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La famiglia? Non è «patriarcale», ma protegge donne e giovani
NEWS 23 Novembre 2023    di Giuliano Guzzo

La famiglia? Non è «patriarcale», ma protegge donne e giovani

Sconvolti dalla vicenda che vede protagonista suo figlio Filippo, Nicola ed Elisabetta Turetta si sono detti «devastati dal dolore». «La nostra», hanno inoltre aggiunto al Corriere della Sera i due coniugi, «non è una famiglia patriarcale». Ora, se i signori Turetta hanno sentito il bisogno di fare una simile precisazione è perché, evidentemente, in questi giorni l’Italia intera si interroga su come sia stato possibile per il loro figlio compiere un omicidio efferato come quello che, come sappiamo, ha portato alla morte dell’ex fidanzata, la povera Giulia Cecchettin.

Ora, mentre i mass media continuano a raccontare in modo quasi ossessivo i dettagli di questa vicenda, vale la pena evidenziare come le scuse dei signori Turetta non siano causali e, in fondo, non riguardino neppure questa vicenda. Sono infatti alcuni anni che la famiglia cosiddetta tradizionale è accusata non solo di essere «patriarcale», ma anche violenta e assassina. Proprio il Corriere della Sera, nella sua versione on line, nell’agosto 2012 pubblicava un articolo intitolato «La famiglia uccide più dei criminali». Oggi quell’articolo risulta sempre on line, sia pure con un titolo leggermente diverso; gli attacchi alla famiglia però non si sono certo fermati.

Basti vedere che cosa ha scritto – ancora sul Corriere, sì – nel 2021 lo scrittore Roberto Saviano, sottolineando che «le mafie finiranno quando finiranno le famiglie» e caldeggiando «nuove forme di organizzazione sociale, nuovi patti d’affetto». L’autore di Gomorra aveva per l’esattezza proposto ai suoi lettori una sorta di equazione tra monogamia e criminalità organizzata. «Se le mafie sono strutturate sempre intorno all’ossessione monogamica», aveva infatti scritto Saviano, «se i boss sentono il proprio potere vacillare quando la monogamia è violata, allora scegliere la vita, la sessualità libera di vincoli, un corpo non assoggettato dalla morsa della convenzione è un atto antimafia. Anzi: è l’atto antimafia».

Ora, dinnanzi a tutto ciò ha senso provare a chiedersi: ma davvero la famiglia è un luogo di violenze «patriarcali» e, in definitiva, pericoloso per le donne e per i più giovani? Ora, se per famiglia intendiamo quella realmente cristiana – quella cioè unita in matrimonio -, la risposta non può che essere negativa. Infatti, se da un lato è purtroppo innegabile come anche nelle famiglie più solide e devote possano verificarsi (e si siano verificati, inutile negarlo) episodi di violenza, dall’altro le statistiche sono piuttosto chiare – come ho spiegato anche in un mio libro – nell’evidenziare una cosa: nelle coppie sposate rispetto alle coppie conviventi i tassi di violenza sono mediamente più bassi. Sulle ragioni di questo dato si può discutere, ma il dato c’è.

Esattamente come c’è un altro dato, se possibile ancora più emblematico: quello che vede nell’indiziato numero uno del «patriarcato» – il padre, naturalmente – un pilastro educativo fondamentale. Basti vedere le biografie di molti efferati serial killer: si tratta di persone che non hanno neppure conosciuto il padre (come Charles Manson, mandante di due fatti di sangue famosi nella storia americana) oppure l’hanno avuto «pazzo, sadico nato» (come Richard Kuklinski, uno che si stima abbia commesso oltre 200 omicidi). Ma anche al di là di casi tanto estremi, l’assenza dell’amore paterno costituisce, sono le statistiche a dirlo, un fattore di profonda destabilizzazione di un giovane.

Questo non significa, per prevenire una facile obiezione, che tutti gli assassini o i violenti non abbiano avuto un padre o abbiano avuto un cattivo padre; ma che quelli che non hanno avuto un padre o ne hanno avuto uno non all’altezza sono molto più esposti al rischio di condotte devianti. Per dirla con uno slogan, insomma, altro che prendersela con i padri. Bisognerebbe ringraziarli, semmai, invitandoli ad essere più presenti e centrali nel processo educativo dei loro bambini più di quanto già non lo siano. Perché, diversamente, rischia di mettersi male. Il sonno dei papà genera mostri (Fonte foto: Pexels.com)

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