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NEWS 16 novembre 2018    di Ermes Dovico
Un documentario su padre Gapp, il sacerdote martire che «affrontò Hitler»

Ieri era in programma a Valencia l’anteprima di un documentario di 30 minuti, dal titolo Santiago Gapp, el sacerdote que se enfrentó a Hitler (Giacomo Gapp, il sacerdote che affrontò Hitler), che racconta la vita del marianista austriaco Giacomo Gapp (1897-1943), catturato con l’inganno dalla Gestapo e ghigliottinato per la sua ferma opposizione al nazismo. Il documentario, coprodotto dalla Società di Maria e da MC Audiovisuales, è stato registrato in Austria, Francia, Germania e Spagna, cioè nei luoghi maggiormente legati alle vicende di questo martire del XX secolo, beatificato da Giovanni Paolo II il 24 novembre 1996 con il riconoscimento del martirio in odium fidei. I produttori del cortometraggio, riferisce Aci Prensa, si sono basati sui documenti originali, compresi alcuni inediti, come la condanna a morte da parte del tribunale nazista e il telegramma inviato dal direttore della prigione dove il prete venne decapitato.

Giacomo (Jakob) Gapp era nato il 26 luglio 1897 in una famiglia numerosa di Wattens (era il settimo figlio), un piccolo comune del Tirolo. Nella prima guerra mondiale militò nell’esercito austriaco, combattendo sul fronte italiano e meritando una medaglia d’argento per il coraggio mostrato sul campo di battaglia, dove aveva subito una grave ferita. Alla fine del conflitto venne fatto prigioniero di guerra, passando oltre nove mesi in internamento. Il 13 agosto 1920, esattamente 23 anni prima della sua nascita al cielo, fece il suo ingresso tra i marianisti, dopo aver sentito parlare di loro da un parente.

Con l’ascesa al potere di Hitler, iniziò a predicare contro i mali del nazismo. «Dio è il tuo Dio, non Adolf Hitler», andava dicendo. In seguito all’invasione dell’Austria, nel marzo 1938, da parte delle truppe tedesche, i suoi superiori gli fecero lasciare Graz temendo per la sua vita. La Gestapo gli ordinò poi di non insegnare religione, ma il sacerdote continuò comunque a testimoniare con fortezza la fede cattolica, esortando ad amare tutti, senza distinzioni razziali. Rifiutò di indossare un distintivo con la svastica, affrontò in pubblico un insegnante che diceva di «odiare i Cechi e gli Ebrei» e l’11 dicembre 1938 tenne un sermone per difendere Pio XI dalle calunnie dei nazisti.

L’anno precedente, nel marzo 1937, papa Ratti aveva pubblicato la Mit brennender Sorge (Con bruciante preoccupazione), l’unica enciclica della storia edita direttamente in tedesco (per facilitarne la diffusione nelle chiese della Germania) e contenente una durissima condanna del nazismo. Essa avvertiva che chi eleva la razza, il popolo o lo Stato «a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l’ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme»; e si riferiva a Hitler come all’«inimicus homo della Sacra Scrittura» che sparge «la zizzania della sfiducia, della discordia, dell’odio, della diffamazione, di un’avversione profonda, occulta e palese, contro Cristo e la sua Chiesa».

Padre Gapp incoraggiò i fedeli a leggere e diffondere l’enciclica di Pio XI. Con l’appesantimento del regime nazista in Austria, gli fu consigliato di espatriare poiché era ormai un bersaglio. Visse per alcuni mesi in Francia e nel maggio 1939 raggiunse la Spagna, servendo nelle comunità marianiste di Valencia, Cadice e San Sebastián. Ma la Gestapo lo riteneva un pericolo pubblico e continuava a seguire i suoi movimenti. Durante il soggiorno a Valencia, due agenti segreti nazisti riuscirono a conquistare la sua fiducia. Alla fine venne convinto a recarsi al confine con la Francia per aiutare degli ebrei in fuga e amministrare loro il Battesimo: ma era solo una trappola. Il 9 novembre 1942 padre Gapp entrò nel comune pirenaico di Hendaye (già suolo francese), sotto il controllo nazista, e fu arrestato e condotto a Berlino. La sopportazione delle torture e la saldezza in Cristo mostrata durante gli interrogatori spinsero Heinrich Himmler a leggere tutte le trascrizioni dei verbali del sacerdote. Il gerarca nazista, impressionato, arrivò a commentare: «Con un milione di Giacomo Gapp, ma della nostra ideologia, domineremmo il mondo».

All’ora di pranzo del 13 agosto 1943, padre Gapp seppe che la sua decapitazione sarebbe avvenuta la sera stessa. Scrisse allora due lettere, una delle quali – indirizzata ai familiari – recitava così: «Mi hanno condannato a morte il 2 luglio, festa del Sacro Cuore. La sentenza verrà eseguita oggi. Alle 7 del pomeriggio andrò nella casa del mio amato Salvatore, che ho sempre amato con fervore. Non piangete per me! Sono totalmente felice. Naturalmente ho dovuto passare molte ore dolorose, ma ho potuto prepararmi molto bene alla morte. Abbiate coraggio e sopportate ogni cosa per amore di Dio, affinché possiamo incontrarci di nuovo in Cielo».


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