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NEWS 23 novembre 2018    di Ermes Dovico
Abusi, Müller collega la crisi alla lobby gay

Il cardinale Gerhard Müller ha rilasciato un’ampia intervista a Maike Hickson, in cui affronta in modo deciso i nodi più rilevanti dell’attuale crisi del clero, a partire dal caso McCarrick, l’ormai ex porporato noto per le sue relazioni gay e per gli abusi su seminaristi e giovani preti. Riportiamo alcuni dei passaggi più significativi dell’intervista, che si può leggere integralmente su Life Site News.

CONTRARIO A COMMISSIONE SU ABUSI GUIDATA DA LAICI

Riguardo all’idea avanzata da alcuni vescovi statunitensi di una commissione sugli abusi guidata da laici, Müller fornisce una risposta articolata dicendosi in disaccordo: «Non vedo come una soluzione il fatto che ora i laici prendano il controllo, solo perché i vescovi (come alcuni credono) non sono in grado di farlo con le proprie forze. Non possiamo superare i difetti capovolgendo la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa. Caterina da Siena si appellò francamente e incessantemente alla coscienza dei papi e dei vescovi, ma lei non li sostituì nei loro ruoli. Questa è la differenza con Lutero, a causa del quale soffriamo ancora della divisione della cristianità».

MCCARRICK E LA RETE GAY

Müller non usa giri di parole per dire che alla radice della crisi c’è il lassismo morale e spiega che mentre era al timone della Congregazione per la dottrina della Fede (luglio 2012 – luglio 2017) nessuno gli ha parlato di McCarrick «molto probabilmente perché uno avrebbe temuto da me una reazione troppo “rigida”. Il fatto che McCarrick, insieme al suo clan e alla sua rete omosessuale, sia stato in grado di provocare il caos in un modo simil-mafioso nella Chiesa è collegato alla sottovalutazione della depravazione morale degli atti omosessuali tra gli adulti».

Riferendosi a chi sostiene che la Congregazione per la dottrina della Fede debba avere competenza solo sugli abusi sui minori, l’ex prefetto ha spiegato che questo tipo di pensiero riflette una pericolosa contaminazione con il mondo, perché «anche la condotta omosessuale del clero non può essere tollerata in nessun caso» e «la morale sessuale della Chiesa non può essere relativizzata dall’accettazione dell’omosessualità da parte del mondo».

Riguardo all’interruzione immediata del suo mandato alla scadenza dei 5 anni – un fatto insolito per un prefetto della sua età (nel luglio 2017 non aveva nemmeno 70 anni compiuti) – Müller crede che la lobby gay ne abbia gioito. «Potrebbe essere che li abbia fatti contenti che io non abbia più l’incarico alla Congregazione per la dottrina della Fede di trattare i crimini sessuali specialmente anche contro gli adolescenti maschi». Lo stesso prelato ricorda che «più dell’80% delle vittime di questi trasgressori sessuali sono adolescenti di sesso maschile».

LA RISPOSTA A CUPICH, CITANDO SAN PAOLO

A precisa domanda su una frase del cardinale Blase Cupich – il quale ha detto che bisognerebbe «differenziare» tra abusi e atti consensuali tra adulti, intendendo che gli atti omoerotici non siano un problema rilevante – Müller ha risposto: «Si può differenziare tutto – e poi considerarsi anche un grande intellettuale – ma non un peccato grave che esclude una persona dal Regno di Dio, almeno non da vescovo che ha il dovere di non esibire il gusto del tempo, ma piuttosto di difendere la verità dei Vangeli. Sembra che sia giunto il tempo in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole (2 Tm 4, 3-4)».

IL SESTO COMANDAMENTO E L’ATEISMO

Secondo Müller, «l’origine di tutta questa crisi sta nella secolarizzazione della Chiesa e nella riduzione del sacerdote al ruolo di funzionario. Alla fine è l’ateismo che si è diffuso nella Chiesa. Secondo questo spirito malvagio, la Rivelazione riguardante la Fede e la morale viene adattata al mondo senza Dio, in modo che non interferisca più con una vita secondo le proprie concupiscenze e necessità. Solo il 5% dei trasgressori viene valutato come pateticamente pedofilo, mentre la grande massa dei trasgressori ha liberamente calpestato il Sesto Comandamento e ha così sfidato, in modo blasfemo, la Santa Volontà di Dio».

LA RIFORMA DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO

Il cardinale e arcivescovo tedesco ha definito «un errore disastroso» il fatto che nella riforma del Codice di diritto canonico del 1983, approvata dopo una lunga gestazione (che interessò quasi un ventennio della tormentata fase del post-Concilio, tra enormi pressioni interne ed esterne volte a “cambiare” la Chiesa), siano state attenuate e rese più vaghe le sanzioni contro gli ecclesiastici che perpetrano abusi su minori e, nello stesso canone (il numero 1395 nel nuovo Codice), sia stato eliminato pure l’esplicito riferimento alla sodomia nei peccati contro il Sesto Comandamento.

IL PROBLEMA NON è IL CLERICALISMO, MA IL SUO OPPOSTO

«È parte della crisi che non si vogliono vedere le vere cause e coprirle con l’aiuto delle frasi di propaganda della lobby omosessuale. La fornicazione con adolescenti e adulti è un peccato mortale che nessun potere sulla terra può dichiarare moralmente neutro. Questa è l’opera del diavolo – contro il quale papa Francesco spesso mette in guardia – che dichiara il peccato essere una cosa buona».

Müller smonta poi l’idea di chi, pur di non riconoscere che vi sia un problema di omosessualità e più in generale di mancanza di castità, parla subdolamente di «clericalismo». Anche qui c’è una perdita della fede. «È davvero assurdo che improvvisamente le autorità ecclesiali utilizzino gli slogan anti-Chiesa di giacobini, nazisti e comunisti contro i sacerdoti ordinati sacramentalmente. I sacerdoti hanno l’autorità di proclamare i Vangeli e di amministrare i Sacramenti di Grazia. Se qualcuno abusa della sua giurisdizione per raggiungere scopi egoistici, lui stesso non è clericale in una forma esagerata, ma, piuttosto è anticlericale, perché nega Cristo che vuole operare attraverso di lui». Solo «chi vuole essere cieco», aggiunge Müller, può negare «che i peccati contro il Sesto Comandamento del Decalogo derivano da inclinazioni disordinate e quindi sono peccati di fornicazione che escludono dal Regno di Dio, almeno finché non ci si è pentiti».

IL PRIMATO DEL PAPA E AMORIS LAETITIA

«Il primato del Papa viene minato dai sicofanti e dai carrieristi della corte papale – che è ciò che ha già detto nel XVI secolo il famoso teologo Melchor Cano – e non da coloro che consigliano il Papa in un modo competente e responsabile», ha spiegato Müller. «La sua autorità si estende sulla Fede rivelata della Chiesa cattolica e non sulle sue personali opinioni teologiche o su quelle dei suoi consiglieri», i quali possono al più «accusarmi di interpretare Amoris Laetitia in modo ortodosso». Il suo ragionamento sull’esortazione papale – rispetto a cui il teologo tedesco ha sempre detto che la si deve leggere solo in continuità con l’insegnamento di sempre della Chiesa, a partire dalle condizioni per l’accesso alla Comunione dei divorziati risposati – continua così: «Amoris Laetitia deve essere assolutamente in accordo con la Rivelazione, e non siamo noi che dobbiamo essere in accordo con Amoris Laetitia, almeno non nell’interpretazione che contraddice, in una maniera eretica, la Parola di Dio. […] Solo colui che è in stato di Grazia può anche ricevere fruttuosamente la Santa Comunione».


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