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San Valentino e il pericoloso mito dell’«anima gemella»
NEWS 13 Febbraio 2024    di Paola Belletti

San Valentino e il pericoloso mito dell’«anima gemella»

San Valentino, quest’anno, cade il Mercoledì delle ceneri, inizio del tempo forte della Quaresima. Non è male, come coincidenza; forse è perché il monito a convertirci e a credere al Vangelo mentre un pugno di polvere viene posato sui nostri capelli può aiutarci a sottrarre l’amore di coppia al monopolio della sua versione romantica. Eccoli, i soliti musoni cattolici: cosa avremo mai contro l’idea del romanticismo, cosa c’è di male nel cercare di mantenere vivi i sentimenti più travolgenti che si possano sperimentare nella vita o nel promuovere la sintonia e l’intesa emotiva tra due persone che si amano? Niente, se non il fatto che è troppo poco. E che fondare una relazione che si desidera stabile e duratura su quelle basi equivale all’incirca a progettare di erigere un grattacielo facendo gli scavi in una palude.

Arriva dagli Stati Uniti una lettura del fenomeno che aiuta a vedere i rischi che il mito dell’anima gemella comporta. E sono, purtroppo, assai concreti e misurabili in termini di conflitti, separazioni, divorzi, sofferenze dei figli coinvolti e travolti dal fallimento di questo modello. Una ricerca dell’IFS (Institute for Family Studies) mostra come chi ha fondato il proprio matrimonio sul modello dell’anima gemella ha molte più possibilità di andare incontro a divorzio di quanti considerano la relazione di coppia più orientata alla costruzione della famiglia. L'”anima gemella” è quella che in innumerevoli libri, canzoni e film di successo viene celebrata e resa ancor più credibile e desiderabile come  «quella persona speciale che ti dà un’intensa connessione emotiva ed erotica, che ti fa sentire felice e soddisfatto. […] Il problema con questo modello è che offre una visione dell’amore coniugale difficile da sostenere, incentrata sul flusso e riflusso dei sentimenti romantici.»

Un modello che se diventa l’ideale sul quale fondare la propria esistenza e la decisione di sposarsi non tarderà a mostrare la sua fragilità. Chi realisticamente può ritenersi in grado di protrarre all’infinito la tempesta emotiva dell’innamoramento, facendo magari lo slalom tra piccole o grandi difficoltà economiche, stanchezza fisica, traffico per andare al lavoro, infezioni ricorrenti dei figli piccoli e suocere invadenti? E soprattutto: vale la pena? è davvero quello il lavoro al quale mettere mano per vivere un amore stabile e felice? Pare di no: «Il sondaggio ha rilevato che i mariti e le mogli che hanno assunto il punto di vista dell’anima gemella avevano marcatamente più probabilità di segnalare dubbi sul futuro del loro matrimonio, rispetto a quelli che hanno assunto una visione family-first, anche dopo aver controllato fattori come l’istruzione, la razza, il genere e la presenza di bambini.»

Forse è semplicemente più difficile da raccontare poiché si presta meno allo schema classico della sceneggiatura da Blockbuster romantico; sta di fatto che la relazione di coppia che si fonda su fattori più realistici ed è in grado di superare la fase adolescenziale, bellissima, necessaria ma insufficiente, ha molte più probabilità di essere fonte duratura di soddisfazione e felicità per i membri della coppia e per gli eventuali figli. Siamo cattolici, e quindi tutto tranne che disillusi: l’amore tra un uomo e una donna è fatto per essere esclusivo, indissolubile, felice (ma non euforico). Sappiamo di essere destinati a tornare (provvisoriamente) in cenere, e la liturgia di domani viene in modo così opportuno a ricordarcelo; ma siamo altrettanto certi che il nostro Salvatore non lascerà che finiamo in nulla.

La cenere non è nulla, è quel poco di materia sulla quale Dio ha soffiato la vita  Lo stesso San Valentino, ridotto a sponsor di cioccolatini e a pretesto per cene costose, ha al proprio attivo miracoli di guarigione e conversione, non solo di aiuto a fidanzati sfortunati. La vita e la sua caducità. insomma, sono la vera faccenda. È la nostra fragilità che chiede di essere salvata, è dalla morte che vogliamo essere strappati anche quando ci arrabattiamo come possiamo a prolungare il più possibile un sentimento travolgente, che da solo non può mantenere la promessa che fa. E’ inutile, non c’è modo di beffare la morte.

Nemmeno decidendo di morire insieme, tragicamente come Romeo e Giulietta, o asetticamente e legalmente come hanno deciso di fare due coniugi olandesi, Dries van Agt e sua moglie Eugenie Krekelberg, lui ex premier olandese, cristiano. Nei Paesi Bassi sta prendendo piede questa nuova tendenza: chiedere l’eutanasia di coppia. Lo riferisce Open: «Entrambi si sono tolti la vita ricorrendo all’eutanasia di coppia, legale nel paese. Nel 2019 van Angt era stato colpito da un’emorragia cerebrale. Anche la moglie aveva problemi di salute. Lui, cattolico, era stato capo del partito cristiano democratico olandese. L’eutanasia di coppia è un fenomeno in crescita nel paese: 22 casi nel 2020, 32 nel 2021 e 58 nel 2022.».

Intorno a questa vicenda Caterina Soffici sulla Stampa ha così commentato: «Hanno ucciso la morte prima che la morte uccidesse loro». Il che è del tutto falso, non basta il paradosso poetico a rendere vera un’utopia. Solo Cristo ha potuto uccidere la morte, patendo e morendo per noi e per mezzo Suo ci permette di attraversarla perché lui è la chiave, la porta, la destinazione, il Primo di innumerevoli. San Valentino, prega per noi, ricordaci a quale grandezza questa poca polvere è destinata.

(Fonte foto: Imagoeconomica/Pexels.com)


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