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NEWS 3 marzo 2017    
9600 gli ebrei protetti in Vaticano, dice l’archivista di Stato. La «leggenda nera» su Pio XII non tiene
Nel 1943/44 migliaia di ebrei trovarono protezione grazie all’impegno sistematico del Vaticano. Se finora i numeri esatti non era noti a tutti, è stato il responsabile dell’Archivio Storico della segreteria di Stato Vaticano, Johan Ickx, a rivelarli con precisione.

Quasi 5.000 ebrei vennero ospitati e nascosti nei monasteri cattolici, 3000 trovarono rifugio nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, 1460 nelle case cattoliche, 60 in edifici italiani in terreno extraterritoriale e 40 direttamente in Vaticano. Queste cifre sono emerse dai documenti degli archivi vaticani, ha spiegato il prof. Ickx durante una recente conferenza dal titolo “Politica dei rifugiati dal 1933 fino ad oggi: sfide e responsabilità“.

Un’operazione silenziosa quella del Vaticano, ne ha parlato anche Papa Francesco: «Al povero Pio XII è stato buttato addosso di tutto. Ma bisogna ricordare che prima era visto come il grande difensore degli ebrei. Ne nascose molti nei conventi di Roma e di altre città italiane, e anche nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Lì, nella stanza del Papa, sul suo stesso letto, nacquero 42 bambini, figli di ebrei e di altri perseguitati rifugiatisi lì».

Il saggista francese Matthieu Baumier, rispondendo alle accuse dell’anticlericale Michel Onfray, ha giustamente spiegato: «Tra il 1934 e il 1937 il 35% dei preti cattolici tedeschi subì interrogatori nelle sedi della Gestapo. In Baviera si registrò la chiusura di 150 scuole cattoliche tra il gennaio e l’aprile del 1937. Le persecuzioni e gli omicidi spiegano bene la prudenza del cardinale Pacelli, il quale, una volta eletto papa, imparerà a non mettere in pericolo i cattolici con dichiarazioni troppo forti o impulsive. Pio XII era stato testimone diretto delle persecuzioni, e proprio per questo conosceva l’importanza della discrezione quando si trattava di salvare esseri umani che si trovavano a vivere in un regime totalitario» (M. Baumier, Antitrattato di ateologia, Lindau 2006, p. 203-208).

La dimostrazione la si ebbe con la pubblicazione dell’enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge, il 21 marzo 1937. Una denuncia pubblica del nazismo, scritta appositamente in tedesco. La Gestapo impedì la diffusione del testo, la Gioventù Hitleriana «saccheggiò molte sedi vescovili tedesche, i preti vennero aggrediti, il vescovo di Rottenburg fu cacciato dalla sua diocesi. Hitler proibì ai vescovi di diffondere l’enciclica e fu letta come un atto politico antinazista». Il card. Pacelli fu il principale estensore della Mit brennender Sorge e si accorse della controproducente iniziativa, per cattolici ed ebrei, il denunciare pubblicamente il nazismo.

Sono tanti gli storici e religiosi ebrei a riconoscere tutto questo. Pinchas Lapide, ex console d’Israele a Milano, ha scritto: «La Chiesa cattolica, sotto il pontificato di Pio XII, ha salvato 700.000 ebrei da morte sicura. Secondo alcuni addirittura 860.000» (P. Lapide, Roma e gli ebrei, Mondadori 1967). L’ex rabbino conservatore di New York, David Dalin, oggi professore di Storia e Scienza Politica nella Ave Maria University in Florida, ha a sua volta affermato: «Tutti i sopravvissuti dell’Olocausto testimoniano che Pio XII è stato autenticamente e profondamente un Giusto» (D. Dalin, La leggenda nera del Papa di Hitler, Piemme 2007). L’ebreo Gary Krupp, fondatore della “Pave the Way Fondation”, ha dichiarato: «Sono cresciuto odiando Pio XII, poi ho scoperto che era un eroe».

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