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NEWS 19 Settembre 2014    

Il nichilismo mortifero previsto dalla fantascienza di Philip Dick in un filmetto che fa riflettere. Gratis

Tre giovani neolaureati, Antonio Losa, Mattia Conti e Gabriele Lodi Pasini, hanno deciso di realizzare un cortometraggio, Le Prepersone, ispirato all’omonima opera dello statunitense Phil K. Dick, uno scrittore di fantascienza frequentatissimo dal cinema (ricordiamo per esempio pellicole celeberrime come Blade Runner, Total Recall e Minority Report). Tutto senza scopo di lucro, con i pochi mezzi a diposizione.

Dick è un autore surreale e onirico, psichedelico e se volgiamo inquietante, antesignano del genere cyberpunk e grande interprete dei mondo ucronici (l’ucronia è l’utopia del tempo invece che dello spazio). La letteratura di Dick è dominata dall’ansia e dalla paura, ma anche dai temi della ricerca di una dimensione superiore dell’esistenza (divina) e della verità annegata dai “complotti” nel veleno della menzogna. Così facendo la sua letteratura si mette sempre, anche se spessissimo del tutto involontariamente, al servizio di una paradossale e iperbolica rivalsa del reale sulle utopie, della semplicità sulle ideologie, e dell’umanesimo sulle meccanizzazioni in uno spasmodico anelito alla libertà autentica. Non avendone l’aria, magari nemmeno volendolo, Dick diviene così spesso il simbolo della ri-umanizzazione contro i totalitarismi duri e morbidi che rendono l’uomo mero oggetto perso tra mille altri oggetti inutili.

La storia da cui i tre giovani registi italiani hanno tratto ispirazione per Le Prepersone descrive un mondo in cui i bambini fino all’età di dodici anni, cioè finché non sono in grado di risolvere equazioni matematiche di secondo grado, non vengono considerati giuridicamente “persone”, ma solo appunto “pre-persone”, con conseguente limitazione dei loro diritti ivi compreso quello alla vita. Le pre-persone possono dunque essere tranquillamente eliminate senza che ciò costituisca reato o scandalo, e questo vale ovviamente anzitutto per i bambini ancora nel grembo materno. Questa visione distopica, forse più reale di quanto possa sembrare a prima vista, viene messa in scena da Losa, Conti e Lodi Pasini in modo avvincente il cui scopo dichiarato è proprio quello di far riflettere: forse che il nostro mondo assomigli sempre di più forse all’incubo allora futuribile descritto a suo tempo da Dick?

 

Alessandro Fiore di Notizie Pro Vita ha intervistato i tre giovani resgisti.

 

Vi posso chiedere di presentarvi ai nostri lettori?

Siamo tre ragazzi di 26 anni, neolaureati in Televisione Cinema e New Media all’Università IULM di Milano, con la passione per il cinema e la speranza di poter lavorare in questo settore. Realizziamo cortometraggi no budget e no profit su varie tematiche.

Perché avete scelto di realizzare proprio Le Prepersone?

Nelle ore passate insieme in Università, avevamo deciso di realizzare insieme un progetto unendo le nostre capacità e conoscenze personali, ma non avevamo idea di cosa si potesse raccontare: avevamo molte idee, molte storie in mente e molte possibilità, ma nessuna ci sembrava sufficientemente valida per giustificare uno sforzo produttivo.

Avendo a disposizione un così gran numero di storie, ma avevamo la necessità di focalizzarci su una linea di principio: abbiamo capito che le uniche storie che valeva la pena raccontare e che avremmo dovuto raccontare, fossero quelle che potessero non solo piacere a noi e al pubblico, ma che potessero in qualche modo essere utili alle persone … storie non solo belle, ma soprattutto utili.

A questo punto è stato proposto il racconto di Phil K Dick: l’idea di poter parlare dell’ aborto , un tema così presente nella nostra società, che cambia la vita alle persone, ma che spesso viene trattato in modo molto distaccato, ci è sembrata la strada giusta. Inizialmente il cortometraggio doveva parlare “solamente” dell’ aborto , visto sotto una prospettiva esagerata (poiché mostra bambini di sei anni e sani), ma documentandoci in fase di pre produzione ci siamo accorti di quanto il cortometraggio fosse in realtà più profondo e toccasse il possibile tema dell’ aborto post natale (fantascientifico ai tempi di Phil Dick, ma non così lontano dalla nostra realtà).

Secondo il principio che ci eravamo dati (realizzare un cortometraggio che fosse prima di tutto utile), ci siamo resi conto che era necessario realizzare questo progetto, poiché poteva e può aiutare a leggere “in anticipo” una situazione che potrebbe essere realmente presente nel nostro prossimo futuro.

Quale è stato l’ostacolo più difficile da superare nella produzione del film?

L’ostacolo più arduo da superare è stato il fatto di dover gestire le riprese con l’università e gli esami. Le riprese erano state progettate per essere realizzate in una settimana, ma per problemi logistici abbiamo suddiviso le riprese in alcuni weekend. Poi sono sopraggiunte altre problematiche: l’automobile rotta, impegni degli attori, compleanni, malattie etc. Sul set il problema era la gestione degli attori, soprattutto dei bambini che erano molto vivaci. Tutto questo ci ha fatto accumulare un ritardo sulle riprese e quindi sul completamento del cortometraggio di poco più di un anno.

Secondo voi ci sono, nella società attuale, segni che indicano che il nostro mondo si sta avvicinando a quello immaginato da Philip K. Dick?

È possibile che la visione di Phil Dick trovi riscontro reale in un prossimo futuro, basti pensare all’articolo scritto dai due bioeticisti italiani – Giubilini e Minerva – sull’ aborto post-nascita, o all’eutanasia per i bambini in Belgio e Olanda. All’inizio,  non riguarda bambini sani e così grandi come mostrato nel cortometraggio, ma bambini malati, ed è  presentato come atto di umanità per evitare sofferenze ai piccoli e problemi ai genitori.

Volete trasmettere un ultimo messaggio ai nostri lettori?

Con i vostri cari lettori vorremmo condividere per l’ennesima volta un messaggio generale: alcuni pensieri umani possono trasformarsi in strane ideologie e supposizioni, così come il concetto di pre-persone che può nascere e diffondersi; altri pensieri possono essere coltivati senza nemmeno avere una piena consapevolezza a riguardo. Quindi vi chiediamo di condividere il nostro cortometraggio e di dar vita a discussioni aperte sulla questione.