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Adorazione, un addestramento alla realtà, una via per la santità
NEWS 1 Novembre 2023    di Raffaella Frullone

Adorazione, un addestramento alla realtà, una via per la santità

Che cosa hanno in comune un radiologo giapponese discendente da una famiglia di samurai, i discepoli di Emmaus, un malato di Aids morto per overdose, Dante Alighieri, i figli dei fiori, un uomo sposato per tre volte con sei figli, alcuni dei quali vivono sul filo della legalità (anzi il filo lo hanno sorpassato perché sono stati anche arrestati), un liceo scientifico marocchino, il Signore degli Anelli e Bernadette Soubirous? Nulla. O almeno apparentemente nulla. O forse la cosa in comune che hanno è che non ci si aspetta di trovare nessuno di loro  – o quasi – in un libro che parla di Adorazione Eucaristica.

E invece don Vincent Nagle, missionario della fraternità San Carlo, nel suo ultimo libro Davanti al Re, uscito per Ares, spariglia le carte. E dentro ci mette tutti loro e molti altri. Ci mette le loro storie perché nell’Adorazione ci mette la sua vita, tutta, e quindi si porta dietro le vite che ha incrociato, a volte per un fugace incontro, altre per fare un pezzo di strada più o meno lungo insieme. E anche tutte le vite che ha vissuto, perché ogni volta che lo si sente parlare, o lo si legge, si viene catapultati in luoghi, atmosfere, tempi a volte lontanissimi tra loro. I suoi racconti sono montagne russe, e in fondo non sono nemmeno racconti perché tutto è vissuto in prima persona.

Californiano, classe 1958, in missione nel capoluogo lombardo, don Vincent Nagle è mosso dalla  stessa curiosità e desiderio di verità che aveva da ragazzo, ha la vocazione di lasciarsi segnare e lasciare il segno nelle vite delle decine anzi centinaia di persone che incontra, ha vissuto in almeno tre continenti, parla almeno quattro lingue, è informato su tutto quello che accade, legge tantissimo, divora film, quindi si fatica a visualizzarlo solo, in silenzio, davanti al Re. Eppure è lì che lui ama stare, lì, in quel dialogo silenzioso, in quel corpo a corpo, che si lascia guardare, è lì che trova tutto. «Le prime esperienze significative del cristianesimo che ho vissuto e che mi hanno segnato per sempre – scrive –  si sono realizzate attraverso la disciplina, la preghiera, il digiuno, il silenzio». E non ha paura di mettere nero su bianco anche la fatica di questo gesto: «L’Adorazione è un esercizio di fede, un esercizio che ci aiuta a poter dire “Egli, il Signore, è qui”. E’ un esercizio che richiede un po’ di pazienza per lasciarsi “allenare” per poter fissare lo sguardo e l’attenzione sulla Sua presenza eucaristica. Ma è una pazienza che ripaga in modo meraviglioso».

E mentre solo qualche settimana fa una processione eucaristica ha attraversato le strade di New York, nel cui cuore, a Manhattan, da luglio c’è una cappella per l’Adorazione Eucaristica perpetua, anche il Papa domenica scorsa ha rimarcato: «in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni comunità si adori il Signore! Perché solo così ci rivolgeremo a Gesù e non a noi stessi; perché solo attraverso il silenzio adorante la Parola di Dio abiterà le nostre parole; perché solo davanti a Lui saremo purificati, trasformati e rinnovati dal fuoco del suo Spirito».

Certo, nella società post cristiana in cui viviamo, con la secolarizzazione sempre più pervasiva e la fede ridotta a lumicino, proporre di mettersi in ginocchio di fronte al Santissimo potrebbe quasi strappare una risata amara, invece don Vincent Nagle rimarca che proprio per questo è ancora più necessario: «La nostra non è una lotta contro il caos, contro il peccato, contro l’errore o l’eterodossia – anche se tutte queste sono situazioni negative – si tratta di una cosa molto più semplice: poter risponder ad una Presenza. Tutto nasce ricominciando da uno che si fa presente. L’orizzonte della vita eterna, dell’amore perfetto, della misericordia sta lì, non nel nostro sforzo. E’ necessaria una personale decisione contro il peccato, l’errore, la menzogna, ma tutto nasce dal rispondere a una Presenza, e Cristo è presente. Sta operando la salvezza e questi momenti davanti a Lui sono la nostra occasione per rendercene conto!»

Perché privarci, dunque, di questa via per la santità?

(Fonte foto: Pexles.com)

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