lutto
CHIESA
Card. Sarah: «La misericordia solleva il peccatore, non cambia il nome del peccato»
Il porporato guineano risponde alle critiche mosse al suo nuovo libro “2050”
12 Marzo 2026 - 00:15
Cardinal Sarah (Imagoeconomica)
Il giornale francese cattolico La Croix, dalle posizioni piuttosto progressiste, ha mosso diverse critiche al nuovo libro del cardinal Sarah, 2050, scritto in dialogo con lo scrittore Nicolas Diat e pubblicato da Fayard. Il tema dell'opera è il suo interrogarsi sul futuro della Chiesa e della civiltà occidentale, che ad essa deve i suoi tratti più vitali e decisivi. In un'intervista al Journal du Dimanche il cardinale guineano, già prefetto della Congregazione per il Culto divino - ora emerito per lo stesso dicastero - risponde alle obiezioni che gli sono state sollevate e chiarisce le finalità del testo, spostandosi da un piano di mera polemica a quello di tensione spirituale e teologica. Nell'inserto del JDD, come riporta il sito Infocatolica, espone «le sue riflessioni sui grandi temi affrontati nel libro: la centralità di Dio nel discorso ecclesiale, la natura duratura della morale cristiana e le differenze di sensibilità religiosa tra Africa e Occidente».
Ciò che La Croix gli contesta è di aver taciuto il riferimento a Papa Francesco e di aver relegato temi che a loro avviso devono continuare ad essere centrali a questioni secondarie. Ma è proprio sull'ordine che questi temi devono avere rispetto a ciò che la Chiesa è che il cardinale - il quale ha rilasciato interviste anche alla nostra rivista (qui per abbonarsi) - è limpido e fermo. Se così non fosse sarebbe la Chiesa a tradire sé stessa e Cristo, il suo fondamento. «Lei afferma che "i principi fondamentali della teologia, i fondamenti della fede, non devono scomparire di fronte alle mode passeggere o alle opinioni correnti", e sono proprio questi principi fondamentali che affronta nel suo libro. Quale posto dovrebbero occupare "clima, migrazione ed esclusione", come chiede La Croix: "Non come questioni politiche, ma come luoghi teologici"?». La risposta del cardinale mostra esattamente l'ordine di valore entro il quale anche queste istanze devono trovare spazio:
«Queste realtà sono gravi. Influenzano la vita umana e quindi il cuore stesso della Chiesa. Ma diventano problematiche quando mettono in ombra la centralità di Dio e il discorso ecclesiale sembra non avere altro orizzonte che quello temporale. Sì, possiamo parlare di "luoghi teologici", a una condizione: che questi luoghi siano illuminati dalla fede e non usati come sostituti della fede». Ciò che si ottiene è proprio l'opposto di una mortificazione di queste tematiche, perché ogni cosa è letta secondo lo sguardo di Dio che è quello della verità. Mettere i poveri al centro non basta se essi non vengono guardati per ciò che sono davvero, il volto di Cristo. Chi fugge dalla propria terra non è solo un migrante, è un fratello e una sorella che ha sete della nostra carità, segno di quella di Cristo. L'ambiente non è un idolo cui sacrificare ogni cosa, ma un dono per l'uomo affidato all'uomo.
«Ma se parliamo del clima senza parlare del Creatore, se parliamo di migrazione senza parlare della dignità soprannaturale dell'umanità, se parliamo di esclusione senza parlare di peccato e redenzione, allora trasformiamo la Chiesa in un'agenzia morale. La Chiesa non è mai più utile al mondo che quando è completamente dedicata a Dio. » Un altro punto fondamentale del pensiero che il cardinale ha affidato alla recente pubblicazione riguarda l'immutabilità della verità espressa nel Vangelo, ritenuta invece da molti passibile di un'evoluzione, al passo con le urgenze - smanie?- contemporanee, soprattutto sul fronte della morale, e in particolare di quella sessuale. La risposta di Sarah è tutta da sottolineare e mandare a memoria:
«L'uomo moderno teme la verità quando questa lo costringe. Preferisce una morale "fluida", senza confini, in cui la coscienza diventa la misura ultima. Ma la coscienza non è un dio: deve essere formata dalla verità. La morale cristiana non è un catalogo di divieti. È la traduzione concreta di un mistero: Dio ha creato l'uomo; Dio lo ha redento; Dio lo chiama alla santità. La complementarietà tra uomo e donna non è una costruzione culturale: è inscritta nella creazione ed elevata dal sacramento. Il rispetto per la vita, dal concepimento alla morte naturale, non è un'opinione: è il riconoscimento che la vita è un dono. Il celibato sacerdotale, nella Chiesa latina, non è una tecnica di gestione: è un segno escatologico, una disponibilità totale, un amore indiviso. Chi vuole adattare il Vangelo alle usanze del tempo confonde la misericordia con la rinuncia. La misericordia solleva il peccatore; non rinomina il peccato.» La profonda conoscenza che il cardinale ha della nostra fede, della sua integrità e delle sfide a cui è esposta, è arricchita dalla consapevolezza delle differenze soprattutto spirituali di due civiltà entrambe debitrici del Cristianesimo.
Da una parte l'Occidente, figlio per secoli prediletto e forse per questo ora piuttosto presuntuoso, e l'Africa, che pur non essendo esente da tentazioni e pericoli vive la fede come un dono prezioso ricevuto in eredità senza merito. «L'Occidente è stato ferito da un particolare tipo di orgoglio: la convinzione di essere così maturo da non aver più bisogno di Dio. Ha sostituito l'eredità con la sfiducia, la tradizione con il sospetto e l'autorità con un continuo interrogarsi.(...) In Africa, nonostante debolezze e difficoltà, spesso prevale una consapevolezza più semplice: siamo eredi. Abbiamo ricevuto la fede come un tesoro. Un tesoro non si "modernizza": si conserva, si trasmette e si fa fruttificare. La vera umiltà consiste nell'accettare che la verità ci precede». (Foto: Imagoeconomica)












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