giovedì 17 ottobre 2019
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NEWS 6 novembre 2018    di Giulia Tanel
La conversione di una giovane cinese: «Il cattolicesimo è la vera teologia»

Nonostante il Sinodo dei giovani si sia ormai concluso, con alcune criticità che non abbiamo mancato di sottolineare (qui e qui), fa piacere richiamare la forte testimonianza di conversione portata in quella sede dalla studentessa cinese Wenxuan Yuan. Una storia, la sua, che assume un valore ancora più importante alla luce dei recenti accordi tra il Vaticano e la Cina sulla nomina dei vescovi.

LA CONVERSIONE: DALLE TENEBRE ALLA LUCE

Wenxuan Yuan entra per la prima volta in una chiesa cattolica da bambina e rimane colpita dalla sua bellezza, ma soprattutto da una frase dell’Apocalisse di Giovanni che ha modo di leggere e che non è più uscita dalla sua mente: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Ap 1, 17-18).

Racconta la giovane: «Non capivo appieno il significato di queste parole, ma non riuscivo a smettere di pensarci, continuavo a visitare la chiesa ancora e ancora». Fino a quando, alla tenera età di 14 anni, decide di convertirsi al cattolicesimo perché in esso trova la verità: «Non è solo una teologia migliore», ha affermato Yuan, «è la vera teologia».

Ed è così che, nel cammino di conversione, l’adolescente scopre la luce di Dio e ha modo di sperimentare «una libertà che non avevo mai avuto prima. Per la prima volta, non avevo nulla da nascondere al mio cuore».

APOLOGETICA IN UNA CINA SEMPRE PIÙ DEVASTATA

Nella Chiesa, Yuan trova una casa e una fonte di grazia impensata. Un tesoro che non può fare a meno di condividere con i suoi amici, nella maggior parte dei casi privi di qualsivoglia nozione in merito al cattolicesimo: «Quando ero al college», afferma, «ogni fine settimana cercavo di portare uno dei miei amici a Messa e l’ho fatto per diversi anni».

Interessanti sono le reazioni dei giovani all’ascolto della Parola di Dio, che muovevano da un iniziale: «È bellissima», per arrivare a un certo scetticismo: «È scioccante. Stai credendo in cose pazze». Un’affermazione, quest’ultima, che Yuan non nega, ma che anzi rimarca e rilancia con un sorriso: «È scioccante e ci stiamo credendo».

Questa missione apologetica di Yuan va inserita nel contesto cinese, laddove, ha affermato suor Teresina Cheng ad AsiaNews, tranne qualche rara eccezione «i giovani cattolici hanno paura di rivelarsi come tali, per paura di essere considerati “strani” o una minoranza». Tanto che, ha chiosato con timore la sorella, in Cina la fede è «in pericolo di svanire».

SANTA TERESINA: UN MODELLO PER AMARE

Dove ha dunque trovato la forza la giovane Yuan? Nella «tradizione vivente della Chiesa» e, in particolare, nell’esempio di santa Teresina di Lisieux. Da lei ha infatti imparato «l’eroica battaglia della carità e del sacrificio di sé», oltre al fatto di «pregare per i sacerdoti», che hanno il delicato compito di essere nostri pastori.

In questa fedeltà, Yuan ha visto la sua vita cambiare, a partire dal modo di relazionarsi con gli altri: «Ho imparato», ha affermato, «che tutte le persone sono create da Dio a Sua immagine e quindi meritano il mio amore. Devo ammettere che a volte trovo difficile amare alcune persone, trovare Cristo in loro. Tuttavia, Dio mette il Suo amore in me e quell’amore mi spinge ad avvicinarmi a quelle persone, e in realtà finisco per essere amica di molti di loro. È davvero un’esperienza trascendente essere guidata da un amore che va oltre la tua comprensione».


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