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Santa Sede: no a Maria “corredentrice”
Il titolo amato da santi e papi ritenuto «sempre inappropriato» per il rischio di «oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo». Distinguo anche per il titolo di “mediatrice”
04 Novembre 2025 - 16:38
(Imagoeconomica)
«È sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria all’opera della salvezza». Con queste parole, contenute nella nuova Nota dottrinale “Mater Populi fideli” del Dicastero per la Dottrina della Fede, il Vaticano entra in una disputa teologica che si trascina da secoli e che ha diviso mariologi, teologi e fedeli devoti alla Vergine.
Il documento, firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, chiude la strada all’uso del titolo di “Corredentrice” e, insieme, ridimensiona anche quello di Maria “Mediatrice di tutte le grazie”. La genesi del testo è iniziata durante il pontificato di papa Francesco, peraltro riflettendo chiaramente il pensiero del pontefice argentino come anche richiamato espressamente nel documento. Papa Leone XIV lo ha comunque fatto pubblicare, evidentemente riconoscendo l'urgenza di una chiarificazione in tal senso.
«Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni – si legge nella Nota – per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente». Il rischio, spiega il Dicastero, è quello di «oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo» perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12).
Il cardinale Ratzinger
Già durante il Concilio Vaticano II, la questione fu affrontata: la costituzione Lumen gentium evitò volutamente il termine per “ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche”. A supporto della nota vengono riportate due valutazioni dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, quella di un verbale della Feria IV del 21 febbraio 1996 del Dicastero per la Dottrina della Fede, e l’altra contenuta nel libro Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio. In colloquio con Peter Seewald, che risale al 2001. In quella del 1996 Ratzinger affermò che «la formula “Corredentrice” si allontana troppo dal linguaggio della Scrittura e della patristica e quindi causa malintesi». Egli, comunque, nell’omelia da Papa del 1 gennaio 2007 ricordava «Maria mediatrice e cooperatrice di Cristo».
Un titolo amato da santi e papi
Eppure la storia del titolo “Corredentrice” non è marginale. Numerosi pontefici e santi lo hanno usato nel corso dei secoli. San Giovanni Paolo II lo impiegò in almeno sette occasioni, in particolare per sottolineare il valore redentivo della sofferenza condivisa con Cristo, “alla quale Maria partecipò sotto la Croce”. Anche Pio X, Benedetto XV, Pio XII, Padre Pio, Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Bartolo Longo, Madre Teresa di Calcutta, suor Lucia di Fatima e altri santi lo adottarono – il titolo di “corredentrice” - nelle loro espressioni di fede e predicazione.
Oggi, il Vaticano riconosce questa tradizione, ma nello stesso tempo invita alla precisione teologica. La Madonna resta “la prima discepola”, “la Madre dei credenti” e “cooperatrice dell’opera redentrice del Figlio”, ma la sua partecipazione non deve essere confusa con una “mediazione parallela” a quella di Cristo.
Mediatrice sì, ma non di tutte le grazie
Altro punto toccato dal documento riguarda il titolo di “Mediatrice di tutte le grazie”, giudicato «improprio» perché «lei, che è la prima redenta, non può essere stata mediatrice della grazia da lei stessa ricevuta». La grazia, ricorda il Dicastero, «procede sempre e soltanto dall’iniziativa gratuita della Trinità, in previsione dei meriti di Cristo».
Tuttavia, si riconosce alla Vergine «una singolare collaborazione all’opera salvifica che Cristo compie nella sua Chiesa» e una «funzione di intercessione materna», perché «tra gli eletti e i glorificati insieme a Cristo, al primo posto vi è la Madre».
Tra dottrina e devozione
Il cardinale Fernández ha spiegato che «non si tratta di correggere la pietà del popolo fedele di Dio, ma di valorizzarla e preservarla da devianze». La Nota, si sottolinea, nasce dalle numerose richieste giunte alla Santa Sede negli ultimi decenni e intende «chiarire in che senso sono accettabili o meno alcuni titoli mariani», nel segno di una “fedeltà profonda all’identità cattolica e di un particolare sforzo ecumenico”.
Eppure a noi, nel leggere queste righe, risuonano le parole intramontabili di san Bernardo di Chiaravalle: «De Maria numquam satis» – “Di Maria non si dirà mai abbastanza” (Sermo de Nativitate Mariae). E insieme, quelle di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che ammoniva: «Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria» (Le glorie di Maria, Cap. V, § 1)
Anche noi, con sant’Alfonso, non vorremmo correre il rischio di essere annoverati tra gli “spiriti poco devoti” verso la Madre di Dio. E così, nel dubbio, recitiamo un’Ave alla Madre delle Grazie — perché, almeno ci pare, questo si può ancora dire.









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