti fossi messo il rossetto o avessi indossato una gonna con corpetto abbinato, allora la tua vittoria sarebbe stata almeno socialmente accettata. Ma, dato che non hai rispettato la dottrina universale dell’educazione affettiva (perché, si sa, l’amore eterno è per forza violento) e hai cantato il noioso e pericolosissimo amore coniugale, siamo qui a passare al setaccio ogni tua parola. Parrebbe che l’autore abbia prontamente specificato che lui canta ogni tipo di amore, ma questo non è bastato a schivare le critiche.
Il cantante, nato a New York ma napoletano a tutti gli effetti, è da quarant’anni coniugato con Paola Pugliese dalla quale ha avuto due figli, Francesco e Anna Chiara. La moglie racconta al Corriere alcuni momenti difficili vissuti dalla famiglia, quando il figlio ha avuto una meningite e la figlia ha dovuto affrontare un angioma tubero-cavernoso al viso. «Abbiamo affrontato tutto con la fede», racconta Paola, «Dio è sempre presente, ci siamo sempre affidati a Lui anche quando non avevamo i soldi neanche per pagare il latte per i nostri figli piccoli», informandoci che Salvatore «prega prima di salire sul palco, ma anche la mattina e la sera». Apriti cielo.
Le femministe, che non avevano perso l’occasione di criticare Carlo Conti per la poca presenza di artiste rispetto agli artisti - forse avrebbero voluto più artist* così ci saremmo risparmiati molte polemiche -, ora possono sfogare la propria rabbia anche sul vincitore di questa edizione. Irene Renei, scrittrice e autrice del blog Donne che pensano, ci spiega prontamente cosa non va in questa canzone. Dopo aver specificato che lei non ce l’ha né con l’autore, né con il genere – e se c’è bisogno di specificarlo è già un problema – afferma di avercela con «quello che ha cantato». Un testo come il suo, soprattutto se interpretato poco prima che faccia il suo ingresso Gino Cecchettin, è una «contraddizione» e un pericolo per le «nostre figlie». E poi, aggiunge, tra poco sarà l’otto marzo e «saremo tutte in piazza a chiedere di poterci sentire sicure, di poter dire no ed essere libere di scegliere», chiosando che «per sempre sì» sarebbe «più una minaccia che una dichiarazione di amore». Anche se tra due persone libere e consenzienti? Parrebbe di sì. Per non parlare della fake news diffusa sull’endorsement di Sal Da Vinci per il Sì al referendum, prontamente smentita dallo stesso autore. Per sempre sì non c’entra assolutamente nulla con il referendum di marzo.
Intanto Tommaso Paradiso ufficializza con un video l’annuncio delle sue nozze con Carolina Sansoni sulle note di Sal Da Vinci e TikTok si popola del balletto di Per sempre sì, ricordandoci che in fondo quell’amore eterno lo vorrebbero tutti. Sal Da Vinci ha scritto l’indicibile. Che l’amore non è di certo una passeggiata, ma quando si promette l’eternità «davanti a Dio» può superare tutto. Non possiamo dire che il suo brano si equivalga a una catechesi, ma ricorda quelle canzonette popolari che uniscono l’Italia nei suoi valori molto più di quanto si pensa nei salotti dei radical chic. E forse è guardando all’amore dei nostri nonni – che conoscevano meglio di noi l’arte di perseverare di fronte alle avversità – che anche le presunte femministe si ritroverebbero ad ascoltare il loro desiderio di eternità. Magari ritrovandosi a canticchiare il motivetto che già riempie la testa di tutti gli italiani.














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