venerdì 20 luglio 2018
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NEWS 9 luglio 2018    di Ermes Dovico
Il politico arcobaleno e la libertà religiosa da calpestare

Più passa il tempo e la società «progredisce» secondo i loro desideri, più vengono allo scoperto. Inizialmente il movimento arcobaleno aveva assicurato che i «diritti gay» non avrebbero messo in pericolo la libertà religiosa e fior di radical chic erano andati sostenendo la stessa cosa, sebbene fosse evidente, oltre al disordine morale di quanto proposto (riconoscimento legale di unioni contronatura, adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, ecc.), la fallacia del ragionamento, visto che non esiste un diritto neutro. Adesso non ci si pone più di tanto il problema di dissimulare, come dimostra da ultimo il caso dello speaker della Camera dei comuni, John Bercow, che il 4 luglio, a un ricevimento organizzato da Pink News, sito Internet che si occupa di propagandare le istanze dell’omosessualismo, ha affermato esplicitamente che i «diritti gay» devono avere la precedenza sulla libertà religiosa.

Secondo il politico inglese, che occupa la carica di speaker dal 2009, «i diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali, dei trans non sono i diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali, dei trans, sono diritti umani, e questa mi sembra essere l’incontrovertibile conclusione di ogni considerazione seria su questi argomenti». Insieme alla perentorietà del suo discorso, si può rilevare l’abuso che si fa dell’espressione «diritti umani», divenuta un calderone dove poter mescolare tutto e il contrario di tutto. Veniamo al punto caldo. Bercow ha detto di «rispettare i diritti delle persone di seguire e professare una fede», ma ha poi aggiunto: «Quando c’è un conflitto tra l’adesione di qualcuno alla fede, da un lato, e il riconoscimento e dimostrazione di rispetto per i diritti umani, la seconda deve sconfiggere la prima».

Life Site News ha fatto al riguardo una panoramica dei conflitti sorti recentemente nel Regno Unito, che oppongono le pretese dei gruppi Lgbt alla libertà religiosa e di coscienza: le nuove linee guida sui cosiddetti «crimini d’odio», pubblicate dalla polizia metropolitana di Londra, in cui basta che un semplice discorso sia «percepito» come offensivo per essere sanzionati, senza che sia necessario per colui che accusa fornire elementi oggettivi; l’ispezione governativa che ha minacciato di chiudere una scuola ebraica per bambine dai tre agli undici anni, perché si rifiuta di parlare loro delle tematiche del transessualismo, come «la riassegnazione del sesso»; la proposta governativa di bandire le terapie riparative, che altro non sono che un atto di carità verso coloro che si sentono a disagio con la propria attrazione verso persone dello stesso sesso e cercano un aiuto per superarla; la scuola elementare dove è stato proibito ai bambini di riferirsi ai loro compagni «transessuali» con i nomi e pronomi che indicano il loro sesso biologico.

A ciò si possono aggiungere i tanti altri casi relativi ai Paesi che hanno approvato legalmente unioni tra persone dello stesso sesso, con pasticcieri, fiorai, impiegati dell’anagrafe e altri lavoratori comuni denunciati alla magistratura per non aver voluto prestare la loro opera a favore di «nozze gay» o per essersi rifiutati di registrare dei fasulli certificati di nascita, da cui risultano bambini figli di «due mamme» o «due papà».

Come la pensa Bercow su questo genere di conflitti? Basti dire che nello stesso incontro con Pink News il presidente della Camera dei comuni ha definito la Section 28, una norma degli anni Ottanta (abrogata nel 2003) che proibiva la promozione dell’omosessualità a scuola, «il più pernicioso atto legislativo del dopoguerra». Insomma, chi si oppone alle tematiche gay in classe deve cedere il passo. Per Bercow, che ha voluto aggiungere la bandiera arcobaleno nel suo stemma, non fa invece alcun problema l’Abortion Act del 1967, con cui è stato legalizzato l’aborto nel Regno Unito (Irlanda del Nord a parte) e sono stati uccisi circa nove milioni di bambini. Anzi, lo speaker, un ex conservatore, ha spinto per cercare di estendere l’aborto legale all’Irlanda del Nord e per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, che comporta l’alterazione e distruzione di embrioni; nel 2008 ha perfino sostenuto un emendamento per sanzionare – con una pena fino a due anni di carcere – quei medici, infermieri o ostetriche che si adoperano per convincere una donna a rinunciare all’aborto, un anticipo della legge approvata nella vicina Francia nel febbraio 2017, che oltre a consentire il male (la soppressione del bambino in grembo) persegue penalmente il bene (chi informa e aiuta le donne a dire «sì» ai loro bambini).

Prima di assumere la carica istituzionale di speaker, Bercow era membro dell’All-Party parliamentary humanist group, un gruppo trasversale ai partiti, che riunisce atei, agnostici ed esponenti del cosiddetto umanesimo secolare, approccio filosofico fortemente scientista e individualista, che rifiuta a priori il soprannaturale (come già facevano illuministi e positivisti), escludendolo da ogni campo di riflessione, specialmente morale. Questo è il retroterra culturale di Bercow, con un’ostilità di fondo alla religione e al cristianesimo in particolare. I risultati – liberticidi – si vedono.


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