sabato 23 febbraio 2019
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NEWS 20 giugno 2018    di Ermes Dovico
La causa di Chesterton a un punto cruciale

È da un po’ che se ne parla, ma adesso l’inchiesta sulla possibile apertura della causa di beatificazione di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), il grande scrittore e giornalista inglese, è a un punto decisivo. Come riporta il Catholic Herald, il canonico John Udris, incaricato nel 2013 di esaminare l’opportunità di aprire la causa, ha fatto presente che conta di terminare la sua indagine entro l’estate. A quel punto la palla passerà al vescovo di Northampton (la diocesi in cui Chesterton visse dal 1909 alla morte) Peter Doyle, che dovrà decidere se aprire o no la causa. Come ha spiegato Udris, il vescovo “vorrà ovviamente consultarsi con la Conferenza episcopale e con la Congregazione delle cause dei santi” prima di risolversi in un senso o nell’altro: in caso affermativo Chesterton verrebbe dichiarato Servo di Dio, primo passo della procedura canonica in vista di un’eventuale proclamazione della santità.

Udris, secondo quanto riferisce il Telegraph, ha spiegato che già ci sono fedeli che lo invocano e, in particolare, delle coppie infertili hanno richiesto l’intercessione di Chesterton, il quale sposò Frances Blogg nel 1901 e non riuscì ad avere figli. Chiaramente, l’accertamento di un potenziale miracolo riguarderebbe una fase successiva (la proclamazione a beato e poi a santo), ma il fatto che i fedeli lo preghino è un primo indizio della sua fama di santità. In proposito, non si può non ricordare che già l’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, non solo si era espresso favorevolmente per l’apertura della causa ma aveva anche approvato una preghiera a Chesterton tre giorni prima di diventare Papa.

Ma perché sarebbe importante il riconoscimento della santità di Chesterton? Udris lo ha definito un “modello enorme” per la Chiesa. Di certo, questo scrittore straordinariamente prolifico e originale, amante dei paradossi e dei giochi di parole, convertitosi al cattolicesimo nel 1922 al culmine di un lungo cammino interiore, capace di inventare un personaggio geniale – padre Brown (ispiratogli dal sacerdote irlandese John O’ Connor, che fu uno dei protagonisti della sua conversione) – apprezzatissimo anche da intellettuali con una visione opposta a quella della Chiesa (Antonio Gramsci disse che padre Brown “batte Sherlock Holmes in pieno”), potrebbe arricchire la già splendida antologia di santi, con un esempio dirompente e nel suo insieme del tutto atipico. Un esempio che con i suoi scritti ha contribuito alla conversione al cristianesimo di Clive Staples Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, senza dimenticare la stima che avevano di lui altri grandi della letteratura, su tutti il cattolico J.R.R Tolkien e l’agnostico Jorge Luis Borges (“nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton”, disse lo scrittore argentino).

La bellezza della sua persona era già stata riconosciuta dalla Chiesa del tempo. Sotto Pio XI gli venne conferito il titolo di cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno e quando lo scrittore morì, nel 1936, lo stesso pontefice scrisse un telegramma per ricordare il “devoto figlio della Santa Chiesa, difensore ricco di doti della Fede cattolica”.

Tra gli uomini di Chiesa oggi più convinti della santità di Chesterton c’è Robert Barron, vescovo ausiliare di Los Angeles, che ha inviato una lettera a Doyle per sostenere la causa dello scrittore inglese: “Quando qualcuno dice che la fede è qualcosa di soffocante, burbero e puritano, io gli consiglio di leggere anche un solo paragrafo di Chesterton”, ha detto Barron, che poi ha spiegato il perché sia arrivato il tempo di riconoscerne formalmente la santità: “Io ammiro la sua efficacia da evangelista e ciò che lo rende convincente in modo unico è la sua gioiosa, fiduciosa espressione dell’ortodossia, che rimane un antidoto al prevalere dello scetticismo, del materialismo e del cinismo dei nostri tempi […]. Perché è il momento giusto? Perché questo mondo sta diventando sempre più secolarizzato, specialmente l’Occidente. Lui amava i suoi avversari intellettuali e contava atei tra i suoi amici più stretti […]. Abbiamo perso l’arte di una discussione caritatevole e religiosa, di dire la verità nella carità, come insegnava san Paolo. E Chesterton ci può insegnare a recuperarla”.

 


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