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NEWS 9 Ottobre 2023    di Lorenzo Bertocchi

Il tragico fallimento dell’intelligence di Israele e Usa

«Le regole della guerra sono cambiate. Il prezzo che la Striscia di Gaza pagherà sarà molto alto, e cambierà la realtà per generazioni». Sono parole del ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, riportate ieri dal Times of Israel, parole che non lasciano troppi dubbi sulla reazione israeliana all’attacco missilistico di Hamas.

Tutto il mondo esprime solidarietà a Israele per gli attacchi subiti e secondo i media, al momento in cui scriviamo, i morti in tutto sono già 600 e almeno 100 gli ostaggi presi dai terroristi di Hamas. L’esercito di Tel Aviv è in azione nel sud del Paese con l’operazione “Spade di Ferro” per rispondere all’operazione “Tempesta”: è guerra.

Difficile esprimere considerazioni sulla situazione che è in continua evoluzione, si possono raccogliere un paio di elementi di valutazione che emergono in queste ore:

  • per troppo tempo la questione Israelo-palestinese sembra essere stata messa a margine delle agende internazionali, in particolare dagli Stati Uniti che con la presidenza Biden hanno flirtato spesso pericolosamente con il mondo arabo e in particolare con Teheran (che ha fornito soldi e armi ad Hamas) cercando una negoziazione sul nucleare. Questa politica della Casa Bianca ha più volte allarmato Tel Aviv che non ha mancato di far sentire il suo fastidio a Washington;
  • fallimento delle intelligence israeliane, Mossad e Shin Bet, notoriamente tra le più preparate e ramificate nel mondo. Come è stato possibile non prevedere e prevenire un attacco di tale portata e complessità? L’operazione Tempesta per le sue caratteristiche deve essere stata preparata per mesi e non si può pensare che a Gaza non ci siano uomini di Tel Aviv. Fallimento parallelo anche dell’intelligence Usa, visto che la Cia ha una presenza massiccia nell’area ed è dotata di strumenti tecnologici capaci di rilevare qualsiasi segnale di minaccia. Per spiegare questo fallimento ci sono alcune ipotesi: a) grossolano errore di valutazione per una sottovalutazione della minaccia (con combinato effetto sorpresa come l’attacco egiziano del 1973); b) una tragica scelta di rinunciare a un’azione preventiva per cause varie, tra cui quella di non compromettere gli accordi in corso tra Israele e Arabia in vista della cosiddetta Via del Cotone, che dovrebbe congiungere India e Mediterraneo con terminal centrale nel porto di Haifa.

Al netto di ogni valutazione al momento ovviamente non si può che ripetere il grido che sale dalle Chiese di Gerusalemme, ossia un invito a fermare subito le armi per evitare che poi non si riesca più a disinnescare un’escalation che non si sa dove possa portare. Di seguito pubblichiamo ampi stralci del comunicato congiunto diramato ieri dai Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme (fonte: Custodia Terrae Santae):

«La Terra Santa, luogo sacro per innumerevoli milioni di persone in tutto il mondo è attualmente impantanata nella violenza e nella sofferenza a causa del prolungato conflitto politico e della deplorevole assenza di giustizia e rispetto dei diritti umani-

Noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, abbiamo ripetutamente lanciato appelli sull’importanza di rispettare lo Status Quo storico e giuridico dei santi santuari. In questi tempi difficili, ci riuniamo per alzare la voce in unità, facendo eco al messaggio divino di pace e amore per tutta l’umanità.

(…) Condanniamo inequivocabilmente qualsiasi atto che prenda di mira i civili, indipendentemente dalla loro nazionalità, etnia o fede. (…)

È nostra fervente speranza e preghiera che tutte le parti coinvolte prestino ascolto a questo appello per una cessazione immediata della violenza. Imploriamo i leader politici e le autorità a impegnarsi in un dialogo sincero, cercando soluzioni durature che promuovano la giustizia, la pace e la riconciliazione per la popolazione di questa terra, che ha sopportato il peso del conflitto per troppo tempo. (…)

Nella nostra qualità di leader spirituali, tendiamo le nostre mani a tutti coloro che soffrono e preghiamo affinché l’Onnipotente possa concedere conforto agli afflitti, forza agli stanchi e saggezza a coloro che occupano posizioni di autorità. Chiediamo alla comunità internazionale di raddoppiare i suoi sforzi per mediare una pace giusta e duratura in Terra Santa, basata sulla parità di diritti per tutti e sulla legittimità internazionale.

Ricordiamo le parole dell’apostolo Paolo: “Dio infatti non è un Dio di disordine, ma di pace” (1 Corinzi 14:33). Nello spirito di questo messaggio divino, imploriamo tutti di lavorare instancabilmente verso la fine della violenza e l’instaurazione di una pace giusta e duratura che permetta alla Terra Santa deve essere un faro di speranza, fede e amore per tutti.
I Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme


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