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NEWS 15 marzo 2016    
Perù, 750.000 in Marcia per la Vita. Cipriani: l’aborto è un assassinio, non faremo la fine dell’Europa

di Lola González Giraldós

 

In Perù, a Lima, si è tenuta sabato scorso la Marcia per la Vita che ha visto la partecipazione di più di 750.000 persone.

L'arcivescovo di Lima, il cardinale Cipriani, ha chiuso la manifestazione riaffermando la ferma condanna dell'aborto e l'impegno della Chiesa peruviana in difesa dei diritti dei nascituri.

«Non possiamo permettere che l'aborto sia propagandato come un diritto, non è un diritto, è un assassinio!» ha detto Cipriani nel suo intervento, chiedendo allo stesso tempo preghiere per quelle donne che hanno abortito. Perché «per la donna che per qualsiasi motivo, per la sua debolezza, è caduta nella disgrazia dell'aborto c'è bisogno di perdono».

L'arcivescovo di Lima ha denunciato in varie occasioni le pressioni di diverse organizzazioni internazionali per convertire l'aborto in un diritto. Lo scorso 6 febbraio nel suo programma radiofonico settimanale, «In dialogo sulla fede», ha criticato la posizione dell'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che spinge per la legalizzazione dell'aborto nei Paesi affetti dal virus Zika e ha qualificato coloro che promuovono queste soluzioni come degli «Erodi in giacca a e cravatta».

Nello stesso programma, alcune ore prima di dare inizio alla Marcia per la Vita, Cipriani ha incoraggiato i peruviani a prendere parte al corteo «in nome di coloro che sono meno protetti, sono senza voce, ma sono i più preziosi».

«Il Perù è in prima fila con altri paesi latinoamericani nella difesa della vita» ha ricordato con orgoglio il cardinale. «Non può esserci un’istituzione, una campagna, un'industria che si dedichi a eliminare la vita nel grembo di una madre. Quello che vedo accadere in vari paesi d’Europa non può avvenire anche da noi, è inumano» ha detto al rientro da un viaggio a Roma.

In Perù l’aborto è un delitto, condannato salvo in caso di pericolo per la salute della madre. Negli ultimi mesi tuttavia si è aperto un dibattito per la sua depenalizzazione in casi di violenza.

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