Devozione
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Giuseppe, il santo patrono per tutte le occasioni (anche per proteggere i figli dallo smartphone)
Il Nuovo Testamento tace su san Giuseppe. Ma non sono forse le azioni più importanti delle parole?
19 Marzo 2026 - 12:15
(IA)
Con san Giuseppe la Chiesa ci ha donato uno dei Santi più versatili della tradizione cattolica. Per il suo ruolo di padre putativo di Gesù, Sposo di Maria e protettore della Sacra Famiglia è considerato il patrono di molte situazioni della vita quotidiana.
C’è da premettere che nella Bibbia non c’è molta traccia delle parole di Giuseppe. Ma chiunque conosca un minimo l’universo maschile non dovrebbe rimanere sorpreso. Consideriamo che nel Vangelo di Marco Giuseppe non viene menzionato nemmeno una volta. Gli evangelisti Matteo e Luca scrivono di lui principalmente nei loro alberi genealogici e nelle storie d’infanzia di Gesù. Dopo i primi capitoli è come se scomparisse. Nelle Sacre Scritture appare come un servitore silenzioso e umile di Dio, che svolge bene i suoi compiti. E, di nuovo, se pensiamo al mondo maschile sappiamo quanto non ci sia niente di più soddisfacente per un uomo che vedere un’impresa completata, meglio se portata a termine con le proprie mani. Questo silenzio è infatti interpretato positivamente: ciò che Giuseppe ha fatto e non ciò che ha detto è stato più significativo nella storia della Salvezza. Matteo nel suo Vangelo afferma che Giuseppe «fece come ordinato dall’angelo», quando al bambino nato da Maria diede il nome di Gesù. Uomini, affidatevi a Giuseppe per confermare la vostra virilità - ben lontana dalla bruta forza fisica o dalla volontà di sopraffazione - e per fare del vostro silenzio uno spazio esclusivo per il dialogo con Dio, piuttosto che retroterra fertile ai vizi.
Ciò che sappiamo di Giuseppe è che era un lavoratore, un falegname per la precisione. È considerato quindi il patrono dei lavoratori. Lo invochi chi è in cerca di occupazione o stabilità economica per ottenere un dignitoso sostentamento per sé e per la propria famiglia. Come custode della Sacra Famiglia non può non essere invocato per proteggere la casa, i figli, il matrimonio. Nello specifico, chi è alla ricerca di una casa deve sapere che san Giuseppe è particolarmente attento a questa esigenza - d’altronde si è dovuto dar da fare quando non sapeva dove fare partorire Maria - ed è pronto a elargire grazie. San Giuseppe è poi il Santo simbolo della fiducia, dell’obbedienza. Chi di noi non si trova incerto nelle scelte importanti? Chi di noi non ha il cuore abitato da dubbi e perplessità? Abbiamo un Santo a cui rivolgerci. Non dimentichiamo poi di essere qui sulla Terra come dei passanti, per prepararci alla ben più certa dimora celeste: san Giuseppe viene invocato anche per il delicato passaggio alla morte. Se oggi poi i nostri figli torneranno da scuola con lavoretti impiastricciati di colla e glitter - per le scuole che hanno ancora il coraggio di farlo in barba al politically correct - è perché un padre non può non guardare a san Giuseppe come suo modello. E se non lo fa, si perde molto.
Forse quando si è alle prime armi (spoiler: il cambio di pannolini non è la parte più difficile) o quando ci si immagina padre (magari anche criticando il proprio) si potrebbe anche pensare di riuscire con le sole forze umane in quella che è una vera e propria missione. E se un padre lo continua a pensare anche dopo che lo è diventato e ha passato la fase di pannolini e pappe è solo perché è troppo cieco per vedere. Se chiediamo a qualche padre più rodato e che umilmente cerca la volontà di Dio, il suo modello esemplare non può che essere san Giuseppe. A maggior ragione oggi che i pericoli per i nostri figli entrano anche da quello strumento oramai diventato per tutti una prosecuzione del proprio braccio: lo smartphone con tutti i suoi annessi e connessi (a tal proposito in Smetto quando voglio di Roberto Marchesini possiamo trovare un valido alleato, qui per acquistare).
Per quanto riguarda il ruolo di Internet nell’educazione, ci viene in aiuto José Antonio Castelbón, 45 anni, informatico e padre di cinque figli insieme a sua moglie Alicia. Vivono la loro fede nell’Oratorio di San Felipe Neri ad Alcalá de Henares, e in vista della festa del papà José è stato intervistato dalla stampa di questa diocesi sull’impatto di Internet, degli schermi e dell’IA sui bambini e sulla famiglia e delle difficoltà educative che questi comportano.
José Antonio spiega che essere genitori è ogni giorno un’avventura e quando gli viene chiesto se il telefono cellulare dovrebbe essere il regalo per la Prima comunione, la sua risposta è chiara: «Se già costa a noi adulti non essere schiavi di un cellulare, immagina un bambino di sette o otto anni». Ammettendo che da genitori «viviamo in un dilemma costante, cercando sempre di fare il meglio per i nostri figli senza sapere se lo stiamo facendo davvero», José riporta a vantaggio di tutti i lettori il consiglio più prezioso che ha ricevuto per primo da suo padre: «Quando ero piccolo mi ha detto che non era mio amico, che era mio padre. È una cosa che non ho capito “bene” fino a quando non ho avuto figli. Un padre è molto diverso da un amico, il che non ci toglie di cercare - o cercare - un rapporto di vicinanza e intimità con i nostri figli. Ma se cerchiamo di essere amici dei nostri figli, li lasciamo orfani».
Più nel merito dell’utilizzo dei device, José definisce Internet «un mondo piuttosto ostile», e avverte i genitori che se «sapessero ciò che i loro figli possono trovare nei giochi online, o i contenuti che possono guardare, si spaventerebbero». Dal suo punto di vista è «imprudente lasciare che un minore si muova liberamente su Internet o sui giochi online». Per questo motivo «ognuno [dei suoi figli, n.d.R.] accede con il suo account personale, collegato al mio. E posso vedere tutto quello che fanno con loro. Inoltre, nei giochi online, la chat è attiva solo per parlare con gli amici, e aggiungono come amici solo le persone che conoscono». Allo stesso tempo José non demonizza l’Intelligenza artificiale che, se ben sfruttata, porta dei vantaggi che vanno conosciuti per poterli utilizzare con consapevolezza.
«Siamo tutti chiamati a dare la vita», ci ricorda infine José nell’intervista. E oggi, nella festa del papà e nella solennità di san Giuseppe Sposo di Maria, vogliamo ricordare a tutti i padri lo sguardo di misericordia che per primo Dio ha su di loro. Vogliamo anche metterli in guardia dal non lasciare che sia uno schermo a rispondere alle domande profonde dei loro figli. Vogliamo ricordar loro di non disperare di fronte alla disobbedienza, di confidare in Dio che non abbandona nessuno dei suoi figli, meglio di quanto possa fare umanamente anche il padre più presente. Ai nostri padri terreni sta indicare la via, condurre al Cielo, ma poi arriva il momento di “scomparire” in un silenzio più fecondo di tante parole, come ha fatto san Giuseppe.











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