lutto
RITORNI ALLA FEDE
«Rifiutai la cresima, ma poi una Messa mi ha cambiato»
Da adolescente, Philipp Teschke decise di non ricevere la cresima. Ma poi Dio, anche per lui, aveva altri progetti
06 Marzo 2026 - 12:15
Philippe Teschke|Facebook
Per un giovane studente universitario tedesco, da sacramento dell'addio, come con triste ironia viene a volta chiamata la Cresima da noi, la confermazione è diventato il sacramento di un festoso ritorno a casa: atteso, desiderato e profondamente gustato. In una bella intervista rilasciata al sito katholish.de Philipp racconta la sua storia e il suo rapporto con la fede cattolica, fino a questo nuovo e più consapevole inizio coinciso con la richiesta di ricevere l'unzione con il sacro Crisma. A 22 anni è arrivato a vivere la fede in cui pure era stato educato in un modo più consapevole e libero. Nell'intervista racconta di come il suo trasferimento per motivi di studio da Berlino, più godereccia e distraente, a Münster (Monaco di Vestfalia), città cattolica e con uno stile di vita più ordinato, sia coinciso con una presa di coscienza via via più chiara di ciò che la sua anima desiderava da tempo; battezzato in una chiesa evangelica, si era convertito al cattolicesimo da bambino insieme al padre e alla sorella.
«I nostri genitori volevano che appartenessimo alla Chiesa cattolica, quindi ci convertimmo tutti e tre contemporaneamente (la mamma era già cattolica, ndr). Le funzioni religiose e le devozioni a scuola mi hanno formato. Ho ricevuto la Prima Comunione come tutti gli altri: a quel tempo, andavamo spesso in chiesa la domenica in famiglia. Ma col tempo la frequenza è diventata minore.» Alla domanda circa il motivo del suo rifiuto di ricevere la cresima da adolescente Philipp spiega di come gli sembrasse sbagliato farlo. I suoi compagni, e in questo tutto il mondo è parrocchia, erano motivati solo dalla prospettiva dei regali e del denaro che avrebbero ricevuto: «Lo trovavo ipocrita, quindi ho deciso di non farlo. Ma solo un anno dopo, mi sono ritrovato a pensare più spesso se avrei dovuto ricevere il sacramento un giorno. Era un pensiero fisso.»
Una posizione ammirevole che però gli ha lasciato il sospetto che ciò che si stava davvero perdendo non era la playstation o i soldi per un viaggio all'estero, ma qualcosa di più prezioso. L'esperienza di questo giovane, non particolarmente eclatante se letta distrattamente, dimostra invece quanto ciò che la Chiesa sola può donarci sia prezioso. Eppure spesso ce ne accorgiamo solo a malapena e spesso solo in absentia. Tutti un po' figlio maggiore della parabola del figliol prodigo, concentrati sul nostro essere tanto bravi e ciechi alle ricchezze di cui possiamo godere a casa di nostro Padre. Ma il Signore ha continuato ad agire, nella vita di questo giovane attirandolo interiormente ed esternamente:
«(...) Per esempio, mi sono imbattuto per caso in canti di adorazione: mi hanno colpito perché trasmettevano una gioia di vivere e di fede completamente diversa. E poi, a 17 anni, ho iniziato a pregare ogni sera. Sempre una preghiera di ringraziamento e supplica, e il Padre Nostro. Questo è diventato un piccolo rituale per me: nella preghiera, potevo ripercorrere la giornata, esprimere la mia gratitudine ed esprimere le mie speranze per il giorno successivo». Nel frattempo ha anche stretto amicizie che gli hanno permesso di condividere la stessa fede, con un amico infatti si è legato a una piccola comunità studentesca la KSHG, iniziando a frequentare assiduamente la santa messa. Ha poi cercato corsi che potessero prepararlo a ricevere il sacramento della confermazione, entrando nel programma della chiesa giovanile di Münster e così si è preparato con un gruppo di giovani adulti come lui.
Il 6 febbraio scorso, finalmente, ha ricevuto il sacramento tanto agognato e ricorda con emozione tutta la celebrazione, soprattutto le parole del vescovo ausiliare che ha presieduto. C'è stata un'altra messa, prima, altrettanto decisiva nel suo cammino di fede e non per le emozioni o i sentimenti che ha provocato, anzi. Philipp dice che non si è sentito particolarmente a suo agio in quella celebrazione, però si è sentito più vicino a Dio. Questione di realtà, per quanto misteriosa. Era la messa celebrata in cattedrale a Monaco il lunedì di Pasqua, il giorno in cui è morto Papa Francesco.
Una celebrazione bella, emozionante, dice il giovane; «spiritualmente, tuttavia, la funzione non mi ha colpito molto. - aggiunge - Lo stile era piuttosto conservatore, in parte in latino, e la congregazione era per lo più anziana. Non mi sentivo del tutto a mio agio lì. Eppure, in qualche modo, ho avuto la sensazione di essere più vicino a Dio durante la funzione in chiesa.» Non è il primo a raccontare che è stata proprio la partecipazione alla Messa, spesso una messa in latino ma non necessariamente, a segnare l'inizio di un ritorno a casa. Un promemoria per tutti noi che a casa siamo già: è Cristo che attrae i cuori, non serve altra strategia se non quella di rendersi trasparenti alla Sua presenza, così come papa Leone ha invitato tutti a fare già nella sua prima omelia: Sparire perché rimanga Cristo. "Provare ad andare a messa", potrebbe essere il vero trick da suggerire a quanti, giovani o meno, sentono che nella loro vita manca qualcosa. Scoprirebbero che ciò che manca davvero è Qualcuno. (Foto: Facebook)











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