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«Pochi preti? Le vocazioni sono un problema di fede, non di celibato»
NEWS 3 Novembre 2023    di Manuela Antonacci

«Pochi preti? Le vocazioni sono un problema di fede, non di celibato»

Mons. Marc Aillet, vescovo di Bayonne, Lescar e Oloron, ha appena pubblicato Il tempo dei santi, un saggio  il cui scopo è rafforzare la fede dei fedeli spesso turbati dall’attuale situazione della Chiesa  e di cui parla in un’intervista rilasciata a La Nef . Nel suo libro affronta alcune questioni legate al sacerdozio e alla crisi delle vocazioni la cui causa è stata attribuita ultimamente alla questione del celibato e la cui soluzione, dunque, si intravedrebbe nell’ordinazione di uomini sposati.

Eppure, su questa questione Aillet sembra avere le idee più che chiare: «Ritengo da parte mia -dice nell’intervistache [il celibato ndr.] è l’espressione privilegiata dell’identità del sacerdote. Fu imposto nella Chiesa latina, certamente tardi (XII secolo) ma per facilitare la continenza dei chierici che risale all’epoca apostolica. Questa è del resto la forma di vita che ha assunto Cristo stesso, colui che si è designato Sposo della Chiesa e si è riservato interamente, in perfetta continenza, all’unica oblazione del suo corpo per la salvezza del mondo».

Per questo Aillet non ha dubbi: «È più che opportuno che il sacerdote viva una continenza perfetta, perché è configurato a Cristo Sposo della Chiesa, chiamato a donare tutta la sua vita per Lei, e a celebrare, nella persona stessa di Cristo, il sacrificio eucaristico: […] “Questo è il mio corpo dato per voi… Questo è il calice del mio sangue versato per voi…”». La carenza di vocazioni deriva, piuttosto, secondo il vescovo, da un calo della fede generale che si manifesta con una mancanza di fiducia in Dio, all’idea che a Lui si possa dedicare tutta la vita, con tutte le conseguenze che questa scelta comporta.

Aillet parla inoltre di “crisi generazionale” legata al problema delle vocazioni: «Un sacerdote ordinato alla fine degli anni Sessanta mi confidò un giorno, rattristato: “Il nostro fallimento è che non siamo riusciti a far sì che i giovani diventino preti come noi”». «Senza dubbio – sottolinea Aillet – questo è legato a un periodo in cui molti preti erano in crisi di identità, sotto la pressione di una mentalità di rottura con il passato, fino al punto a volte di “uccidere il padre”. Di conseguenza, avevano difficoltà a esercitare la paternità». «D’altra parte -continua il vescovo- quanti seminaristi, toccati dalla testimonianza di sacerdoti ben radicati nella Tradizione della Chiesa, donati tutto al Signore e agli uomini, hanno detto a sé stessi: “Vorrei essere sacerdote come loro?”».

Questo perché alcune personalità sacerdotali avrebbero saputo generare vocazioni «per attrazione». Proprio questo avrebbe spinto il vescovo di Bayonne ad aprire un seminario diocesano, per permettere ai seminaristi di crescere in un rapporto stretto sia appunto con il vescovo, sia con figure sacerdotali capaci di esercitare la vera paternità. «Se la persona del vescovo poteva essere un fattore scatenante per l’apertura del seminario diocesano, sono lieto di vedere che i giovani sacerdoti del seminario sono diventati staffette facilitatrici delle vocazioni sacerdotali» – ha detto con soddisfazione il prelato-. «Un giovane mi ha confidato, parlandomi di un giovane prete incontrato durante la GMG: “Vorrei essere prete come lui!”». (Fonte foto: Screenshot KTO TV, YouTube)

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