martedì 21 maggio 2019
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NEWS 25 febbraio 2015    
Il cortometraggio «Feast» vince l’Oscar. Storia di un amore normale che mette su famiglia. Deo gratias

Feast − diretto da Patrick Osborne − è il cortometraggio di animazione della Disney che veniva proiettato nei cinema prima di Big Hero 6, film di Natale 2014. Il 22 febbraio 2015 è stato premiato con un Oscar come miglior cortometraggio di animazione. Feast è, un animatore che ha lavorato a Ralph Spaccatutto e a Bolt, e racconta una piccola storia d’amore, vista dagli occhi di Winston, un boston terrier che mangia qualsiasi cosa.

Solo pochi minuiti per una trama lineare, pulita. Una storia d’amore «tra un uomo e una donna», dicono, anzi enfatizzano i tiggì, visto che oramai una relazione sentimentale tra maschio e femmina, e per giunta non adulterina, è una cosa da veri reazionari e fa notizia – vista di riflesso, anzi “sottomisura”, dato che non il piano americano e nemmeno la carrellata in campo lungo, bensì la visuale di un cagnolino, Winston, è la prospettiva narrante di questo corto. Tutto dunque attraverso i suoi occhi e le sue emozioni. Il lui della storia è uno scapolone che impara a tenersi compagnia affezionandosi a Winston. Si divertono, si coccolano, si mangiano un mucchio di “schifezze”, patatine, junk food e cose così. Poi qualcosa d’improvviso accade, e dev’essere cosa seria visto che stravolge la vita, ribaltando addirittura le abitudini. Tant’è che appunto la dieta cambia, e cagnolino e padrone adesso si nutrono meglio, cibo più genuino, ingredienti più salutari. Nella vita di lui, infatti è entrata una lei, una lei dalle inconfondibili scarpette verdi, ed evidentemente ne risente anche l’esistenza di Winston. Più ordine, più regolarità, più cura, in una parola più bellezza. Si chiama innamoramento. Ma la vita non è mai solo una passeggiata. Lui e lei a un certo punto vanno in crisi, si allontanano, si perdono. Solita tiritera sulla coppia in crisi e l’amore che non dura tanto per essere à la page e stare al passo coi tempi? No, perché lui e lei si ritrovano, si riappacificano, si capiscono, si comprendono, si amano. E si sposano, lei in abito bianco. Passano poi i mesi che da che mondo è mondo ci vogliono e il matrimonio di lui e di lei viene allietato da un piccolino che sbuca sorridente da una culla, tutto secondo natura, tutto come Dio comanda. Abbiamo appena scritto che la vita non è mai solo una passeggiata. Appunto. Lo è anche. E bella. E normale. Come la storia che Feast, una volta tanto, ci racconta. Deo gratias.

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