mercoledì 21 febbraio 2024
  • 0
NEWS 13 Settembre 2014    

Lo dicono gli anticlericali e hanno ragione: l’unica Chiesa che illumina è quella che brucia

di Antonio Royo Marin OP

È un fatto, pienamente comprovato nella vita di alcuni santi, che la violenza dell’amore verso Dio si manifesta alle volte all’esterno sotto forma di fuoco che riscalda e brucia persino materialmente la carne e le vesti vicine al cuore.
Queste manifestazioni tanto sorprendenti dell'amore si producono in gradi molto diversi. I principali sono tre:

1) Semplice calore interno. Il primo grado consiste in uno straordinario calore del cuore che si dilata; questo calore si espande su tutto l’organismo. Un caso notevole di questo fuoco divoratore è quello della beata Giuliana di Cornillon, alla quale si deve il primo impulso alla istituzione della festa del Corpus Domini. Santa Brigida sentiva ardori tanto vivi nel suo cuore che non percepiva il freddo intensissimo di Svezia. È classico, infine, l’episodio della vita di san Venceslao, duca di Boemia. Di notte egli visitava le chiese a piedi scalzi di cui lasciava dietro di sé sulla neve l’impronta insanguinata. Al serio che lo accompagnava, per ripararsi dal freddo intensissimo che sentiva, raccomandava di mettere i suoi piedi nelle orme che egli lasciava. Così facendo infatti non sentiva più il freddo.

2) Ardori intensissimi. Il fuoco dell'amor divino può raggiungere tale intensità che alle volte è necessario ricorrere ai refrigeranti per poterlo sopportare. Di san Stanislao Kotska si racconta che era così intenso il fuoco che lo consumava, che nel cuore dell’inverno era necessario applicargli sul petto dei panni imbevuti di acqua gelata. San Francesco Saverio, non potendo sopportare alle volte nelle sue peregrinazioni apostoliche l’ardore che lo divorava, era costretto a scoprirsi il petto. San Pietro d’Alcantara per l’ardore della carità non poteva rimanere nella sua cella; si metteva allora a correre per la campagna al fine di smorzare un poco, con l’aria fresca, il fuoco che lo divorava. La carità che infiammava santa Caterina da Genova era tanto intensa, che non si poteva avvicinare la mano al suo cuore senza sperimentare un calore intollerabile.

3) L'ustione materiale. Quando il fuoco dell'amore giunge a produrre l’incandescenza e la bruciatura materiale, si realizza in tutta la sua pienezza il fenomeno che gli autori mistici denominano «incendio d’amore». Questo fenomeno si è verificato varie volte nelle vite dei santi. Il cuore di san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, ardeva talmente nel fuoco dell’amor divino, che più d'una volta la sua tonaca di lana apparve completamente bruciata dalla parte del cuore. Anche due delle sue costole presentavano una curvatura notevole. L’ustione di indumenti e l’incurvamento di costole si comprovò anche in santa Gemma Galgani.

Il beato Nicola Factor, religioso francescano, incapace di sopportare il fuoco che ardeva nel suo cuore, si gettò in una vasca di acqua gelata in pieno inverno. Consta dal suo processo di beatificazione che l’acqua subito si riscaldò. La beata Lucia da Narni, terziaria domenicana, consumata da questo fuoco interiore, aveva la pelle annerita e come abbrustolita dalla parte del cuore. Gli ardori del fuoco interiore sollevavano tanto il suo lato sinistro, che le sue consorelle temevano di doverle rompere le costole.

Uno dei casi più sorprendenti è quello di san Filippo Neri. Le palpitazioni del suo cuore erano tanto forti quando compiva qualche funzione sacra o parlava delle cose dì Dio, che sembrava gli si rompesse il petto. Il suo corpo tremava così forte che si ripercuoteva sugli oggetti che si trovavano attorno a lui come il letto e la stessa abitazione, che pareva scossa da un piccolo terremoto. Nonostante la sua grande mortificazione, si vedeva costretto a bere ogni tanto un bicchiere d'acqua gelata per ristorare un poco la gola, riarsa a causa della traspirazione ardente. Alle volte doveva gettarsi a terra e scoprirsi totalmente il petto per smorzare un poco il fuoco interiore che lo consumava. Quando dopo la morte i medici gli fecero l'autopsia, trovarono che la quarta e la quinta costola del lato sinistro erano rotte e completamente staccate, In quello spazio il suo cuore, che era di una grandezza e di una forza muscolare straordinaria, poteva dilatarsi con maggior ampiezza. Questi fenomeni si erano verificati in lui quando aveva vent’anni. Visse così ancora circa sessant’anni poiché morì ottantenne.

da Teologia della perfezione cristiana