mercoledì 13 novembre 2019
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NEWS 10 maggio 2019    di Giulia Tanel
È maschio e si chiama Archie. Alla nonna pare non piaccia il “gender fluid”

A meno di un mese dalla nascita di Baby Sussex era rimbalzata la notizia secondo cui Meghan, riportava il Daily Mail, avrebbe detto a degli amici che lei e il marito vorrebbero «crescere il loro bambino con un approccio “gender fluid” e che non imporranno alcun stereotipo».

Come si tradurrà questo intento nella realtà non è dato di sapere, anche se è lecito supporre che non si arriverà a situazioni “estreme” come quelle adottate con i loro figli da Paloma Faith o da Kate Hudson. «Avranno il bambino e poi decideranno come allevarlo», ha dichiarato in merito una fonte vicina alla coppia. «Se scelgono di seguire un percorso neutrale rispetto al genere, ci sarà un equilibrio. Se è un ragazzo, lo vestiranno come un ragazzo e se è una ragazza, la vestiranno come una ragazza. Ma ciò di cui non saranno entusiasti è costringere i loro figli a conformarsi ad altri stereotipi di genere». Quel che nel frattempo è trapelato è che la stanza del figlio dei Duchi, a Frogmore Cottage, non è caratterizzata da “colori di genere”, bensì da «toni naturali e grigi» e che «la vernice usata è vegana e infusa con oli essenziali di rosmarino ed eucalipto».

Apparentemente niente retrogradi canoni sessisti, dunque, eppure il dato di fatto è che, durante la prima intervista rilasciata da neo-papà, Harry non ha potuto fare a meno di annunciare la nascita di un «sanissimo maschietto», mentre sul profilo Instagram @sussexroyal è apparsa la scritta «It’s a boy» su sfondo azzurro: nulla di più stereotipato, insomma. E non meno schierati sono stati i media: «È nato il royal baby di Meghan e Harry, è maschio», «Nato il royal baby di Harry e Meghan, è maschio. Parto non in casa, ma in clinica privata», «Il royal baby è nato, Meghan e Harry sono genitori: “È un maschio”»… sono solo alcuni esempi dei titoli che si sono rincorsi lunedì 6 maggio per annunciare l’attesissima nascita di quello che è diventato il pronipote più giovane di Sua Maestà, il settimo in linea di successione al trono.

Solo un paio di giorni dopo la nascita è quindi stato reso noto il nome del bimbo, che ha sorpreso tutti: Archie Harrison Mountbatten-Windsor. Una scelta, anche qui, non propriamente “neutral”, se si guarda al significato del nome: «Archie», riporta infatti Quotidiano.net, «è il diminutivo di Archibald, nome di origine germanica che deriva dalla fusione tra gli elementi ercan (leale) e bald (coraggioso): può essere tradotto come “franco e forte”. Il secondo nome Harrison significa invece “figlio di Harry” e sarebbe proprio un tributo al Duca».

Insomma, i primi atti seguenti alla nascita di Baby Sussex sembrano essere all’insegna del dato di realtà, che vuole tutti maschi o femmine. Che dietro questo cambio di prospettive ci sia la mano della Regina, che su certe idee “tradizionali” pare non essere disposta a scendere a patti con la modernità? Probabile. E questo forse anche alla luce del fatto che, in virtù della legge denominata “The Grand Opinion for the Prerogative Concerning the Royal Family”, introdotta da re Giorgio I nel 1717, è proprio la Regina ad avere la custodia legale su figli, nipoti e bisnipoti minorenni, e quindi anche sul piccolo neonato.

Ad ogni modo, tempo al tempo: presto l’impronta educativa scelta da Harry e Meghan diventerà più chiara. Per intanto, benvenuto Archie Harrison e «benvenuti nel club dei genitori privati di sonno» – come hanno scherzato Kate e William – a mamma e papà!


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