mercoledì 20 giugno 2018
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NEWS 6 giugno 2018    di Ermes Dovico
Thomas Tobin sull’agenda gay: “Moralmente offensiva”

Un messaggio chiaro per ricordare l’inconciliabilità tra la morale cristiana e l’agenda politica delle associazioni Lgbt. Lo ha lanciato lo statunitense Thomas Tobin, vescovo di Providence, nello stato del Rhode Island, con un tweet pubblicato all’inizio di giugno, il mese che il movimento gay ha eletto a proprio simbolo in ricordo dei cosiddetti Moti di Stonewall del 1969. Il vescovo Tobin, che non va confuso con il cardinale e arcivescovo di Newark Joseph Tobin (sostenitore delle idee omoeretiche di padre James Martin), ha voluto mettere in guardia i fedeli, scrivendo che “i cattolici dovrebbero essere molto cauti riguardo agli eventi del mese Lgbtq di giugno”. Ha aggiunto che “non è una celebrazione del rispetto”, né favorevole alla famiglia, perché il movimento gay “promuove uno stile di vita e un programma che, fino all’eccesso, è moralmente offensivo”.

Molti fedeli hanno ringraziato il vescovo per le sue parole, che oggi è sempre più raro leggere o ascoltare nella sfera pubblica, vista la generale perdita di buonsenso e la dose di insulti riversati su qualsiasi persona osi ricordare che la famiglia può nascere solo dall’unione tra un uomo e una donna, come ben dimostrano – per citare l’attualità italiana – gli attacchi mediatici e politici verso il neo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, reo di aver ricordato che mamma e papà non si possono ideologicamente cancellare e che un Paese non può avere futuro se non si fanno bambini. Perciò si comprendono i ringraziamenti a Tobin, che dall’altro lato è stato bersaglio di offese da parte di molti altri utenti di Twitter, che lo hanno accusato di essere bigotto, non cristiano, vergognoso, fino a un commentatore che gli ha scritto di aver segnalato il suo post a Twitter per “intolleranza omofoba”, altra conferma del fatto che il termine “omofobia” è stato inventato ad hoc dall’associazionismo Lgbt per mettere a tacere chiunque cerchi di difendere la famiglia.

A un’altra persona che gli chiedeva se avesse ascoltato papa Francesco, alludendo alla conversazione privata riferita dal gay cileno Juan Carlos Cruz, il vescovo ha risposto ricordando quello che la Chiesa ha sempre insegnato, riguardo alla distinzione tra il peccatore e il peccato: “Papa Francesco – ha scritto Tobin – ama le persone e le accoglie, come fa Gesù, come tutti noi facciamo. Papa Francesco non legittima il comportamento immorale”. Del resto lo stesso Tobin, come riporta Life Site News, ha già in passato risposto alle strumentalizzazioni delle parole di Francesco operate dall’universo pro-Lgbt, ricordando per esempio il supporto dato dal pontefice ai vescovi messicani per contrastare l’approvazione nel loro Paese del “matrimonio gay”, che Bergoglio già da arcivescovo indicava come un’opera del demonio, volta a distruggere la famiglia.

Il vescovo di Providence è una delle voci più coraggiose della Chiesa americana, tra i più attivi a difendere la vita fin dal concepimento, il matrimonio, l’importanza di accostarsi degnamente all’Eucaristia, contro le derive sul primato della coscienza soggettiva a discapito dell’oggettività dei Sacramenti. Nello stesso senso ha affermato che “l’incontro e l’accoglienza sono pratiche virtuose, ma non a danno della verità”.

Per questo motivo, quando il Rhode Island si apprestava ad approvare il “matrimonio gay” nel 2013, Tobin scrisse una lettera in cui richiamava l’insegnamento bimillenario della Chiesa: “[…] la Chiesa cattolica ha rispetto, amore e premura pastorale per i nostri fratelli e sorelle che sentono attrazione per lo stesso sesso. Io prego sinceramente per le benedizioni di Dio su di loro, che possano godere di molta salute, felicità e pace. […] Il nostro rispetto e la nostra cura pastorale, tuttavia, non significano che siamo liberi di promuovere o ignorare un comportamento immorale o distruttivo, in qualunque modo esso accada. Infatti, come ci sollecita san Paolo, ci è richiesto di «dire la verità nella carità» (Ef 4, 15). In questo momento di cambiamento culturale, è importante affermare l’insegnamento della Chiesa, basato sulla parola di Dio, che «gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357) e sempre peccaminosi”. E il peccato allontana da Dio, perciò dal nostro fine ultimo e dalla nostra felicità, come hanno compreso molte persone che in passato si dichiaravano gay e che nel magistero della Chiesa, ben riassunto nel Catechismo (CCC 2357, 2358, 2359), hanno trovato quella verità nella carità che il mondo non aveva saputo offrire loro.

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