domenica 21 aprile 2019
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NEWS 3 aprile 2019    di Giuliano Guzzo
Fusaro: “La tecnica globalizzata produce oscuramento dell’umanità, ci vuole la famiglia”

La tredicesima edizione del Congresso mondiale delle famiglie, da poco conclusosi a Verona, è stata oggetto di incredibili e ferocissime critiche alle quali, però, sono corrisposte inaspettate manifestazioni di solidarietà e vicinanza. Per quanto riguarda la solidarietà, esemplare rimane l’intervento del giornalista radiofonico Beppe Cruciani, mentre la vicinanza è arrivata da figure come il filosofo Diego Fusaro il quale non ha risparmiato critiche pesanti proprio ai critici della tre giorni.

«È tragicomico», ha commentato il giovane intellettuale di formazione marxista, «vedere a Verona masse di giovani che manifestano contro la famiglia, quando sono essi stessi impossibilitati a farsene una per via del precariato e della disoccupazione. Il capolavoro del turbocapitale: schiavi che, con ebete euforia, lottano per le proprie catene».

Fusaro, con la sua graffiante intelligenza, non ha risparmiato critiche neppure ai sindacati: «La Cgil in piazza contro le famiglie a Verona contro il congresso delle famiglie. Ma quando i sostenitori del turbomondialismo cancellavano l’articolo 18 non si sono visti granché in piazza, ricordate? Le sinistre fucsia, nemiche della classe lavoratrice e docili ancelle del padronato cosmopolitico». Proprio per queste prese di posizione coraggiose, Il Timone ha scelto di contattare il filosofo rivolgendogli quattro brevi domande.

Professor Fusaro, cosa risponde a chi dice che difendere la famiglia è medievale?
«Mi pare una questione mal formulata, perché presuppone una linearità del progresso per cui tutto ciò che viene dopo viene dopo è automaticamente meglio di ciò che vi era prima. Questa è la classica ideologia del progresso. Come si può infatti sostenere, seguendo un simile ragionamento, che Platone sia peggio di Popper o che le dottrine di Aristotele siano state superate da quelle di Habermas? Il concetto di progresso è ampiamente discutibile».

E lei cosa pensa della famiglia?
«A mio giudizio il concetto di famiglia – come scrivo nel mio libro “Il nuovo ordine erotico. Elogio dell’amore e della famiglia” – è uno di quei baluardi etici, che chiamerei con Hegel una “radice etica fondamentale” che garantisce stabilità, eticità e resistenza all’atomizzazione promossa dal capitalismo globale, che sta dissolvendo tutto per trasformare la società in un globale mercato per consumatori sradicati. Di qui un’ostilità obbligata verso la famiglia, facendo more solito apparire progressista ciò che è tale solo per il capitale; un’ostilità che tocca il culmine dell’idiozia con la protesta da parte di giovani che manifestano contro una famiglia che mai potranno farsi in quanto precarizzati e disoccupati grazie alle logiche del capitale»

A proposito di famiglia, come commenta la notizia di Uma Louise, nata lunedì 25 marzo a Omaha, in Nebraska, sostanzialmente nata da un incesto avvenuto in laboratorio e regolamentato da un contratto (ha due “padri” ed è stata portata in grembo dalla mamma di suo padre, dunque dalla donna)?
«Direi che si tratta delle follie del tecnocapitalismo contemporaneo. In un mio libro di prossima uscita – che si intitola “La notte del mondo” – Marx, Heidegger e il tecnocapitalismo” chiamo tutto questo con un verso di Hölderlin, appunto, la Weltnachtl, la notte del mondo. La tecnica globalizzata sta producendo questo oscuramento dell’umanità e del nostro rapporto con il mondo che si traduce in queste scene di ordinaria follia di cui abbiamo avuto qui una triste esemplificazione».

Chi vincerà, secondo lei, lo scontro tra la famiglia e la cultura dominante disgregatrice? Una società senza famiglia non è mai esistita…
«Guardi, voglio essere molto sincero. Penso che le lotte per la famiglia porteranno a un risultato concreto solo se sapranno tradursi in una più generale lotta contro il capitale. Questo perché lottare contro la distruzione della famiglia – prodotto dell’andamento della globalizzazione mercatistica – senza lottare contro la globalizzazione mercatistica, significa dimenticare le cause lottando contro gli effetti. Lottare per la sola famiglia rischia quindi essere un fallimento, dato che le microconflittualità isolate e la loro frammentazione non fanno che favorire il potere dominante, che è appunto quello globale e mercatistico».

 

 


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