martedì 12 novembre 2019
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NEWS 3 maggio 2019    di Giulia Tanel
Il guanto di Thanos e il reliquiario di S.Teresa

È uscito in questi giorni il film Avengers: Endgame che, come i prequel, sta riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica. In questa sede non è nostra intenzione ricostruire la complessa e intricata trama che rende le pellicole che vedono per protagonisti i supereroi dei fumetti della Marvel Comics, che da decenni affascinano grandi e piccini, una realtà pressoché unica. Basti qui richiamare il fatto che Thanos è il “super cattivo” disposto a tutto pur di appropriarsi delle Gemme dell’Infinito (Infinity Gems), note anche come Pietre dell’Infinito (Infinity Stones): sei oggetti molto piccoli, ovali, caratterizzati ognuno da un colore (verde, arancione, blu, giallo, rosso, viola) e un potere differente (tempo, anima, spazio, mente, realtà, potere). Ma perché Thanos vuole possederle tutte e sei? Per il semplice fatto che chi riesce nell’intento di riunirle in un unico artefatto – il cosiddetto Guanto dell’Infinito (The Infinity Gauntlet) – guadagna l’onnipotenza e l’onniscienza. E, nel caso specifico di Thanos, consente al cattivo di raggiungere l’obiettivo ultimo del suo agire: uccidere con il solo schiocco delle dita, come si è visto accadere in The Avengers: Infinity War, la metà della popolazione mondiale.

Ebbene, rispetto al Guanto dell’Infinito, un articolo uscito su Aleteia ha messo in evidenza la strana somiglianza tra quest’ultimo e «il reliquiario contenente la mano incorrotta della mistica spagnola del XVI secolo Santa Teresa d’Avila», oggi conservata nella Iglesia de la Merced, a Ronda, in Spagna. Infatti, si legge, «le somiglianze sono inquietanti sotto tutti gli aspetti. Il colore sul reliquiario d’argento dorato è esattamente come quello dell’Infinity Gauntlet e gli anelli sul reliquiario sono anche gli stessi colori delle pietre, anche se i colori sono in un ordine diverso. Mentre la Marvel non ha rivendicato una connessione tra i due, sembra probabile che qualcuno nel dipartimento di design della Marvel abbia visto la reliquia del XIV secolo e abbia archiviato tali informazioni per un uso successivo».

Il fatto che si tratti di una pura coincidenza sembra dunque abbastanza improbabile ma, a ben vedere, nelle trame della Marvel è possibile ritrovare altri richiami interessanti. Per esempio, è sempre Aleteia, in un altro articolo, a sottolineare come la permanente lotta tra il bene e il male che contrappone gli eroi “buoni” ai “cattivi” possa contenere un richiamo alla dottrina di Sant’Agostino. Il male altro non è, infatti, che «una corruzione delle virtù e dei doni che Dio ci ha dato. E questa corruzione viene da noi. “Perché il male non ha natura positiva”, scrive <Sant’Agostino> nella Città di Dio; “Ma la perdita del bene ha ricevuto il nome di ‘malvagio’”. Proprio come l’oscurità non è un tipo di luce ma l’assenza di esso, così il male è l’assenza di bene, in parte o tutto. Non è una cosa: è un vuoto nell’anima di qualcuno». E la maggior parte dei cattivi che si incontrano nei film della Marvel «fanno del male (per quello che vedono) per buone ragioni, o fanno del male perché mancano di qualcosa di buono».

Oltre a questo, vi è stato chi ha colto nel fatto che Thanos faccia di tutto per distruggere la metà della popolazione, da lui considerata sbilanciata in quanto sovrabbondante, un richiamo alla teoria elaborata alla fine del Settecento da Thomas Robert Malthus (peraltro settimo nato di una famiglia benestante e a sua volta padre di tre figli), che ha poi ispirato la corrente del malthusianesimo, secondo la quale è necessario uno stretto controllo delle nascite per preservare l’umanità (superstite) dai danni derivati dalla sovrappopolazione…

Insomma, traendo le conclusioni, pur senza volersi fare promotori di una “dietrologia cattolica” che non trova conferme ufficiali, il dato di fatto è che la Marvel lascia – ancora una volta – il segno.


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