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Mario Palmaro, a dieci anni dalla morte
NEWS 9 Marzo 2024    di Gianpaolo Barra

Mario Palmaro, a dieci anni dalla morte

Il 9 marzo 2014 moriva Mario Palmaro, giurista, giornalista, professore, indimenticabile polemista. Difensore della vita e della fede senza compromessi, Mario è stato una colonna del Timone e dobbiamo tutti ringraziarlo per quello che ha donato.  Con le parole di Gianpaolo Barra, tratte dalla rubrica “Zona Cesarini” pubblicata sul numero della rivista di marzo, ricordiamo Mario insieme a Eugenio Corti. Due grandi personalità della cultura cattolica che ci mancano e che salutiamo di cuore con una preghiera. (LB)

Dieci anni fa, esattamente il 9 marzo 2014, Mario Palmaro veniva convocato dinanzi al tribunale dell’Altissimo (non spaventatevi: era un cattolico tosto, non temeva la verità e sapeva che dopo la morte tutti saremo giudicati da Dio). Aveva 45 anni, lasciava la moglie e quattro figli piccoli. Il mese prima, il 4 febbraio, moriva il novantatreenne Eugenio Corti, grande scrittore e apologeta, autore – tra altre opere – del celeberrimo Il cavallo rosso. Che cosa accumunava queste due indimenticabili colonne del nostro Timone, al quale hanno collaborato fin dagli inizi e per lunghi anni? È facile rispondere: una fede granitica, che dava loro la capacità di leggere gli eventi della storia (di cui era esperto Corti) e quelli della bioetica (di cui Mario era maestro) alla luce della Verità rivelata. In loro era vivissima la consapevolezza che la vita terrena è una battaglia, che vede scontrarsi – per decisione divina, come si legge nel libro della Genesi – due eserciti, quello guidato dalla Donna, ossia dalla Vergine Maria, e quello guidato dal serpente, da Satana. Mario ed Eugenio si erano arruolati, con l’aiuto della grazia divina, tra le schiere di Dio. A seguito di questa ferma decisione, hanno messo a frutto i talenti donati loro dalla Provvidenza per aiutare noi, lettori e amici, a restare in piedi in mezzo alla bufera che da decenni ci sta investendo. Devo loro una profondissima gratitudine. Il mio grazie si trasforma in preghiera di lode a Dio per averci donato questi due splendidi fratelli nella fede. Ai quali chiedo, come vecchio Direttore, di continuare a pregare per noi.


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