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NEWS 19 gennaio 2015    
Milano, nella giornata per la famiglia il sindaco Giuliano Pisapia indagato per «nozze» gay

di Alberto Giannoni

 

Si complica il caso dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha rivelato di essere indagato per omissione in atti d'ufficio, per aver rifiutato di cancellare dall'anagrafe comunale le trascrizioni delle «nozze» contratte in altri Paesi.

Lo ha fatto sapere ieri e non ha scelto una data qualsiasi, ma il giorno che ormai da giorni la sinistra attende per contestare (bollandolo come «omofobo») il convegno della Regione dedicato alla famiglia.

La vicenda delle trascrizioni nelle ultime settimane ha suscitato grandi discussioni. Tutto parte dall'iniziativa dei Comuni che - per promuovere la causa dei diritti rivendicati da coppie omosessuali - hanno deciso di puntare sulle unioni riconosciute da alcuni Paesi stranieri. Pisapia aveva teorizzato il tutto a giugno, partecipando alla sfilata del Gay Pride. Quel giorno parlò dei funzionari comunali che si erano opposti alla trascrizione - spiegando che avevano «applicato la legge» - e annunciò l'intenzione di «trovare una soluzione». È un «grimaldello per introdurre il matrimonio omosessuale senza passare dal Parlamento» avvertì uno degli esponenti del fronte opposto. Quando l'idea di Pisapia è stata concretamente tradotta in atti formali, la trascrizione comunale ha prodotto effetti kafkiani, come denunciato da una coppia che vedeva riconosciute le nozze in un ufficio comunale e nell'altro no. Per stoppare tutto a ottobre è intervenuto con una circolare il ministro dell'Interno Angelino Alfano, ricordando che la «diversità di sesso dei nubendi» per la legge italiana è ancora un requisito del matrimonio, almeno finché il Parlamento - e non i Comuni - non decida di cambiare le norme. Forte della circolare il prefetto di Milano ha chiesto, e poi ordinato al sindaco, di cancellare le trascrizioni. Pisapia a dicembre è stato ben lieto di trascrivere le nozze numero 14 - dopo aver sfidato il governo e sbandierato le sue «convinzioni». Inevitabile l'epilogo di ieri.

La sinistra milanese ora ovviamente fa delle indagini un vanto, utile anche per far dimenticare una fase di marcato appannamento che coincide con l'ormai imbarazzante riluttanza del sindaco, che sembra tentato dall'idea di non ricandidarsi per proporsi invece alla ribalta nazionale. Pisapia cavalca il caso. «Continuo con quello in cui credo» dice. Poi chiama in causa il premier Matteo Renzi. Lo invita a «tirare le orecchie al ministro» e parla di una circolare «blasfema» dal punto di visto giuridico e «sciagurata» da quello politico. Parole pesanti. Parole da leader politico più che da sindaco. Gli arriva subito la solidarietà di Nichi Vendola: «Grazie a Giuiano Pisapia perché non accetta che la Milano del 2015 debba essere ricacciata nel medioevo» dice il presidente di Sel. «L'assurdità - rincara il sindaco - è che in un governo a maggioranza Pd ci sia un ministro che si possa permettere di fare una circolare che non ha nessuna logica da nessun punto di vista».

Mentre Pisapia dava notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati («obbligatoria») nella sede della Regione Lombardia, una sala piena seguiva il convegno «Difendere la famiglia per difendere la comunità». In prima fila c'era il ministro Maurizio Lupi accanto al governatore Roberto Maroni, che ha rilanciato promettendo un evento bis durante Expo. Uno studente, presentatosi come cattolico, veniva allontanato dalla sala per alcune domande sulle terapie per l'omosessualità. Fuori un migliaio di persone protestava con l'Arcigay, il sindacato e il Pd.

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