giovedì 23 maggio 2019
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NEWS 15 luglio 2015    
Qual è il grande segreto della vera missione? Mitezza, pazienza, coraggio. Come in un bel film, ma vero

di Genevieve Philipp


Gli evangelizzatori? Non sono quelle persone che giudicano e urlano che pecchi sempre? Questo video tratto dal film Mission illustrata una prospettiva diversa.

Evangelizzare non significa imporre Cristo agli altri? No, questo è uno stereotipo sfortunato. Il sacerdote gesuita di questo video fa tutto fuorché imporre; è vulnerabile, paziente e comprensivo. È anche un evangelizzatore. Visto che ciascuno di noi è chiamato a evangelizzare, cos'è realmente un evangelizzatore?

La gente che evangelizza è semplicemente quella che diffonde Cristo, e Cristo era amorevole – non ipocrita o uno che giudicava gli altri. I modi di diffondere Cristo hanno una varietà uguale a quella della gente chiamata a farlo. Padre Gabriel era chiamato ad essere missionario in America Latina, sacerdote e musicista.
 

Come sei chiamato a evangelizzare tu?

Mission inizia con i pericoli della giungla e mostra un sacerdote morto nello sforzo di convertire i nativi. Gli altri sacerdoti non rinunciano a diffondere l'amore, e padre Gabriel risale la cascata e attira l'attenzione della tribù con la bellezza del suo oboe. Presto insegna agli indigeni a costruire violini e a suonare degli strumenti. La missione sulla cascata diventa un porto sicuro e un luogo veramente cristiano per gesuiti e nativi, pieno di musica. I sacerdoti si dedicano alla loro missione di far conoscere Cristo, anche quando incontrano opposizione.

Anziché cercare di convincere i nativi che avevano bisogno di loro o di leggere loro immediatamente la Bibbia in una lingua che non avrebbero capito, padre Gabriel la racconta attraverso la bellezza della musica. La gente di tutto il mondo può relazionarsi mediante la bellezza, e condividere qualcosa di bello con un'altra persona potrebbe essere proprio ciò di cui questa ha bisogno per interessarsi a Cristo.

Potete non vivere in una giungla sudamericana, ma può essere un posto paragonabile. Come cristiani, ciò che dite può suonare come straniero ai vostri pari e potreste voler iniziare immediatamente a dir loro di non attaccarvi perché siete lì per aiutare. Gesù non ha mai detto che sarebbe stato facile, ed Egli stesso non è stato sempre trattato con rispetto. Ma ha amato comunque.

L'evangelizzazione arriva in varie forme, non solo viaggi di missione, ma il principio di diffondere Cristo rimane lo stesso. A volte la parte più difficile è farlo con gli amici o perfino con i familiari. Non volete offendere chi amate, ma non volete neanche perdere l'opportunità di condividere il Vangelo con loro. Cosa potete fare?

 


Pregare

Dovreste essere ben informati sulla vostra fede, ma per evangelizzare altri non è necessario avere la mente di San Tommaso d'Aquino. I dottori della Chiesa sono utili per trovare le parole per spiegare la vostra fede, ma la logica dei trattati di San Tommaso è solo una parte di quello a cui è chiamato un cristiano: fede ragione. Quando si parla agli altri, essere capaci di condividere la gioia e l'amore che avete, anche nella lotta, per Cristo è altrettanto importante, se non di più, per aprire il cuore di un altro allo stesso amore. Per fare questo, dovete essere vicini a Dio nella preghiera. Se state per incoraggiare qualcuno a pregare, dovreste pregare anche voi attraverso i vostri pensieri, le parole e le azioni. Se volete diffondere Cristo, dovreste essere certi di avere un rapporto con Lui.

Prendere coraggio

Quando la Bibbia usa la parola “coraggio”, il verbo “prendere” appare sempre davanti, perché non si nasce semplicemente con il coraggio, bisogna acquisirlo. Richiede coraggio chiedere di cambiare la scelta del film quando si sa che non è appropriato, richiede coraggio ammettere che si aveva torto in una situazione, richiede coraggio sostenere se stessi e gli altri quando si è oggetto di derisione e richiede coraggio dire a un amico che non si parteciperà a una conversazione distruttiva. In ogni situazione in cui si prende coraggio per fare ciò che dovrebbe essere fatto, si stabilisce uno standard per coloro che potrebbero non avere saputo che ce ne fosse uno. State evangelizzando, vivendo la Parola di Dio, anziché citare la Parola di Dio agli altri solo con i vostri discorsi.


Siate assertivi, nel modo corretto

Esistono un comportamento passivo-aggressivo, uno aggressivo e uno assertivo. Quello passivo-aggressivo e quello aggressivo sono l'opposto di quello evangelico. Come cristiani, vi è del tutto permesso di avere una rabbia giusta come Gesù nel tempio che ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute, ma capite che il fatto che siate arrabbiati non significa sempre che sia giusto. Potreste essere aggressivi, e questo è l'opposto di amare gli altri. Non avrebbe permesso a padre Gabriel di diventare amico dei nativi.

Cristo è amore, e l'amore non è MAI passivo. L'amore è un'azione. Essere passivi-aggressivi è l'opposto di aprire le porte a Cristo per gli altri. La chiave, quindi, è essere assertivi, che significa sapere ciò che si vuole e di cosa si ha bisogno, e capire il momento e il modo appropriato per ottenerli. Quanto all'evangelizzazione, dovreste essere assertivi nel senso di non piegarvi alla pressione degli altri nei vostri confronti. Approvare o partecipare ad atti o parole non cristiani sarebbe l'opposto di evangelizzare.

Quando i cattolici parlano di evangelizzazione si cita spesso San Francesco d'Assisi: Predicate sempre il Vangelo, se necessario usate le parole.

Si può predicare Cristo con e senza parole in vari modi. Ciò che conta è essere consapevoli di sé: prego quotidianamente Dio? Gli chiedo cosa dovrei fare oggi? Sto prendendo coraggio se penso di essere debole? Sono adeguatamente assertivo?

Pensate alle sagge parole di San Francesco e all'esempio del personaggio di padre Gabriel in Mission: non importa dove vi troviate o cosa facciate, potete sempre diffondere Cristo agli altri. Tenete Cristo vicino, prendete coraggio e abbiate una disposizione appropriata nelle situazioni che vi si presentano.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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