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NEWS 9 Settembre 2014    

Bloccata la beatificazione
di mons. Fulton J. Sheen, ma il Vaticano non c’entra: è una lite tra diocesi

di Andrea Tornielli

 

L'annuncio è giunto come un fulmine a ciel sereno: la beatificazione dell'arcivescovo americano Fulton J. Sheen, che tutti davano per certa l'anno prossimo, dopo la conclusione del processo e l'approvazione di un miracolo da parte della consulta medica della Congregazione delle cause dei santi, è stata sospesa a tempo indefinito. Lo ha comunicato «con profonda tristezza», il vescovo di Peoria Daniel Jenky, presidente della Fondazione «Fulton J. Sheen»: «Dopo ulteriori discussioni con Roma, è stato deciso che la causa debba essere relegata nell'archivio storico della Congregazione».

«Il processo per verificare un possibile miracolo attribuito a Sheen stava andando molto bene, e si aspettava solo il voto dei cardinali e l'approvazione del Santo Padre- si legge nella nota della diocesi – Tutto lasciava pensare che una possibile data per la beatificazione a Peoria si sarebbe potuta prevedere per già a partire dal prossimo anno. La Santa Sede si aspettava che i resti del venerabile Sheen sarebbero stati traslati a Peoria dove sarebbe stata fatta l'ispezione e sarebbero state estratte le reliquie. Ma successivamente l'arcidiocesi di New York non ha accolto la richiesta del vescovo Jenky per la traslazione del corpo a Peoria».

Da qui la decisione della diocesi di Peoria, concordata con Roma, di bloccare tutto. Di fronte alla notizia, che susciterà clamore nel mondo cattolico americano, si potrebbe pensare a qualche ragione per lo stop legata a decisioni romane: è ancora viva la memoria della sospensione a tempo indefinito della beatificazione di padre Léon Dehon, fondatore della congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani), decisa da Benedetto XVI, nonostante il processo fosse chiuso, il miracolo approvato e fosse stata anche stabilita la data. Il motivo dello stop erano state le polemiche suscitate da alcune espressioni antigiudaiche presenti negli scritti del sacerdote.

Nel caso dell'arcivescovo statunitense Fulton Sheen – originario di Peoria, dal 1951 al 1966 ausiliare di New York,  quindi per tre anni vescovo di Rochester, ritiratosi nel 1969 con il titolo di arcivescovo di Newport e morto a New York dieci anni dopo – non si sono riscontrati motivi di opportunità per rimandare la causa e la Congregazione per le cause dei santi stava avanzando in modo celere con un processo iniziato dodici anni fa. Sheen è già venerabile – vale a dire che il Papa ne ha riconosciuto le virtù eroiche – e il miracolo attribuito alla sua intercessione, necessario per la beatificazione, aveva passato nei mesi scorsi il vaglio della consulta medica del dicastero. Insomma, per fissare la data mancava solo il «sì» finale dei cardinali e del Papa.

A voler bloccare tutto, con una decisione presa già da settimane ma comunicata soltanto ieri, è stata la diocesi di Peoria, che in questo processo è «l'attore» della causa, cioè chi l'ha proposta e sostenuta, e in quanto tale ha anche tutte le facoltà per poter stabilire una sospensione e un rinvio. Da quanto apprende Vatican Insider, la Congregazione delle cause dei santi ha cercato di mediare tra la diocesi di New York, guidata dal cardinale Timothy Dolan, e quella di Peoria. Ma i tentativi di trovare una soluzione concordata sono stati vani: di fronte alla decisione delle autorità diocesane della Grande Mela di non concedere il trasferimento della salma sepolta nella cripta della cattedrale di St. Patrick, monsignor Jenky ha preso la sua drastica decisione. Una decisione che serve per far pressione su New York con un messaggio del tipo: voi vi rifiutate di darci i resti di Sheen e noi allora blocchiamo tutto.

Il corpo di Sheen a Peoria sarebbe stato il sigillo alla celebrazione della beatificazione nella diocesi natale dell'arcivescovo telepredicatore. Tutto è dunque sospeso per il momento, in attesa di sapere come reagiranno i cattolici americani che hanno contribuito a sostenere la causa. E il motivo è il mancato accordo tra due diocesi che si contendono il corpo del futuro santo.