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Lo zucchetto del Papa, «Le iene», certa beneficienza e la tortuosa strada che porta ai preservativi africani
NEWS 19 Settembre 2014    

Lo zucchetto del Papa, «Le iene», certa beneficienza e la tortuosa strada che porta ai preservativi africani

L’ha visto mezza Italia alla tivù. È il famoso zucchetto di Papa Francesco che un inviato (senz’apostrofo, al contrario di quanto scrive il sito di TGcom 24) della trasmissione Le iene di Italia 1 (puntata del 17 settembre) ha ottenuto in Piazza San Pietro direttamente dalle mani del Santo Padre, ignaro di cosa ne sarebbe poi venuto fuori.

Nata per sfida, la cosa è diventata poi seria. Un tale che si era visto cestinare la richiesta di far parte del goliardico cast di conduttori-inviati del sardonico e beffardo programma, poiché giudicato non sufficientemente coraggioso e sfrontato per le incursioni ai vip per cui è famoso il programma Mediaset, ha pensato bene di dimostrare il contrario, facendo vedere all’intero Stivale di che pasta è fatto. Così si è presentato a un’udienza pubblica del Pontefice in San Pietro, si è fatto strada in mezzo alla grande folla, è arrivato a un tiro di schioppo dalla Papa-mobile e, dopo ripetuti tentativi, è riuscito a farsi notare dal Pontefice, agitando una “papalina” analoga a quella indossata da Francesco. A quel punto, il Pontefice ha fermato la vettura su cui montava ritto in piedi, ha sorriso, ha raccolto la “papalina” del tizio, si è levato la propria, ha confrontato le due, ha constata che erano della stessa misura e così le ha scambiate: tenendo per sé quella dello sconosciuto e dando al tizio la propria.

Fine. No, inizio. La conclusione vien infatti dopo, potenzialmente drammatica.

La trasmissione Le iene, infatti, ha ben deciso di trasformare il ridanciano episodio in un'iniziativa benefica, e così ha messo all’asta, su eBay, la “papalina” del Pontefice. I soldi che verranno ricavati saranno utilizzati per sostenere il progetto di Soleterre Onlus a Zongo, nella Repubblica Democratica del Congo.

Il sito TGcom 24 (ripreso pedissequamente da altri organi di stampa) dà la notizia, e poi, senza soluzione di continuità, aggiunge: «Nel villaggio della Repubblica Democratica del Congo è attivo un ospedale, gestito da Suor Maria della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe di Genoni, che garantisce visite specializzate a mamme e bambini per contrastare la mortalità infantile. Oggi l’ospedale è anche centro di accoglienza e cura di profughi a causa della guerra nella vicina Repubblica Centrafricana». Bene, anzi ottimo. Solo che d’acchito uno non capisce cosa c’entri la Soloterre Onlus con l’ospedale retto da Suo Maria proprio perché non c’è scritto.

Per capirlo occorre andare sul sito Internet di Soloterre Onlus; cliccare alla voce Cosa facciamo; scorrere lungo la pagina, individuare il quadrotto-pulsante con las critta «R.D. Congo» (cioè appunto Repubblica Democratica del Congo), cliccarci sopra, arrivare ai progetti attivi in quella parte di Africa nera, scorrere ancora a piè di pagina, cioè là dove sta scritto «Le cure in Africa» e finalmente leggere: «A Zongo, in Repubblica Democratica del Congo, Soleterre combatte la mortalità infantile garantendo cure mediche e supporto nutrizionale a mamme e bambini attraverso l’allestimento e il mantenimento di un centro chirurgico pediatrico». Uno che abbia letto la notizia di TGcom 24 (ripresa pedissequamente da altri organi di stampa), uno che non sia proprio tonto, immagina subito che questa intenzione generica coincida con il citato ospedale gestito da suor Maria. E infatti è così. Per sincerarsene basta cliccare ancora una volta, stavolta alla voce «Vai al progetto.

Bene. Ottimo che i soldi cavati dalla vendita dello zucchetto papale finiscano lì.

E così, felice, uno magari si scorda di proseguire l’esplorazione del sito di Soletterre Onlus, per esempio di girovagare un po’ nella sezione Notizie. Se invece lo facesse, ne troverebbe facilmente una alquanto interessante sulle attività che Soloterre Onlus svolge in Costa d’Avorio, interessandosi in specie delle ragazze. Alle ragazze ivoriane, infatti, Soloterre Onlus presta numerose attenzione attraverso il centro che ha aperto a Port Bouet, uno dei quartieri periferici della capitale Abidjan, dove, fra vari altri interventi, «una delle attività più importanti è quella di sensibilizzazione su temi come diritti dell’infanzia, prevenzione e gestione dei conflitti, HIV/AIDS e malattie sessualmente trasmissibili, salute riproduttiva, sensibilizzazione sul corretto uso del preservativo, ruolo e responsabilità dei genitori nell’educazione e protezione dei figli». Preservativi, sì. «Salute riproduttiva», sì. Immaginiamoci anche cosa significhi, avendo appena finito di parlare di preservativi, «ruolo e responsabilità dei genitori nell’educazione e protezione dei figli»

Ora, siamo certi che l’ospedale gestito da suor Maria a Zongo, in Congo, non distribuisca preservativi, né sensibilizzi al loro “corretto utilizzo”, né indottrini genitori e figli al sofisma della «salute riproduttiva», pendendo dalle labbra di Soloterre Onlus che paga anche con i soldi guadagnati dalla vendita dello zucchetto del Papa all’insaputa del Papa e di suor Maria (e dei suoi collaboratori). Però è consigliato un supplemento d’indagine. A volte, in perfetta buona fede, si cade infatti purtroppo nella trappola di personaggi non proprio cristallini che, tra Italia e Africa, magari hanno in animo di buggerare il Santo Padre e le suore missionarie.

(Grazie ai lettori de Il Timone che hanno voluto sincerarsi di dove finiranno i soldi cavati dall’asta dello zucchetto, indagando e poi segnalandoci la cosa)