martedì 19 novembre 2019
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NEWS 12 gennaio 2015    
Quel totalitarismo sornione dell’educazione sessuale insegnata nelle scuole che travia i ragazzi

 

 

 

Secondo l’avv. Giuseppe Zola, già assessore e vicesindaco di Milano negli anni 1980, affidare alla scuola il compito di educare i giovani alla sessualità è cosa intrinsecamente totalitaria. Serve solo a foraggiare la funesta ideologia del gender e ad alimentare la rivoluzione permanente radicale che già devasta l’Italia da mezzo secolo. Come Zola dice in un’intervista:

 

  • «La sfera sessuale è l’aspetto più intimo di una persona, poiché è strettamente legata alla generazione. Per questo, ritengo che uno Stato non dovrebbe entrarvi - soprattutto in assenza di una normativa in materia - se non nell’ambito delle nozioni anatomiche. Il problema è che oggi si parla appunto di educazione sessuale, e lo si fa senza alcun rispetto per l’intimità di alunni anche molto piccoli. Con l’introduzione del gender si è arrivati a situazioni pazzesche, per esempio la descrizione della masturbazione a bimbi dell’asilo. Si registra un paradosso: tutti hanno inneggiato alla caduta del comunismo, ma mi pare però che in parecchi siano rimasti statalisti. Questa vicenda non fa che confermarlo nel modo più grottesco…»

  • «La verità è che “per non discriminare” - come dicono - sdoganano una cultura che secondo me è violenta. So di bambini che sono usciti scioccati da questo tipo di lezioni. Se c’è una cosa che si apprende con gradualità, questo è tutto ciò che è inerente la sfera sessuale. In una classe di 30 studenti, non si può pensare che tutti abbiano un uguale livello di maturità su una materia così delicata. Le vere discriminate sono le famiglie, di cui andrebbe rispettata la sensibilità su certi temi affidando loro l’educazione sessuale dei figli»

  • «La verità è che in Italia, così come in tutto l’Occidente, a uscire vincitore dalle forti contrapposizioni ideologiche del secolo scorso, non è stato né il comunismo né i democristiani, bensì Marco Pannella… Prima tappa di questo percorso è stato il ’68, poi nel nostro Paese abbiamo avuto il ’74 con la legalizzazione del divorzio, il ’78 con l’aborto e ora questa miriade di istanze sull’onda del gender che sta invadendo la nostra cultura. Alla base del “radicalismo” c’è l’idea per cui ogni desiderio deve diventare un diritto. L’idolo è la libertà assoluta, che è fatto passare erroneamente per progressismo»

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