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Gesù innalza i suoi discepoli alla vetta della sapienza divina
NEWS 25 Febbraio 2024    di Vincenzo Peroni*

Gesù innalza i suoi discepoli alla vetta della sapienza divina

La predica corta della domenica, in febbraio l'omelia di Mons. Vincenzo Peroni

Da pochi giorni Gesù, a Cesarea di Filippo, a nord del Lago di Galilea, ha dato ai suoi discepoli una notizia sconvolgente: ha preannunciato loro quello che accadrà a Gerusalemme. “E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.” (Mc 8,31)

Sentir parlare di morte, per giunta subita per condanna, ha sconvolto i discepoli. Li ha anche resi incapaci di cogliere la pienezza delle parole di Gesù, che già contenevano l’annuncio della Risurrezione. E la reazione non ha tardato a farsi sentire: Simon Pietro si è ribellato alla prospettiva della morte del suo Maestro e Signore, ricevendo in risposta un fermo rimprovero e l’invito a mettersi umilmente alla sequela.

Lo sconvolgimento dei discepoli era evidente, del resto la notizia era davvero pesante. Avevano lasciato tutto per seguire Gesù, avevano riconosciuto in lui il Messia atteso…e, ora, sentono parlare di morte, di sconfitta, di fallimento. La prospettiva che avevano davanti risultava illogica e incomprensibile: contraria a tutti i canoni messianici, appresi e seguiti fino a quel momento. Improvvisamente, tra loro e Gesù, era calata come un’ombra impenetrabile, una barriera insuperabile.

Gesù sa bene che il mistero pasquale è inaccessibile alle sole forze della ragione umana e fa vivere a tre dei suoi Discepoli un’esperienza unica, capace di riaprire l’orizzonte della speranza. Alla tenebra, che avvolgeva la comprensione umana, e alla barriera, che impediva alla sola ragione di scorgere un orizzonte di senso, Gesù contrappone la possibilità di guardare la realtà e comprenderne il significato profondo da un altro punto prospettico: dal punto di vista di Dio.

Dalla pianura delle logiche mondane Gesù innalza i suoi discepoli alla vetta della sapienza divina: fu trasfigurato davanti a loro.

Trasfigurare è passare da una figura a un’altra: è sempre la stessa realtà, ma che si mostra in un’altra forma. Attraverso la carne mortale di Gesù si manifesta la sua identità più profonda, quella divina: è sempre Gesù, il loro Maestro e Signore, ma visibile in altra forma. L’evangelista Marco fatica a descriverla, perché non ci sono parole umane adatte per dire in modo compiuto il Mistero di Dio. Ci parla di vesti splendenti e bianchissime. Uno splendore e un bianco che non sono frutto semplicemente di rimozione di sporco, di pulizia (nessun lavandaio, infatti, potrebbe ottenere lo stesso risultato), ma l’effetto di una luce sfolgorante, bellissima, che sgorga dall’interno, che vince ogni ostacolo e supera ogni diaframma. E una luce così è immediatamente riferibile alla vita stessa, alla santità, all’eternità… in una parola all’essenza stessa di Dio.

Una luce efficacissima, al punto da disintegrare l’oscurità generata dal pensiero della morte, dalla precarietà della condizione umana. Per superare l’angoscia che teneva prigioniero il cuore dei discepoli provocata dal pensiero della morte e per abbattere la barriera delle ragioni umane davanti all’apparente fallimento, Gesù mostra, in anticipo, l’esito finale del Sacrificio della sua vita, che sta per offrire a Gerusalemme, sull’altare della croce.

Si tratta di leggere la realtà “sub specie aeternitatis”, cioè dal punto di vista dell’eternità, ci ricorderebbero gli acuti pensatori medievali (spesso ben più luminosi dei sedicenti sapienti moderni!). Gesù lo ha insegnato ai primi discepoli, ma è assolutamente vero anche per noi: è solo la luce della Pasqua che rende comprensibile e accettabile la quotidianità della vita, anche nelle pieghe più dolorose e oscure.

“E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù”: a dire che tutte le antiche profezie si possono comprendere e si compiono solo se vengono fatte dialogare con Gesù e interpretate a partire da Gesù. Tutto converge su Gesù e in Gesù tutto trova il suo compimento pieno e il suo autentico significato.

Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce:

«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».

Dio Padre interviene a suggellare la scena che stanno contemplando e a confermare quanto rivelato da Gesù. Lo fa attraverso la nube (simbolo tipico del rendersi presente di Dio al suo popolo) e facendo udire la sua stessa voce.

Questi è il Figlio mio, l’amato: Sì, Gesù, che voi conoscete e che avete seguito, Lui che vi ha parlato della sua morte è veramente mio Figlio, il più amato.

Ascoltatelo: Ascoltate Lui, non le vostre ragioni. Obbedite a Lui e non alle vostre precomprensioni. Fidatevi di Lui, non delle vostre anguste prospettive. Lui è la Verità, non le vostre opinioni. Lui è la Via per giungere alla vera comunione con me. Lui è la Vita più forte della morte.

E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Non serve altro: hanno sperimentato, contemplato e sentito tutto ciò che era necessario e sufficiente per proseguire il cammino fino a Gerusalemme, fin sul Golgota, fino alla croce… dietro a Gesù.

Se non Gesù solo: non abbiamo bisogno di altro, non dobbiamo andare in cerca di nessun altro. Gesù solo. Dove il termine solo non è riduttivo, non è segno di povertà o di privazione, ma indica pienezza, totalità: basta Lui!

Con loro: l’identità dei discepoli dipende dalla presenza di Gesù; la nostra identità dipende dalla presenza di Gesù con noi, dalla comunione con lui. Su questo non possiamo permetterci alcuna forma di superficialità o di supponenza, pena perdere noi stessi.

Lungo la discesa dal Monte, Gesù invita i tre Discepoli, che hanno vissuto l’esperienza della Trasfigurazione, a tenere per sé la cosa, fino al momento opportuno per rivelarla, cioè dopo che fosse risorto dai morti.

Merita attenzione la reazione dei discepoli: “si chiedevano che cosa volesse dire risorgere dai morti.”

Ci sono, infatti, alcune verità decisive della nostra fede che rischiano di sparire dalla consapevolezza dei cristiani o delle quali, quantomeno, spesso se ne ha una comprensione ridotta o distorta. Tra queste alcune sono evocate nel Vangelo di oggi.

Ecco, allora, alcuni esercizi spirituali che potrebbero utilmente accompagnare la settimana che si apre alla luce del mistero della Trasfigurazione:

  • chiedersi se davvero abbiamo chiaro che cosa significhi “risorgere dai morti”, se abbiamo limpida certezza della Risurrezione di Gesù, se è precisa in noi la fede nella verità fondamentale della Risurrezione;
  • riaffermare con forza che Gesù è il Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre (e non dalla, come erroneamente molti dicono, recitando il credo), cioè Dio Lui stesso;
  • ravvivare la certezza che la prospettiva della nostra vita è la Vita eterna ed è alla luce dell’eternità che si coglie la consistenza delle cose piccole e grandi della vita quotidiana;
  • verificare la qualità del nostro rapporto con Gesù che è Via, Verità e Vita e di cui noi siamo chiamati ad essere fieri e semplici discepoli.

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