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NEWS 14 maggio 2014    
Il mistero di C.S. Lewis: da un anglicano convinto un fiume di conversioni al cattolicesimo, senza sosta
C.S. Lewis, senza  dubbio uno dei più grandi scrittori fantasy del ‘900 e anche uno dei più efficaci apologeti cristiani, almeno per il grande pubblico, non aderì mai al cattolicesimo. Pur essendosi convertitosi dall’ateismo sotto l’influsso della lettura di due giganti del cattolicesimo inglese, G.K. Chesterton e J.R. Tolkien, rimase sempre anglicano. Probabilmente pesarono le sue radici nord-irlandesi e la sua educazione in un ambiente fortemente “anti-papista”, ma non fu certamente solo una questione sentimentale. Nel suo epistolario non mancano le prese di distanze sul piano teologico dalla dottrina cattolica. In una recente e bella monografia sulla grande filosofa Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe, Elisa Grimi ha ripercorso anche il duro confronto che vide protagonisti alla fine degli anni ’40 Lewis, anglicano, e la Anscombe, cattolica, sulla confutazione teoretica del naturalismo.
 
Fatto sta che nella produzione di Lewis è come se ci fosse qualcosa di misterioso: coloro che devono la propria conversione al cattolicesimo all’autore delle Lettere di Berlicche sono infatti legione. Ci vorrebbe un libro solo per parlare dei i casi più noti o clamorosi. Uno degli ultimi in ordine di tempo è per esempio quello di Michael Ward, considerato uno dei massimi studiosi viventi dell’opera di Lewis, autore dello studio capitale Planet Narnia, senior research fellow al Blackfriars Hall, a Oxford. Dopo essere stato prete anglicano per molti anni, nel 2012 è entrato nella Chiesa di Roma. Frutto di una lunga riflessione e di un viaggio a ritroso, verso le radici medievali e quindi cattoliche della Church of England.
 
Ne ha parlato in una bella intervista rilasciata a un blogger americano.

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