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NEWS 14 maggio 2018    di Benedetta Frigerio
Alfie, la tua luce non si spegnerà

DA LIVERPOOL. É buia, circolare, con le luci al neon colorate. Eppure fuori c’è un sole splendente. Non una nuvola, cosa non comune – dice chi ci vive – per il cielo di Liverpool. Ma la cattedrale cattolica di Cristo Re é costruita in modo che non ne entri nemmeno un raggio. Si preferiscono gli artifici umani. Solo una cappella ospita una vetrata bianca e gialla che, inondata di luce, fa apparire ancora più scuro il buio circostante, ma nello stesso tempo allarga il cuore alla speranza.

É lì che si sono celebrati i funerali di Alfie James Evans, celebrati da un canonico della cattedrale alla presenza di circa 130 invitati, in lacrime ma testimonianza di una grande dignità. Tra i presenti anche il console italiano. Il papà di Alfie,Thomas, regge la bara con gli uomini di famiglia, piange e stringe gli occhi mordendosi il labbro per trattenere il pianto. Il padre di Thomas, al suo fianco come in ogni momento difficile, gli dà forza stringendo la mano sulla spalla che regge il feretro. Il dolore assale, il male sembra aver vinto, pare che tanti sforzi, preghiere e orazioni non siano serviti a vincere il mostro dalle parvenze democratiche che cerca di strappare da Cristo i suoi preferiti, i senza macchia, gli innocenti.

Ma nel Vangelo scelto, il Signore dice di lasciare «che i piccoli vengano a me perché di essi è il regno dei cieli». Un Regno che Alfie ha portato là dove le tenebre regnavano da anni, sotto la tranquilla apparenza dell’efficienza e del progresso che invece si é dimostrato essere non meno spietato del nazismo mai debellato. Per questo il mostro fa così paura, perché la luce di Alfie lo ha mostrato nelle sue fatture terrificanti. L’abbiamo visto in faccia e fa davvero tremare. Ma la luce resta nonostante tutti cerchino di soffocarla in nome del rispetto. La mamma e il papà di Alfie, pur addolorati e stretti insieme in un dolore profondo, lo sanno. Sanno e spiegano che la missione di Alfie è solo all’inizio e sanno di averne una anche loro.

Perciò, nel grande strazio dovuto all’ingiustizia subita da uno Stato padrone che uccide i suoi figli più bisognosi con ferocia e presunzione, la famiglia di Alfie non é disperata. Numerosa e unita, resta compatta. Sa perfino sorridere, abbracciare, ringraziare, come ha sempre fatto, tutti coloro che hanno combattuto la buona battaglia. Una battaglia che continua. Che si vuole continuare, tanto che nonostante il silenzio e le parole di circostanza di una Chiesa inglese che si é messa dalla parte dei potenti, alla fine del funerale i familiari leggono delle lettere, in cui ripercorrono la lotta di Alfie, in cui si dice tra l’altro: Alfie, «ci hai uniti dietro a te, sei un’eroe nazionale».

Al rinfresco seguito al funerale, c’è una scritta luminosa con il nome del piccolo, una sua foto e i palloncini azzurri, bianchi e lilla del suo esercito (l’Alfie’s Army). Il clima è di un dolore capace di accogliere l’amore. Quindi fecondo. Ai lati della strada che accompagnava il piccolo alla sepoltura in centinaia hanno lanciato fiori, come a dire: noi non ce ne andiamo perché Alfie ha appena risvegliato dopo anni di sonno tante coscienze che non hanno intenzione di ritornare nel letargo.

Ora il delitto più grande sarebbe quello di spegnere, per illuderci che il buio non sia poi così oscuro, la luce di Alfie. Alfie va seguito fino alla fine. Fino a dare tutto. (fonte: La Nuova Bussola quotidiana)


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