martedì 15 ottobre 2019
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NEWS 13 giugno 2014    
L’Italia delle donne in carriera? «Creerà  una generazione di sociopatici. Cosa come fece la DDR»

Più o meno nel 2050 sarà in circolazione nel nostro paese una moltitudine di sociopatici, disadattati, affettivamente squilibrati. Lo afferma Remo Lucchi, storico patron di GFK Eurisko e autorità riconosciuta nel campo delle ricerche sociali e di mercato. Perché? Perché la società italiana si è completamente ribaltata, soprattutto per quello che riguarda il ruolo dell’uomo e della donna.

Le donne non hanno abbandonato sostanzialmente i propri ruoli tradizionali di madri, mogli e caregivers, ma hanno al contempo iniziato a svilupparsi come professioniste e individui. Le loro aspirazioni e esigenze si sono avvicinate, sotto questo aspetto, a quelle degli uomini che presidiavano questi ruoli. Il risultato immediatamente osservabile, spiega Lucchi, è il drastico calo delle nascite annue in Italia: dimezzate rispetto agli anni 1960 (da più di un milione a poco più di 500mila nuovi nati nel 2013).

Ma c’è molto di più: le donne che hanno avuto figli dedicano sempre meno tempo a trasferire loro fisicamente affetto. Si tratta di una trasformazione i cui effetti non sono immediatamente riscontrabili, ma che a lungo andare porta proprio alle nefaste conseguenze descritte inizialmente.

Se è vero, infatti, che la mancanza di affetto – ricorda Lucchi – provoca squilibri psicologici deleteri, i bambini di oggi, figli di madri sempre più dedite alla carriera e a se stesse, domani saranno adulti squilibrati. In sostanza, quello che è stato vero per i neonati della DDR, sottratti in fasce alle madri operaie destinate a produrre per lo Stato e allevati in massa nei nidi pubblici ad apertura estesa, potrebbe ancora accadere: turbe, difficoltà di sviluppo, patologie sociali, immaturità affettiva.

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