Domenica 05 Aprile 2026

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Italia fuori dai Mondiali: perché non è un Paese per giovani calciatori

Fuori ai rigori contro la Bosnia, il calcio italiano a fine corsa con appena il 2% di minuti concessi agli Under 21 e il primato negativo per i calciatori del vivaio impiegati. È in questi numeri che va ricercata una ragione profonda dell'Apocalisse calcistica

Italia fuori dai Mondiali: perché non è un Paese per giovani calciatori

Il momento dell'espulsione di Bastoni durante Bosnia-Italia - Ansa

La "terza Apocalisse" è arrivata nel gelo di Zenica, assumendo ormai i tratti di una terribile normalità. Per la terza volta consecutiva l'Italia è fuori dai Mondiali e l'amara verità è che, dopo la sconfitta con la Bosnia, ci ritroveremo nel 2030 a contare sedici anni di assenza dal palcoscenico più importante del calcio. Non è più un trauma improvviso, ma il fallimento cronico di un intero movimento che ha smesso di guardare al futuro, preferendo rifugiarsi nel terrore di perdere e in una cronica incapacità di rinnovarsi.

Mentre cerchiamo il colpevole, la critica cade spesso sul numero eccessivo di stranieri. Ma i dati ci dicono che questa è solo una mezza verità. La Serie A conta circa il 70% di calciatori stranieri, una percentuale simile a quella della Premier League e alla Ligue 1 (Francia). Il problema non è dunque solo chi arriva da fuori, ma chi non riesce a emergere da dentro. Se la Spagna (42% di stranieri) è un modello di virtù, l'Italia brilla per l'assenza di legame con il proprio territorio: siamo all'ultimo posto in Europa per l'impiego di giocatori cresciuti nei propri vivai.

Il dato più allarmante, che pare condannare la nostra Nazionale all'irrilevanza, riguarda però lo spazio concesso agli Under 21 italiani. Nella stagione 2025, i minuti concessi ai giovani talenti eleggibili per l'azzurro in Serie A sono crollati a un misero 1,9%. Un abisso se confrontato con il 19,3% della Spagna o il 14,8% della Francia. In un sistema dove ci sono club (ad esempio Udinese e Como) che schierano lo 0% di giocatori provenienti dal proprio vivaio, è evidente che la "fabbrica del talento" italiana lavori ampiamente sotto-capacità.

Nonostante punte di eccellenza come l'Atalanta, che ha prodotto 39 giocatori per i top campionati europei, il divario con le potenze continentali resta siderale: il Real Madrid ne conta 85, il Barcellona 81. Il talento in Italia viene anche formato, ma poi viene "parcheggiato" anziché essere messo a rendimento. Siamo diventati un Paese che seleziona bene nelle primavere, ma che sembra aver paura di far giocare i propri ragazzi quando la pressione del risultato scotta.

Questa esclusione dai Mondiali deve essere un punto di non ritorno. Fra i tanti processi che in questi giorni saranno intentati a vari livelli, a noi sembra che se non invertiremo la rotta incentivando il minutaggio dei nostri giovani e costruendo una filiera reale tra vivai e prime squadre, continueremo a guardare gli altri giocare, prigionieri di un calcio che ha smesso di scommettere sul proprio domani. L'Italia, oggi più che mai, non è un paese per giovani (calciatori).

(fonte dati: Osservatorio calcistico CIES (International Centre for Sports Studies); per quanto riguarda i dati specifici sul minutaggio degli Under 21 italiani nelle stagioni precedenti, la fonte è il ReportCalcio 2024 della FIGC)

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