«Dobbiamo riscoprire il primato di Dio e il mistero». In occasione del Giubileo delle Chiese Orientali, Papa Leone XIV ha rivolto un appello davvero intenso a ritrovare la profondità della fede, facendo memoria delle radici spirituali comuni e del ruolo, appunto, delle Chiese Orientali. Nel farlo, ha ricordato con forza l’opera di Leone XIII, affermando che «le Chiese Orientali, nella loro ricchezza liturgica e spirituale, sono custodi di un tesoro prezioso per tutta la Chiesa». Il cuore del suo discorso è però stato un altro: l’invito alla contemplazione e alla sua riscoperta.
Ma partiamo dall'inizio. «Cristo è risorto. È veramente risorto!». Il Papa ha anzitutto esordito così, nella sua prima udienza giubilare, dedicata ai partecipanti al Giubileo delle Chiese orientali, «con le parole che, in molte regioni, l’Oriente cristiano in questo tempo pasquale non si stanca di ripetere, professando il nucleo centrale della fede e della speranza”». A seguire ha aggiunto rivolgendosi ai presenti: «Ed è bello vedervi qui proprio in occasione del Giubileo della speranza, della quale la risurrezione di Gesù è il fondamento indistruttibile». Continuando, come si diceva, il pontefice ha fatto un intervento contenente un invito estremamente prezioso.
Un invito che egli ha in realtà rivolto anzitutto all’Occidente, con parole inequivocabili: «Quanto bisogno abbiamo di recuperare il senso del mistero, così vivo nelle vostre liturgie che coinvolgono la persona umana nella sua totalità, cantano la bellezza della salvezza e suscitano lo stupore per la grandezza divina che abbraccia la piccolezza umana. E quanto è importante riscoprire anche nell’Occidente cristiano il senso del primato di Dio, il valore della mistagogia, dell’intercessione incessante, della penitenza, del digiuno, del pianto per i peccati propri e dell’intera umanità così tipici delle spiritualità orientali».
«Perciò è fondamentale», ha continuato il Papa, custodire le vostre tradizioni senza annacquarle, magari per praticità e comodità, così che non vengano corrotte da uno spirito consumistico e utilitarista. Le vostre spiritualità antiche e sempre nuove sono medicinali. In esse il senso drammatico della miseria umana si fonde con lo stupore della misericordia divina così che le nostre bassezze non provochino disperazione ma invitino ad accogliere la grazia di essere creature risanate, divinizzate ed elevate ad altezze celesti».
Papa Leone ha poi proseguito il suo ragionamento con queste parole: «Abbiamo bisogno di lodare e ringraziare senza fine il Signore per questo. Con voi possiamo pregare le parole di Sant’Efrem il siro e dire a Gesù: «Gloria a Te che della Tua croce hai fatto un ponte sulla morte! Gloria a Te che ti sei rivestito del corpo dell’uomo mortale e lo hai trasformato in sorgente di vita per tutti i mortali». Rivolgendosi ai cristiani orientali nella diaspora, ha inoltre rivolto loro un appello: «Portate il vostro canto, la vostra iconografia, la vostra teologia del mistero anche laddove siete minoranza: è un dono per tutti».
Assai significative, nel suo intervento, sono state anche le numerose e vigorose sottolineature sull'urgenza della pace - intesa, però, come la pace «di Cristo» -, precedute ad una appassionata denuncia delle guerre e della violenza: «Dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, dal Medio Oriente al Tigray e al Caucaso, quanta violenza! E su tutto questo orrore, sui massacri di tante giovani vite, che dovrebbero provocare sdegno, perché, in nome della conquista militare, a morire sono le persone, si staglia un appello: non tanto quello del Papa, ma di Cristo, che ripete: "Pace a voi!" (Gv 20,19.21.26)» Per raggiungere questa pace «di Cristo», il Santo Padre ha promesso il suo personale impegno, oltre che quello della Chiesa intera: «Perché questa pace si diffonda, io impiegherò ogni sforzo. La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. La Chiesa non si stancherà di ripetere: tacciano le armi. E vorrei ringraziare Dio per quanti nel silenzio, nella preghiera, nell’offerta cuciono trame di pace; e i cristiani – orientali e latini – che, specialmente in Medio Oriente, perseverano e resistono nelle loro terre, più forti della tentazione di abbandonarle».Ora, senza dubbio si è trattato, come ciascuno può vedere, di un intervento notevolissimo. Oltre che per il forte richiamo alla pace, anche per il ricordato invito del Papa a «riscoprire anche nell’Occidente cristiano il senso del primato di Dio, li valore della mistagogia, dell’intercessione incessante, della penitenza, del digiuno, del pianto per i peccati propri e dell’intera umanità così tipici delle spiritualità orientali» - ecco – ha toccato un punto fondamentale, segnalando indirettamente, ma neppure troppo, quanto il cristianesimo occidentale sia secolarizzato o comunque abbia perso molto di sé. Ma non tutto è perduto, ci dice Papa Leone XIV. Basterebbe decidersi a «recuperare il senso del mistero». (Foto: Imagoeconomica)
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