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«Con un piede in Paradiso», il libro-rivelazione di don Luca Montini (F.S.C.B.)
NEWS 23 Dicembre 2023    di Valerio Pece

«Con un piede in Paradiso», il libro-rivelazione di don Luca Montini (F.S.C.B.)

Sarà lo zampillante carisma giussaniano, il suo tratto perennemente provocatorio, sta di fatto che per molti “addetti ai lavori” i sacerdoti della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo hanno qualcosa di speciale. Uno di questi è Luca Montini, bresciano doc, la cui vocazione al sacerdozio «è nata da una degustazione di formaggi a St. Moritz». «Facevo il cameriere e un giorno servii questa degustazione meravigliosa», raccontò don Luca ai margini del Meeting di Rimini del 2015, «con un amico, alla fine della degustazione, mi avventai sul formaggio e sul vino. Il caposala mi disse che non mi sapevo gustare vino e formaggio perché volevo prendere tutto subito, così come non sapevo gustarmi i baci della morosa che avevo in quel periodo». Questa la conclusione dell’allora ventisettenne seminarista (che Youtube conserva) al microfono del giornalista di TV2000 Luciano Piscaglia: «Poco tempo dopo incontrai dei sacerdoti che sapevano gustarsi la vita, che godevano molto più di me, e allora ho iniziato a desiderare di appartenere a ciò a cui appartenevano loro».

Dopo l’ordinazione avvenuta nel 2018, don Luca continua la sua missione prima in Cile e poi a Nairobi. Qui, da quasi venticinque anni, la Fraternità sacerdotale nata dal cuore di monsignor Massimo Camisasca si impasta con una comunità molto bisognosa ma ancor più disorientata, che via via abbandona le piantagioni della savana per approdare ai grigi palazzoni di città. «Molti parrocchiani, nati in case di fango e abituati ad avere grandi spazi a disposizione», spiegava il sacerdote al quotidiano La Stampa, «si ritrovano catapultati in un’altra dimensione: si spostano in auto o in moto e hanno uno smartphone in tasca. In un mondo (nel loro caso quello tribale) che non esiste più, sembra che l’unico modo per emergere sia il successo».

A Nairobi don Luca lavora per cinque anni nella parrocchia di St Joseph, nel quartiere di Kahawa Sukari (“Pane e zucchero”), dove con l’aiuto di amici trasformerà un semplice dispensario in un piccolo ospedale: il St Joseph Hospital. Ed è proprio servendo la sua amata clinica che nel maggio del 2021 incapperà nell’incidente che ha finito per cambiare la sua vita. Mentre è in moto, un fuoristrada arrivato dal nulla travolge lui e la donna con la quale andava a ritirare l’autombulanza regalata da amici italiani. Trasportato d’urgenza in Italia, a 33 anni si troverà costretto ad amputare l’arto. 

Con un piede in Paradiso, libro in cui Luca Montini racconta i palpiti del cuore seguiti alla vicenda, è un piccolo caso editoriale: pubblicato da una piattaforma di selfpublishing è entrato nella classifica dei libri più letti, gareggiando per settimane con i saggi di Alessandro D’Avenia, Fabio Rosini e Susanna TamaroLo stile non manca: prosa asciutta e tagliente, spiritualità profonda e “vissuta”, citazioni colte.

Già dalla prima pagina del libro si scorgono toni, temi e colori di cui è intessuta l’intera opera. Ecco allora la polvere e il sangue della dolorosa cronaca on the road: «Sono in moto sulla Mombasa Road, a Nairobi. Un pick-up spunta dal nulla, mi taglia la strada. Lo vedo, tiro il freno. Mi preparo alla caduta. La moto rallenta, sbanda, ma non abbastanza. Chiudo gli occhi, li riapro. Sono a terra. Provo a rialzarmi, non ci riesco. Guardo la gamba, vedo ossa e sangue. Manca il piede». A seguire, ecco la dimenticanza di sé, propria di chi ama il prossimo affidatogli anche nella più strana contingenza: «Dov’è Njoki?”, urlo il suo nome. La stavo riportando al St. Joseph Hospital. Da quasi un anno lavora con noi come responsabile acquisti. Dovevamo ritirare l’ambulanza che alcuni benefattori italiani ci avevano donato. […] Probabilmente è volata dall’altra parte del pick-up. Finalmente la vedo. Mi corre incontro. Non s’è fatta niente. Ringrazio Dio».

Senza soluzione di continuità c’è poi la commovente preghiera-offerta del giovane sacerdote, che in tempi di inedite dottrine (vedere alla voce “benedizioni”) riluce come un purissimo diamante: «Un uomo si china verso di me, mi dice di star tranquillo, mi stringe la mano. Gli sorrido, metto la mano sinistra nella sua mentre con la destra lo benedico. Chiudo gli occhi per un attimo. Sono certo che il piede sia completamente staccato. Non piango, non grido. Un solo pensiero, che viene dal Cielo, attraversa la mia mente e la riempie di forza: “Signore, ti offro tutto il mio dolore, ma concedimi di vivere la castità fino alla fine; e di essere un sacerdote santo”».

Non manca mai l’ironia. E se questa fa capolino finanche nella prima spaventosa scena (sotto forma di scarpe Timberland e spirito africano), si capisce di che (gioviale) pasta è fatto il carismatico sacerdote bresciano: «Mi mettono in macchina e mi portano all’ospedale. Più una pescheria che un ospedale, a dire il vero. Dal lettino capisco che il piede è ancora attaccato, anche se penzola dalla gamba. Un poliziotto s’avvicina, mi dice che devo firmare qualcosa. Benedico pure lui. […] Vedo sangue dappertutto, mi pare di sentirne l’odore. L’ortopedico prende parola: “Bisogna togliergli le Timberland”, quelle alte, di cuoio. Chiedo di tagliarle, provano, ma non si può. Il dolore è lancinante. Il direttore mi si fa vicino, mi dice che terrà le mie scarpe nel suo ufficio finché qualcuno non venga a prenderle, così nessuno le potrà rubare. Mi scappa un sorriso».

Già dalla prima pagina di Con un piede in Paradiso, dunque, c’è già tutto il dialogo sul senso della sofferenza che Luca Montini instaura con Dio, quel dialogo che avvince e che da nove mesi (il libro è uscito a marzo 2023) spinge frotte di lettori a un appassionato passaparola. Come scrive nella prefazione don Umberto Tagliaferri, altro sacerdote della Fraternità San Carlo, «le pagine che Luca ha scritto non parlano di rabbia, di angoscia, di abbandono. È un viaggio […] traboccante di luce e speranza. Al fondo della sua malattia, Luca ha trovato, ancora una volta, quel Bene che […] ha sempre sostenuto la sua vita. E chi lo conosce, può testimoniare che non mente».

(Fonte foto: Pexels.com/DioecesiCremona.it)

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