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Il ritorno delle riviste di carta (ma noi ci abbiamo sempre creduto)
NEWS 7 Giugno 2024    di Giuliano Guzzo

Il ritorno delle riviste di carta (ma noi ci abbiamo sempre creduto)

La notizia ha colto un po’ tutti di sorpresa. A fine marzo, dopo qualcosa come 17 anni di totale assenza dalla scena editoriale – una vita in pratica, e forse anche più d’una -, è stato annunciato il ritorno di Life, la più celebre rivista di fotogiornalismo del pianeta. Il clamoroso ritorno è stato raccontato dal New York Times, che ha spiegato come in buona sostanza esso sia il frutto di un accordo tra Dotdash Meredith – il più grande editore statunitense, che possiede altre riviste come People, InStyle e Byrdie – e Bedford Media, una start-up fondata nel 2023 dall’imprenditore miliardario Joshua Kushner e da sua moglie, la modella e imprenditrice Karlie Kloss, che è anche amministratrice delegata dell’azienda.

Il ritorno di Life, che riapparirà nel 2025 anche in versione cartacea, ha catturato l’attenzione pure dei media italiani. Comprensibile. Tuttavia, non si tratta d’un caso isolato: è oramai da qualche anno che si parla dell’inatteso ritorno delle riviste su carta che, «dopo anni di profonda crisi sono infatti riuscite a reinventarsi, con risultati sorprendenti». I numeri del fenomeno, in effetti, paiono interessanti. Negli Stati Uniti nel 2021 sono nate 122 nuove riviste. Una statistica inglese ha invece rilevato come da quelle parti, solo nel 2022, siano state lanciate addirittura 330 nuove riviste cartacee e un’altra ricerca sostiene che le riviste cartacee, nel Regno Unito, raggiungano oltre 20 milioni di lettori adulti al mese. Tutto ciò mentre l’intera industria dei media appare attraversata da cambiamenti anche drastici, a partire da quella del cinema.

Ironicamente, proprio in questi giorni è una rivista di carta – Internazionale – a raccontarci di Hollywood sul viale del tramonto ed è il giornalista di un quotidiano cartaceo a descriverlo come «un bruttissimo segnale, soprattutto se consideriamo che la grande industria statunitense da anni s’è concentrata sulle megaproduzioni e sulle storie di super eroi. Ma è tutta la macchina americana che sembra inceppata. Gli introiti complessivi sono risultati del 40% inferiori a quelli del 2023. Né migliori notizie arrivano dal cinema di casa. L’anno da noi è partito col boom del film della Cortellesi. Ma per una Cortellesi che riempie le sale, quanti prodotti nostrani sono stati programmati nei primi quattro mesi del 2024 a locali vuoti?» (Libero, 1/6/2024).

D’accordo, ma se perfino i media più imponenti sono terremotati, com’è che sono proprio le riviste di carta, date da tempo per spacciate, a dar segnali di vitalità? Per Julian Novitz dell’Università di Swinburne, queste testate stanno beneficiando di una certa «“stanchezza digitale” degli anni della pandemia» e hanno il non piccolo vantaggio di essere «risparmiate in parte dalle turbolenze subite dai siti web dei media, che dipendono esclusivamente dalle entrate pubblicitarie digitali». Poi, è vero, pesa un certo effetto nostalgia, che ha già toccato altri ambiti: dalla rinascita dei dischi di vinile all’altrettanto singolare ricomparsa della fotografia su pellicola; anche su quest’ultimo ambito i numeri parlano chiaro: secondo la Camera dei Commercianti di Milano, le vendite di pellicola fotografica in Italia sono aumentate del 15% nel 2022 un trend riscontrato anche in Stati Uniti, Regno Unito e Giappone.

Occhio però a non considerare tutto ciò frutto solo della nostalgia di un pubblico maturo e avanti con l’età, perché non è così. Il ritorno delle riviste di carta interessa infatti, almeno in parte, anche un pubblico giovane. «Un fattore chiave che alimenta il ritorno alle riviste fisiche», ha osservato la giornalista inglese Laura Holliday «è un desiderio più ampio di proprietà su oggetti tangibili, evidenziato in un aumento nella vendita di vinili e nella continua influenza di BookTok sulle vendite dei libri. Sembra che la Generazione Z desideri sempre più accumulare e curare beni in linea con i propri interessi e gusti personali».

Il ritorno delle riviste di carta – che, pur non oceanico, inizia a farsi significativo -, poggia anche su altri due aspetti. Il primo riguarda la qualità dell’informazione: mentre i giornali on line (e pure gli stessi quotidiani cartacei) sono chiamati a sfornare analisi e commenti a getto continuo, incatenati al flusso perpetuo delle notizie, il magazine consente il lusso dell’approfondimento. In secondo luogo, in un tempo in cui il digitale pare onnivoro, la rivista di carta offre sempre più un’oasi di libertà: la si può leggere posando lo smartphone – addirittura abbandonandolo in un’altra stanza – e quindi liberi da Internet e dai social, protetti dalle tante insidie (anche per la salute) che essi comportano.

Attenzione, perché questo è un aspetto cruciale. Sì, perché la nuova primavera della rivista di carta, come notano più osservatori del mondo editoriale, sta sbocciando su premesse differenti da quella su cui si reggeva il suo successo precedente. Se infatti un tempo settimanali, mensili e periodici venivano letti essenzialmente per informarsi, oggi si sta facendo largo – per il momento grazie a nicchie, anche se non così irrilevanti, poi domani si vedrà – una sorta di nuovo piacere della lettura, alimentato da più sensi: quello tattile, certamente, ma anche e soprattutto quello visivo. Le riviste di carta non possono dunque più permettersi di essere economiche né, tanto meno, approssimative. Al contrario, hanno nella qualità, nell’esclusività e nella bellezza i loro nuovi punti di forza.

Tutto questo non può che rallegrare noi del Timone. Anzitutto perché, grazie a Dio e alla grande famiglia dei lettori, il nostro mensile esce ininterrottamente dal 1999: e un quarto di secolo, scusate, non è poco. In secondo luogo, perché – a differenza di quanti qualche anno fa si son tuffati giubilanti fra le onde del web convinti che quella fosse l’unica e definitiva strada possibile, salvo poi scoprire (ma dai) la dittatura degli algoritmi e il pericolo dei bavagli on line (ostacoli che le riviste cartacee non hanno) –, noi nella libertà e nella bellezza della carta abbiamo sempre creduto; lo indicano firme e contenuti esclusivi della rivista, non fruibili gratuitamente, e pure il nostro sempre più ricco catalogo di libri. È questo il motivo per cui, pur mantenendo quotidianamente aggiornato questo sito, i contenuti della rivista – più accurati, approfonditi e ricercati – restano esclusivamente sulle sue pagine.

Ed è sempre per questo – perché sentiamo come un dovere informare e formare al meglio – che, recentemente, abbiamo lanciato una nuova ed innovativa forma di abbonamento Plus, che a fronte d’una leggera spesa in più offre ben due vantaggi: in regalo – col primo numero che arriverà a casa del lettore (il mese dopo l’acquisto) – un coupon del valore di € 20,00 da spendere Holyart (www.holyart.it) il principale e-commerce d’arte sacra d’Europa, ma soprattutto la garanzia di avere la rivista a casa entro il 10 mese, per offrire alla grande famiglia dei nostri abbonati una lettura sempre sul pezzo e senza ritardi. Non nascondiamo che, a poche settimane dal debutto, questo nuovo abbonamento sta dando ottimi risultati; il che non può che spronarci ad impegnarci sempre di più, sapendo che la carta è viva e lo è anche, grazie a voi, la passione per le nostre pagine di fede e ragione. Che, dopo 25 anni ,vengono pubblicate con la gratitudine e l’impegno della prima volta.

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