giovedì 17 ottobre 2019
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NEWS 8 ottobre 2019    di Giulia Tanel
Sempre di più le immagini porno con abusi su minori, un dramma nel dramma

«Internet è invasa da immagini di abusi sessuali su minori. Che cosa è andato storto?». Titola così un lungo e documentato articolo pubblicato sul The New York Times in merito alla scottante e sempre più diffusa problematica della pedopornografia e della pornografia minorile. I dati sono infatti inequivocabili: vent’anni fa, nel 1998, si registravano 3.000 immagini che vedevano coinvolti minori; dopo soli dieci anni, il loro numero era già salito a 100.000, per sfondare il milione nel 2014; l’anno scorso, invece, si è arrivati alla stratosferica cifra di 18,4 milioni. Insomma, dire che si è di fronte a una situazione allarmante è ancora poco: si tratta di un vero e proprio dramma, ulteriormente accentuato dal fatto che a essere vittime di questo perverso mercato sono bambine e bambini, ragazze e ragazzi.

IMMAGINI SEMPRE PIÙ ANGOSCIANTI

Oltre all’aumento numerico del fenomeno, com’è solito verificarsi nelle forme sadico-compulsive, le immagini condivise sono sempre più angoscianti. Scrive il NYT: «In una tendenza particolarmente inquietante, i gruppi online si stanno dedicando alla condivisione di immagini di bambini più piccoli e forme di abuso più estreme. I gruppi utilizzano tecnologie crittografate e il “dark web”, il vasto ventre di Internet, per insegnare ai pedofili come eseguire i crimini e come registrare e condividere immagini degli abusi in tutto il mondo. In alcuni forum online, i bambini sono costretti a tenere in piedi cartelli con il nome del gruppo o altre informazioni identificative per dimostrare che le immagini sono fresche».

PROBLEMI NELLA LOTTA AL FENOMENO

Nella lotta a questo fenomeno ci sono diversi fattori problematici da tenere in considerazione, dal momento che vanno a inficiare in maniera netta l’efficacia delle azioni di contrasto.

Innanzitutto, la questione forse più scottante – nel suo essere paradossale – interessa il gap tecnologico tra i pedofili e coloro che dovrebbero svolgere un ruolo di monitoraggio: «Le persone che trafficano in materiali per lo sfruttamento dei bambini», afferma infatti Susan Hennessey, ex avvocato della National Security Agency che ricerca la sicurezza informatica presso il Brookings Institution, «sono all’avanguardia della tecnologia». La realtà è infatti che «i trasgressori possono coprire le loro tracce collegandosi a reti private virtuali, che mascherano le loro posizioni; implementare tecniche di crittografia, che possono nascondere i loro messaggi e rendere impenetrabili i loro dischi rigidi; e la pubblicazione sul Dark Web, che è inaccessibile ai browser convenzionali». Inoltre, l’anonimato offerto da internet non fa altro che incentivare la perversione: «Storicamente», ha affermato al NYT Yolanda Lippert, un procuratore della Contea di Cook, Illinois, che guida una squadra che indaga abuso di minori online, «non saresti mai andato in un negozio del mercato nero e hai chiesto: “Voglio un video hard-core con bambini di 3 anni”. Ma ora puoi sederti apparentemente sicuro sul tuo dispositivo alla ricerca di questa roba, scambiandola».

Un altro problema rilevato è quindi quello dei soldi investiti, che sono rimasti pressoché invariati rispetto a quanto stanziato una decina fa: questo denota una marcata mancanza di corrispondenza tra l’aumento dell’incidenza della questione, della diffusione del fenomeno e dell’incremento tecnologico, come rilevato graficamente dall’immagine sottostante.

… MA LA VERA RADICE DEL FENOMENO È UN’ALTRA

L’articolo del New York Times, tuttavia, pur dando un quadro ampio e documentato del fenomeno, appare lacunoso laddove non rileva che il vero, e fondamentale, nocciolo della questione risiede nel fatto che, oggigiorno, la pornografia è un dato culturalmente accettato quando vede coinvolte persone con più di 18 anni. Scrive in proposito Michael Cook su Mercatornet: «La pornografia è un problema culturale. Il problema è che le norme culturali hanno eroso così tanto che molte persone non vedono nulla di sbagliato nella pornografia, purché non si tratti di pornografia infantile. Ma questo è schizofrenico. La pornografia raffigurante persone di 18 anni e più non ha davvero nulla a che fare con la pornografia che rappresenta persone di età inferiore ai 18 anni?». Eppure, anche in questo caso, i dati parlano da sé: «Il 2018 è stato un anno straordinariamente grande per Pornhub e i suoi utenti. Le visite a Pornhub sono ammontate a 33,5 miliardi nel corso del 2018, con un aumento di 5 miliardi di visite rispetto al 2017. Ciò equivale a una media giornaliera di 92 milioni di visitatori e al momento della stesura di questo articolo, le visite giornaliere di Pornhub ora superano i 100 milioni. Per metterlo in prospettiva, è come se le popolazioni combinate di Canada, Polonia e Australia visitassero tutti Pornhub ogni giorno! La quantità di nuovi contenuti generati è sbalorditiva. Ogni minuto vengono caricati 12 nuovi video».

Come a dire: seppure sia di certo importante che si investa in termini di strumentazioni tecnologiche, di finanziamenti e di sostegno alle autorità competenti nella lotta contro la diffusione di immagini riguardanti minori, l’azione più importante da compiere rimane di stampo culturale, su scala globale. Occorre infatti rimettere a tema la dignità intrinseca di ogni singola persona in tutte le fasi della vita e così, di conseguenza, sviluppare un diverso pensiero sulla sessualità.


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