Mercoledì 01 Aprile 2026

BIOETICA

Eutanasia, Francesca risponde a Noelia: «Anche io come lei, ma ora amo la vita»

Anche lei ha avuto una storia difficile, anche lei voleva morire, anche lei è rimasta in sedia a rotelle. Ma dal suo profilo Instagram dice «per fortuna qui non è legale, io dopo ho cambiato idea»

Francesca e Noelia

(foto Youtube e Instagram)

«So sono ancora qui, Noelia no. E questo mi rende molto triste. I “diritti” dovrebbero proteggere, tutelare, favorire i giusti percorsi per ritrovare un equilibrio e incoraggiarli». La caption appare su un profilo Instagram che non ti aspetti, non di ProVita e Famiglia, non delle Sentinelle in Piedi, non di qualche cattolico pro life, ma di Francesca Leoncino, 63 mila follower, educatrice, pedagogista, che nel suo profilo parla di salute mentale, di rinascita dopo il coma, di gioia di vivere e di rivivere.  Insieme a Leoncino, il suo Labrador color cioccolato e a sua volte vive una condizione particolare, soffre di displasia.

Pochi giorno dopo la morte di Noelia Castillo Ramos, uccisa in Spagna tramite eutanasia, che ha chiesto e ottenuto in funzione della sua grave depressione, Francesca, 34 anni, milanese, ha deciso di fare un reel che ha titolato “Il suicidio non è un diritto. Noelia andava protetta”, un titolo corredato da un emoticon, un cuore spezzato, a raccontare la lacerazione di fronte ad una vita spezzata in modo ingiusto, per giunta spacciato come diritto. Nel video Francesca parla con calma, sorride ma è un riso amaro, sofferente. Le sue parole arrivano dirette dal cuore e sono una lama «A 17 anni ho deciso di porre fine alla mia vita e ci sono quasi riuscita, sono finita in coma e mi sono svegliata con una disabilità. Noelia, la ragazza spagnola di 25 anni, a cui è stata concessa l’eutanasia e che è morta due giorni fa aveva tentato di porre fine alla propria vita nello stesso identico modo in cui ci provai io, il più efficiente, ed è rimasta in carrozzina, ed è rimasta in carrozzina, come me. E provava dolore cronico, come me.

E prima aveva subito tante cose brutte che hanno distrutto il suo equilibrio, come me. Ma Noelia in tutto questo non ha responsabilità, perché chi ha un disturbo della personalità e dei problemi psichiatrici, non è lucido e non può essere considerata, dallo Stato e dal mondo degli adulti, una persona che ha una sofferenza irreversibile. Una ragazza disabile di 25 anni con problemi psichiatrici può e deve essere protetta, non assecondata. Quando mi svegliai dal coma disabile ero molto felice di essere ancora viva, poi però ho capito che il mio corpo aveva una lesione permanente, e non ero più felice, per niente. Avrei eccome voluto interrompere la mia sofferenza, ci ho anche provato.

Quattro anni dopo il suicidio di Noelia, solo quattro anni dopo, le è stata concessa l’eutanasia. Se fosse stata concessa anche a me questa possibilità non sarei più qui. Lo Stato spagnolo per come la vedo io non è il paladino dei diritti, è solo interessato a pagare una pensione di invalidità permanente in meno. Ma Noelia avrebbe eccome arricchito il mondo, bastava che passasse ancora qualche anno, sarebbe diventata grande, sarebbe cresciuta, sarebbe cambiata, avrebbe avuto una vita interessante, anche se era in carrozzina, come me. Noelia non ha colpe, ma uno Stato che sceglie di non proteggere le persone giovani e fragili come Noelia, l’ha spinta giù, dal quinto piano, di nuovo, questa volta però per sempre».

Mentre il mondo ignora questa morte, i media in maggioranza la snobbano, quasi a conferma che la vita di Noelia non abbia niente da dire a nessuno, Francesca è una delle poche voci che hanno il coraggio di restituire dignità ad una storia che pochi vogliono raccontare e ancor meno vogliono ascoltare. Meglio non pensarci troppo, in fondo doveva andar così, fino a quando, la vita che non conta, non diventa quella di ciascuno di noi…

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(Foto - Screenshot Antena 3 - YouTube - Screenshot Instagram - Reel )

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