Fede & Ragione
OLIMPIADI
Viva Francesca Lollobrigida, la «mamma volante» che vince col figlio in braccio
Ieri la pattinatrice ha vinto il suo secondo oro olimpico. Ma la sua vera vittoria è aver infranto il mito assolutista della carriera
13 Febbraio 2026 - 13:00
Francesca Lollobrigida col piccolo Tommaso|Euromedia News
Se siamo secondi nel medagliere di questi Giochi Olimpici invernali, edizione Milano Cortina, è soprattutto grazie a lei, Francesca Lollobrigida che di ori ne ha vinti due sui tre totali e sembra che anche lei sia passata in un crogiuolo per diventare la campionessa che è. Atleta di pattinaggio di velocità su pista lunga, specialista nei 3000 e 5000 metri e nello mass start (quando gli atleti partono contemporaneamente e dalla linea di partenza), ha 35 anni, un figlio di due e un palmares di tutto rispetto che non aveva ancora guadagnato il metallo più prezioso, sebbene vantasse già argento e bronzo ai Giochi di Pechino del 2022.
Senza romanzare, ché non se ne ravvisa alcuna necessità, è proprio l'amore per suo figlio ad averle dato la motivazione più robusta per mantenere la disciplina necessaria e superare i momenti bui; lo riferisce il papà quando commenta (al minuto e 13 secondi del video) con la voce che l'emozione romperebbe facilmente se non la compensasse un sano pudore e l'aiuto della fede: «Siamo anche credenti e devoti di Padre Pio». E lo racconta lei stessa alla piccola selva di microfoni e smartphone che la circondano per sapere come è riuscita nell'impresa. Subito dopo il primo oro, guadagnato peraltro il giorno del suo trentacinquesimo compleanno il 7 febbraio, Francesca è corsa ad abbracciare il piccolo Tommaso, strappandolo - parole sue- dalle braccia della sorella.
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Ha fatto tutte le tappe di Coppa del Mondo piangendo, dice, e se non si è arresa lo deve a suo figlio (come a lui deve anche la virosi che l'ha prostrata). Lo fa per lui, perché non veda una mamma che rinuncia prima ancora di presentarsi sulla linea di partenza. Un grazie sonoro e festante dovremmo dunque rivolgerlo anche a quel bimbo di due anni e mezzo a cui ora non importa un fico secco di telecamere puntate, cerimonie e inni nazionali perché vuole la sua mamma tutta per sé e lo ha rappresentato plasticamente prendendole il viso, scostandolo dal microfono dell'intervistatore, intimando "stop" e reclamando a tutta forza l'attenzione esclusiva di sua madre.
Peccato davvero per i commenti sgradevoli, ma soprattutto incompetenti di quanti hanno accusato il bimbo (e quindi i genitori) di maleducazione. Francesca lo ha dichiarato: hanno ferito lei e il marito, soprattutto quelli provenienti da altre donne. Girl power e una solidarietà femminile non sempre pervenuti, dunque. Un bambino, qualsiasi bambino sano di quell'età funziona così, ha bisogno di esclusività, cerca la madre per sé e dà voce al suo bisogno, avendolo tra l'altro differito per quasi una settimana, come racconta Francesca.
Allora, cari giornalisti e cari tutti, va bene approfittare della sua maternità per farne la "mamma volante" nei titoli, meno bene se chi le ha conferito quel titolo reclama il suo spazio e lei è ben felice di concederglielo perché ne ha bisogno lei pure? E a guardarli e ad ascoltarli con attenzione, la mamma in questione e suo figlio, non si corre nemmeno il rischio di ridurli a bandiera di una facile conciliazione famiglia e carriera. Far quadrare i conti, conciliare sul serio l'impegno che l'accudimento di un figlio impone e il lavoro quasi totalizzante che una disciplina coltivata a livello professionistico richiede è tutt'altro che una passeggiata e sarebbe stato oggettivamente impossibile se intorno alla mamma non si fosse stretta una squadra. Il marito prima di tutti e i nonni.
La vera conciliazione non è quella per cui devi farcela e avere successo sia come madre, sia come professionista senza mai lamentarti. Quella che funziona davvero è fatta di fatica e condivisione e va messa continuamente in discussione avendo chiaro che i valori in gioco non sono equivalenti: i figli e la loro crescita valgono di più della carriera, ma non la escludono. Anzi, come ha ben testimoniato la campionessa, le danno profondità e significato. Per chi val la pena battersi, sacrificarsi, imporsi disciplina se non per un altro che amiamo come e più di noi stessi e possibilmente insieme a chi lo ha messo al mondo con noi?
E quando i figli sono più di uno o hanno più bisogno di quanto si era preventivato? E se il lavoro del coniuge non gli permette di essere presente quando la madre è impegnata, o i nonni sono lontani, materialmente o umanamente? La maternità sarà anche il master che tutti dicono, ed è proprio così, ma spesso prevede ore e ore di tirocinio su campi minati di solitudine, stanchezza cronica, scoraggiamento e mancanza di risorse. Chi parla di tempo di qualità non conosce il settore: la moneta che circola è sempre e solo il tempo in grande quantità e con una buona qualità garantita.
Viva dunque la mamma volante soprattutto perché è autentica e ha dimostrato che un oro olimpico vale quasi tutti i sacrifici, ma non quello dell'amore per un bimbo perfettamente disciplinato dalla natura che lo vuole così: esigente ed esclusivo. Bravo Tommaso, ricordaci che la vita va così: i genitori ve la consegnano senza chiedervi il permesso e non hanno alcun diritto di chiedervi risarcimento per la fatica che costa. È tutta la società che dovrebbe sempre più disporsi a garantirvi la possibilità di venire al mondo, riempirlo del vostro chiassoso presente e favorire per voi e per tutti l'unico futuro possibile. (Screenshot Euromedia News, YouTube).








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