giovedì 17 ottobre 2019
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NEWS 3 ottobre 2019    di Andrea Zambrano
Bonassola, la guerra delle campane

Nelle redazioni le chiamano storie da strapaese. Sono quelle che infiammano i cittadini per questioni di vita quotidiana e sono così ghiotte da diventare appetibili anche per la cronaca nazionale. Le storie da strapaese sulle campane silenziate poi, sono quasi un genere letterario che infiamma più o meno tutti. A Bonassola a infiammarsi in questi giorni sono in 800 residenti meno uno. Tanti infatti ne conta il paesino sul mar Ligure di Levante che si è visto finire sulle prime pagine dei giornali a causa di una iniziativa di un residente che ha protestato col parroco. Il motivo? Le campane sono moleste.

Questa la tesi che non è stata però supportata da molti dettagli. Insonnia? Improbabile visto che a Bonassola il parroco don Giulio Mignani è stato così comprensivo con il vicino di casa da posticipare di mezzora lo scampanio dell’Ave Maria che dà inizio alla giornata: non più le 7 del mattino, ma le 7.30. Ma il residente, che si dice sia un avvocato, non si è dato per vinto e ha minacciato le vie legali per silenziare del tutto il dolce scampanìo che da secoli accompagna la vita del borgo ligure come delle migliaia di borghi e – appunto – campanili dello stivale. Eh sì, perché l’Italia è un Paese fondato sui campanili tanto che già nel Medioevo la costruzione della chiesa avveniva sempre a fianco della torre civica e quando questa non c’era, stai pur sicuro che veniva eretta proprio di fianco alla chiesa.

A Bonassola dunque i cittadini si sono espressi dato che il parroco ha dato loro la parola. Ed è stato decretato a maggioranza bulgara che il campanile e le campane non si toccano. Un referendum forte del quale il parroco ha mostrato tutta la sua decisione alle telecamere nazionali che sono scese a mare per saperne di più. Curioso che a difendere le ragioni del campanile ci sia un paese intero che tra pagine Facebook e lenzuola esposte dalle finestre ci ha letteralmente messo la faccia per una causa giusta. E altrettanto curioso che la parte del “cattivo” (absit iniuria verbis) la faccia una sola persona che anonimamente e senza rappresentare nessuno è capace di sfidare un paese intero. Sembra una metafora della lotta tra il bene e il male – non ce ne voglia il misterioso avvocato infastidito -, dove il male agisce sempre nel nascondimento e il bene invece viene gridato sui tetti. Il male qui è il silenziare un simbolo cristiano e civile incontestabile. Anche questo, in fondo è strapaese.

Scende in campo anche la scienza che si è interrogata sulla «voce di Dio» della cultura popolare cristiana. Toglierla ai fedeli comporta anche il privarli di un motivo di benessere fisico. Parla il neurologo che, intervenendo nella querelle delle campane di San Giorgio è arrivato alla conclusione che quel suono «va salvato». Di più: «Silenziare le campane lo ritengo oltraggioso nei confronti dell’uomo stesso», ha detto a La Nazione il dottor Mauro Porta, responsabile per la sezione Neurologia e psicologia del Centro Tourette. Lo specialista ha affrontato scientificamente il tema del rumore delle campane osservando che lo «scampanio tradizionale è un suono archetipico che ha grande importanza in quello che sarà lo sviluppo futuro dell’uomo».

Insomma: il suono delle campane fa bene prima di tutto al cuore, capace di sciogliersi come un panetto di burro. Lo sa bene l’Innominato che nei Promessi Sposi conclude la sua notte disperata e insonne passata a rimuginare quel “Dio perdona molte cose per un’opera di misericordia” e che, soltanto ascoltando le campane a festa della domenica incomincerà la sua personale liberazione promettendo il suo salvifico: “La libererò”. Una notte insonne, e poi uno scampanio festoso e domenicale per riconciliarsi con tutti. E’ quello che auguriamo a questo stimato professionista che vuol silenziare le campane di Bonassola.


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