Sabato 04 Aprile 2026

OLIMPIADI

Viva Francesca Lollobrigida, la «mamma volante» che vince col figlio in braccio

Ieri la pattinatrice ha vinto il suo secondo oro olimpico. Ma la sua vera vittoria è aver infranto il mito assolutista della carriera

FRANCESCA, LOLLOBRIGIDA, FIGLIO

Francesca Lollobrigida col piccolo Tommaso|Euromedia News

Se siamo secondi nel medagliere di questi Giochi Olimpici invernali, edizione Milano Cortina, è soprattutto grazie a lei, Francesca Lollobrigida che di ori ne ha vinti due sui tre totali e sembra che anche lei sia passata in un crogiuolo per diventare la campionessa che è. Atleta di pattinaggio di velocità su pista lunga, specialista nei 3000 e 5000 metri e nello mass start (quando gli atleti partono contemporaneamente e dalla linea di partenza), ha 35 anni, un figlio di due e un palmares di tutto rispetto che non aveva ancora guadagnato il metallo più prezioso, sebbene vantasse già argento e bronzo ai Giochi di Pechino del 2022.

Senza romanzare, ché non se ne ravvisa alcuna necessità, è proprio l'amore per suo figlio ad averle dato la motivazione più robusta per mantenere la disciplina necessaria e superare i momenti bui; lo riferisce il papà quando commenta (al minuto e 13 secondi del video) con la voce che l'emozione romperebbe facilmente se non la compensasse un sano pudore e l'aiuto della fede: «Siamo anche credenti e devoti di Padre Pio». E lo racconta lei stessa alla piccola selva di microfoni e smartphone che la circondano per sapere come è riuscita nell'impresa. Subito dopo il primo oro, guadagnato peraltro il giorno del suo trentacinquesimo compleanno il 7 febbraio, Francesca è corsa ad abbracciare il piccolo Tommaso, strappandolo - parole sue- dalle braccia della sorella. 

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Corriere della Sera (@corriere)

Ha fatto tutte le tappe di Coppa del Mondo piangendo, dice, e se non si è arresa lo deve a suo figlio (come a lui deve anche la virosi che l'ha prostrata). Lo fa per lui, perché non veda una mamma che rinuncia prima ancora di presentarsi sulla linea di partenza. Un grazie sonoro e festante dovremmo dunque rivolgerlo anche a quel bimbo di due anni e mezzo a cui ora non importa un fico secco di telecamere puntate, cerimonie e inni nazionali perché vuole la sua mamma tutta per sé e lo ha rappresentato plasticamente prendendole il viso, scostandolo dal microfono dell'intervistatore, intimando "stop" e reclamando a tutta forza l'attenzione esclusiva di sua madre.

Peccato davvero per i commenti sgradevoli, ma soprattutto incompetenti di quanti hanno accusato il bimbo (e quindi i genitori) di maleducazione. Francesca lo ha dichiarato: hanno ferito lei e il marito, soprattutto quelli provenienti da altre donne. Girl power e una solidarietà femminile non sempre pervenuti, dunque. Un bambino, qualsiasi bambino sano di quell'età funziona così, ha bisogno di esclusività, cerca la madre per sé e dà voce al suo bisogno, avendolo tra l'altro differito per quasi una settimana, come racconta Francesca. 

Allora, cari giornalisti e cari tutti, va bene approfittare della sua maternità per farne la "mamma volante" nei titoli, meno bene se chi le ha conferito quel titolo reclama il suo spazio e lei è ben felice di concederglielo perché ne ha bisogno lei pure? E a guardarli e ad ascoltarli con attenzione, la mamma in questione e suo figlio, non si corre nemmeno il rischio di ridurli a bandiera di una facile conciliazione famiglia e carriera. Far quadrare i conti, conciliare sul serio l'impegno che l'accudimento di un figlio impone e il lavoro quasi totalizzante che una disciplina coltivata a livello professionistico richiede è tutt'altro che una passeggiata e sarebbe stato oggettivamente impossibile se intorno alla mamma non si fosse stretta una squadra. Il marito prima di tutti e i nonni

La vera conciliazione non è quella per cui devi farcela e avere successo sia come madre, sia come professionista senza mai lamentarti. Quella che funziona davvero è fatta di fatica e condivisione e va messa continuamente in discussione avendo chiaro che i valori in gioco non sono equivalenti: i figli e la loro crescita valgono di più della carriera, ma non la escludono. Anzi, come ha ben testimoniato la campionessa, le danno profondità e significato. Per chi val la pena battersi, sacrificarsi, imporsi disciplina se non per un altro che amiamo come e più di noi stessi e possibilmente insieme a chi lo ha messo al mondo con noi?

E quando i figli sono più di uno o hanno più bisogno di quanto si era preventivato? E se il lavoro del coniuge non gli permette di essere presente quando la madre è impegnata, o i nonni sono lontani, materialmente o umanamente? La maternità sarà anche il master che tutti dicono, ed è proprio così, ma spesso prevede ore e ore di tirocinio su campi minati di solitudine, stanchezza cronica, scoraggiamento e mancanza di risorse. Chi parla di tempo di qualità non conosce il settore: la moneta che circola è sempre e solo il tempo in grande quantità e con una buona qualità garantita.

Viva dunque la mamma volante soprattutto perché è autentica e ha dimostrato che un oro olimpico vale quasi tutti i sacrifici, ma non quello dell'amore per un bimbo perfettamente disciplinato dalla natura che lo vuole così: esigente ed esclusivo. Bravo Tommaso, ricordaci che la vita va così: i genitori ve la consegnano senza chiedervi il permesso e non hanno alcun diritto di chiedervi risarcimento per la fatica che costa. È tutta la società che dovrebbe sempre più disporsi a garantirvi la possibilità di venire al mondo, riempirlo del vostro chiassoso presente e favorire per voi e per tutti l'unico futuro possibile. (Screenshot Euromedia News, YouTube). 

ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

LE ULTIME NOTIZIE

Cartacea

Riceverai direttamente a casa tua il Timone

Acquista la copia cartacea
Digitale

Se desideri leggere Il Timone dal tuo PC, da tablet o da smartphone

Acquista la copia digitale