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Norvegia, dopo 700 anni sono tornati i monaci
NEWS 9 Febbraio 2024    di Paola Belletti

Norvegia, dopo 700 anni sono tornati i monaci

Nel profondo nord, nuove gemme di fede hanno bucato il gelo, o perlomeno il raffreddamento della secolarizzazione sembra avere rallentato la sua spinta. Dopo più di 700 anni a Mukeby alcuni trappisti si sono stabiliti nel monastero di nuova costruzione, sorto nei pressi delle rovine di quello medioevale, dove viveva una comunità di cistercensi, così riporta il «National Catholic Register». La piccola comunità trappista è composta da quattro fratelli, P. Joseph, P. Joel, Br. Bruno e Br. Arnaud, che vivono in Norvegia dal 2009. Situato nel bellissimo fiordo di Trondheim, il nuovo monastero può ospitare circa 40 persone; c’è anche una pensione con sei camere.

Il vescovo Erik Varden, che appartiene lui stesso ai trappisti, ha presieduto la cerimonia di messa per l’ordinazione del monastero appena costruito alla fine del 2023, dove hanno partecipato circa 80 fedeli. A volte, dal nostro punto di osservazione condizionato dal tempo tutto umano che scorre e si scapicolla incontro a disastri annunciati o a pretese realizzazioni di paradisi in terra, rischiamo di dimenticarcelo: Dio è entrato nella storia e non ha alcuna intenzione di ritirarsene, e in essa continua ad operare. Davanti a questi piccoli ma assai significativi segni di nuova fioritura della fede cattolica in terra scandinava, ritornano nel cuore le parole del salmo che ci ricorda come Dio calcoli il tempo e il suo significato: «Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. 5 Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino» (Sal 90)

Le rovine dell’antica Abbazia di Mukeby risalenti al XII secolo hanno continuato anche loro a vegliare e a raccontare senza strepiti di un tempo in cui la Norvegia e l’intera Scandinavia erano profondamente cattoliche: «situate a poco più di 60 miglia a nord di St. Il Santuario di Olav a Trondheim – il luogo di riposo dei resti terreni di St. Olav, santo patrono della Norvegia – le pietre alterate dal vecchio monastero cistercense hanno persistito attraverso il rigido clima nordico e continuano a raccontare una storia che la natura si è rifiutata di lasciare svanire.»

La Norvegia tutta è disseminata di numerosi resti, sia di chiese sia di monasteri cattolici, portati alla rovina prima dalla furia distruttrice della Riforma che dall’usura del tempo e dell’abbandono. A partorirla alla vera fede erano state le doglie dell’isola fedele, la Gran Bretagna, a sua volta strappata alla barbarie seguita alla caduta di Roma da Sant’Agostino di Canterbury e dai suoi monaci, inviati direttamente dal Papa grande per antonomasia, San Gregorio Magno.

La fede non muore, la secolarizzazione più radicale e feroce non può distruggere il seme che il Padre ha deciso di lasciar cadere. Tant’è vero che la presenza dei quattro monaci della Trappa non è una felice eccezione; secondo una stima del sito norvegese Statistisk sentralbyrå siamo di fronte a un significativo risveglio della fede: i membri della chiesa cattolica romana sono passati infatti da 95.655 nel 2015 a 160.884 nel 2019. Proprio dove il nichilismo più estremo e l’individualismo più soffocante hanno dato fondo a tutte le  munizioni, la fede sta rifiorendo, rafforzando così le proiezioni sul ritorno della fede di sociologi come Eric Kaufmann, che è stato intervistato sulla nostra rivista.

L’allarme festoso di un lento cambiamento climatico in atto è innegabile e anche questa volta viene lanciato dai popoli più a settentrione: cara vecchia Europa, spesso irrigidita in regole senza cuore, sedotta da un insieme di valori che ricordano un mazzo di fiori recisi destinati ad appassire, forse – grazie a quel Dio che sa vegliare nella notte-  non hai scampo. Le tue radici sono cristiane e non sono morte e la primavera farà quel che deve.

(Fonte foto: Imagoeconomica)


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