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La lotta di Cicely contro lo “scarto” degli incurabili
NEWS 18 Dicembre 2023    di Chiara Pajetta

La lotta di Cicely contro lo “scarto” degli incurabili

Un bel libro per Natale, che con la nascita di Gesù ci regala il senso della vita. E della morte, così tragicamente familiare di questi tempi, tra conflitti sanguinosi e violenze terribili su donne e uomini. Ci riferiamo al bel romanzo biografico Di cosa è fatta la speranza, di Emmanuel Exitu (Bompiani), ispirato a una storia vera. Racconta l’incontro sconvolgente di una infermiera inglese, Cicely Saunders (1918-2005), con il dolore lancinante dei morenti: prima i soldati feriti nello sbarco di Normandia e poi i malati terminali. I protocolli degli ospedali inglesi già allora erano rigidi quanto quelli che abbiamo potuto conoscere di recente nella drammatica vicende della piccola Indi Gregory. Lo erano a maggior ragione in tempo di guerra, quando la Saunders, inventrice delle cure palliative, si scontrò con il rifiuto dei medici di alleviare il dolore dei malati con farmaci adeguati. Scoprì infatti che coloro che la medicina tradizionale considerava inutili da curare, perché “spacciati”, venivano semplicemente abbandonati nel loro viaggio verso la morte, tra sofferenze indicibili.

La nostra società sembra considerare una grande conquista il primo suicidio di Stato” avvenuto a Trieste, ottenuto da una signora di 55 anni affetta da sclerosi multipla, con l’assistenza del Servizio sanitario nazionale. Ma la storia dell’infermiera inglese, vissuta quando ancora non si osava proporre e attuare l’eliminazione “spontanea” degli incurabili, ci apre una prospettiva completamente diversa. Cicely Saunders, infatti, decise di diventare dottoressa proprio per superare le rigidità e l’indifferenza della medicina inglese di fronte ai malati terminali. E inventò gli hospice (il primo aperto nel 1967), in realtà ben diversi da quelli di oggi. Studiò con costanza e determinazione farmaci che potessero alleviare il dolore e aiutare le persone che la scienza medica non considerava: addirittura l’OMS ha adottato le sue linee guida per la medicina palliativa. Ma lei andò oltre. Inizialmente atea, Cicely si convertì all’anglicanesimo dedicando la sua vita a creare luoghi di umanità e conforto, dove i malati potessero affrontare con dignità il compimento della loro vita, sentendosi accolti e accompagnati.

I personaggi protagonisti del romanzo testimoniano in modo talvolta scanzonato, ma sempre commovente, come si può valorizzare ogni istante di vita di chi pur sa che il tempo per lui si fa breve. Che sia una ragazza che amava truccarsi (e insegna l’arte del trucco alla sobria dottoressa Cicely, che non sa neppure che esistono le ciglia finte), o un domatore di animali che vorrebbe vedere in ospedale l’elefantino appena nato. Nel suo discorso di accettazione della laurea honoris causa dell’Università di Yale la Saunders descrisse con chiarezza e profondità la figura professionale di medici e infermieri. “Gli operatori sanitari, qualunque fede abbiano o non abbiano, devono offrire prima di tutto se stessi, e solo dopo la loro competenza”. Sembra niente, “eppure questo trasforma i pazienti. E gli operatori. Perché fa scoprire la ricchezza del donarsi a vicenda. E fa scoprire che solo il dono è il modo giusto di misurare il tempo, perché il tempo non si misura mai davvero dall’esterno. Con il ticchettio delle lancette, ma solo dall’interno, con i battiti del cuore”. Ecco come recuperare il senso di una vera medicina, capace di curare il corpo e l’anima, come ha dimostrato questa impavida dottoressa, che ha realizzato luoghi di speranza “dove puoi morire scoppiando di vita”.

L’hospice che Cicely Saunders ha creato è un posto dove si va per vivere fino all’ultimo con dignità. “La morte è naturale solo quando si muore con qualcuno che si prende cura di noi”. È questo allora il segreto di una buona morte, che oggi dobbiamo riscoprire grazie alla sapienza cristiana, che ci ha da sempre educato a prepararci all’ultimo respiro, perché l’esistenza di ogni essere umano sia davvero una vita compiuta.

(Fonte immagine: Wikipedia)


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