domenica 27 settembre 2020
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NEWS 20 agosto 2014    
Andare in un’isola sperduta della Polinesia e ritrovare lo spirito di Don Bosco in una danza «guerriera»

È difficile immaginare due realtà più distanti, in tutto, come Torino e Alafua, un villaggio delle Isole Samoa a due miglia dalla capitale Apia: nel cuore della Polinesia, nel mezzo dell’Oceano Pacifico.

Eppure i figli e le figlie di Don Bosco sono arrivati pure lì, in uno degli angoli più sperduti del globo. Ci sono arrivati, discretamente, nel 1979, e come loro “abitudine” hanno iniziato a costruire chiese, oratori, scuole…. Oggi, dopo 35 anni di lavoro nascosto agli occhi del mondo, la presenza salesiana a Samoa è fiorente, così come lo sono le vocazioni (cinque sono i giovani entrati solo l’anno scorso nel noviziato salesiano).

Il prossimo anno i salesiani festeggeranno il bicentenario della nascita del loro fondatore. Noi, per segnalare e ricordare questo grande appuntamento, abbiamo pensato di partire proprio da Alafua, che è un po’ un simbolo dello stupefacente slancio missionario partito da questo santo, orgoglio dell’Italia oltre che della Chiesa.

Il video mostra un «sasa», la danza tipica delle Isole di Samoa, eseguita da giovani uomini seduti che muovono le mani al ritmo di una bacchetta di legno. I protagonisti sono per l’appunto gli studenti del locale Don Bosco Technical College. Che con la loro energia e la loro coreografica disciplina sarebbero piaciuti, c’è da credere, al santo che sapeva trasformare la vitalità selvaggia nella forza della virtù.

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